Il paleopatologo (parte II)

Parte I

Free Image Hosting at FunkyIMG.com

  1. Note amare

Circondato fra le braccia dell’ateneo, il giardino del dipartimento era un terreno di circa tremila metri quadri cosparso d’alberi piantati senza alcun particolare schema. Una manciata di panche di legno erano disposte qua e là, le più raggruppate a tre, poche altre solitarie collocate lungo il perimetro. Da un po’ di tempo, Wilfred Harvey arrivava in anticipo di mezz’ora dall’inizio della sua lezione e attendeva seduto su una di quelle più appartate. Terminato l’insegnamento, se Ria si attardava un po’ nei dintorni, lui tornava lì e la spiava segretamente, fingendo di leggere un libro.
A Ria non piacevano le giornate troppo soleggiate; sceglieva ogni volta i posti più in ombra e, quando non era in classe, indossava sempre occhiali da sole, persino se pioveva. Inoltre doveva essere una tipa piuttosto freddolosa, perché – da che lui avesse memoria – l’aveva continuamente vista con le mani coperte, anche ora che la bella stagione stava mitigando il clima. Ogni settimana indossava guanti di diverso colore; li toglieva solo per indossare quelli in lattice del laboratorio. “D’altronde le personalità geniali sono anche le più eccentriche”, pensava Wilfred. Ed era anche per questo che le piaceva. Amava tutto di lei: il suo aspetto fisico, il suo carattere enigmatico, il suo essere appassionata durante le spiegazioni e pronta a intervenire con entusiasmo.
Anche quel giorno Ria si era accampata nel posto più ombreggiato del giardino, mentre il professore sostava qualche panca più in là, fingendo indifferenza. Nell’edificio che ospitava i laboratori di chimica qualcuno aveva acceso la radio: dalla finestra spalancata una musica dance remixata si spandeva all’esterno. Solo i colleghi di chimica potevano avere un tale senso dell’umorismo: portare la radio dove già c’era un suo omonimo sotto il numero 88 della tavola periodica degli elementi.
Un gruppetto di ragazze scese la scala antincendio seguendo il ritmo della melodia, attraversò il giardino, ed entrò in un’altra ala dello stabilimento.
Per essere primavera la temperatura sembrava quella di una giornata estiva. Ria indossava vestiti succinti: una maglia larga e molto scollata che le lasciava scoperte le spalle, un paio di leggings a pinocchietto e guanti bianchi con risvolti in pizzo. Il professore la osservava con prudenza, assaporando quell’atmosfera così particolare che si era venuta a creare.
La musica remixata proveniente dal laboratorio terminò lasciando posto alla successiva, Undisclosed Desire dei Muse. A Wilfred sembrò che le parole della canzone gli stessero suggerendo qualcosa, che parlassero della sua situazione.
Ad un certo punto Ria tolse gli occhiali da sole, se li portò sulla testa e abbandonò la panchina. L’uomo calò prontamente lo sguardo sul libro che teneva in mano, evitando per un soffio di incrociare lo sguardo della giovane che aveva iniziato a muoversi verso la sua direzione.
«Buongiorno prof, di cosa parlerà oggi?»
In piedi davanti a lui, Ria lo indagava con sguardo curioso giocherellando con una ciocca di capelli biondi tra le mani, gli occhi visibilmente disturbati dalla luce.
«Svolgeremo un esperimento pratico. Abbiamo l’autorizzazione per esaminare dei resti.»
Ria sembrò entusiasta dell’idea. Stava per parlare di nuovo, ma fu di colpo attratta dalla musica proveniente dal laboratorio vicino.
«Questa è una delle mie canzoni preferite», ammise lei, senza che Wilfred le chiedesse nulla. «È curioso come una melodia possa riportare in superficie certi ricordi sepolti. Sono solo onde: l’aria che si comprime e forma questa cosa invisibile che possiamo udire.» Sospirò lievemente.
Wilfred non disse niente, tormentato nell’animo da quella inaspettata vicinanza; la situazione era già andata troppo oltre per i suoi gusti. Alla fine si schiarì la voce e, con un tono forse un po’ troppo aspro, si rivolse nuovamente alla ragazza: «La lezione di oggi potrebbe essere piuttosto scioccante per te.»
Lei scoppiò in una risata rumorosa facendogli venire un colpo. «Scusi prof», cercò di ricomporsi, ma un sorriso benevolo continuava a colorarle il volto, facendo sentire l’uomo ancora più vecchio e inadeguato. «Quando ho scelto di studiare paleopatologia sapevo che avrei dovuto analizzare dei cadaveri. Ho visto cose peggiori», concluse. E nell’istante immediatamente successivo si rabbuiò, pentita di quell’inopportuna confidenza.

I know you’ve suffered
But I don’t want you to hide
It’s cold and loveless
I won’t let you be denied

Parte III


Credits: Undisclosed Desire – Muse

Licenza Creative Commons “Il paleopatologo” di Monique Namie
è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...