Il paleopatologo (parte V)

Parte IV

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  1. Epilogo

La mattina, Wilfred constatò che il vento della sera precedente aveva trasportato uno spesso strato di sabbia davanti all’entra della tomba che avevano aperto per studiare.
«Se il tempo non fosse peggiorato, ieri avremo già potuto buttar giù qualche ipotesi sull’identità del corpo», disse Ria, osservando da dietro il prof la grande porta rettangolare scavata nella roccia. «Speriamo almeno che il sarcofago non abbia subito danni.»
«Possiamo tentare subito un’analisi», rispose lui. «Mi serve qualcuno di bravo che venga con me.»
«Vado a chiamare Xavier?», domandò la ragazza.
Il professore si girò a guardarla. Avrebbe dovuto dire che Xavier era proprio colui che aveva in mente, ma sarebbe stata una bugia, l’ennesima. E, poiché era ancora tormentato da ciò che aveva vissuto la sera prima, cedette.
«Veramente, in questa squadra non conosco nessuno di più bravo di Ria Norrel», disse, abbandonandosi per la prima volta a una confessione che finalmente sapeva di verità.
La giovane sorrise entusiasta e precedette l’uomo all’interno del cunicolo. Wilfred la osservò mentre camminava vicino alle pareti della camera sepolcrale in cerca di un qualche indizio che rivelasse l’identità del defunto. Nell’ombra sembrava più a suo agio.
Il professore si avvicinò al sarcofago in pietra, già scoperchiato il giorno prima, e richiamò l’attenzione di Ria con un gesto della mano. Assieme sollevarono la seconda copertura in legno.
«Sembra essersi mantenuto bene», fu l’osservazione della ragazza. Subito dopo realizzò che il suo commento poteva essere interpretato in modo ironico. Non si poteva di certo dire che la mummia avesse un bell’aspetto: aveva la pelle annerita e rattrappita, le orbite degli occhi incavate e le labbra consumate lasciavano scoperta una fitta dentatura.
«Magari tra mille anni avessi anch’io un colorito così sano», scherzò Wilfred.
Ria rise e lui poté bearsi di quel suono cristallino amplificato dall’eco delle pareti. Si rese conto allora che adorava farla ridere e prese in considerazione l’idea di lasciarsi andare più spesso a qualche battuta.
«Saresti già in grado di fare una prima analisi?», chiese, tornando a recitare la parte del professore serio e distaccato.
«Direi che non è morto di morte accidentale. Sospetto trauma cranico, forse a seguito di una caduta», convenne la giovane. Poi i suoi occhi notarono quello che il cadavere teneva tra le dita scheletriche e ammuffite: la punta di una freccia decorata con quello che sembrava a tutti gli effetti un sigillo imperiale.
Fece per allungare la mano, ma esitò e volse lo sguardo verso Wilfred. «Posso?», chiese incerta.
In quel momento Wilfred notò che la ragazza non indossava i guanti: per la prima volta da quando l’aveva conosciuta poteva vedere le sue mani, piccole e delicate, con dita sottili e unghie curate. «Tocca solo il reperto e fa molta attenzione: l’umidità della tua pelle potrebbe rovinare i resti.»
Le dita della ragazza sfiorarono appena un bordo tagliente della freccia: sembrava che qualcosa la trattenesse dal prenderla e non si trattava certo di paura o disgusto.
«Professore, devo confessarle una cosa», disse infine tutto d’un fiato.
«Non devi vergognarti, è normale che ti faccia impressione», rispose lui credendo di sapere ciò che Ria voleva dirgli.
La ragazza sbuffò e si guardò intorno. «Non so se faccio bene a dirglielo, ma in fondo sento che posso fidarmi.» Prese un respiro profondo e poi continuò: «Io riesco a percepire la storia.»
Wilfred si sentì confuso, un po’ perché Ria gli aveva appena detto di provare fiducia nei suoi confronti e un po’ per quella strana dichiarazione.
«Cosa intendi dire?»
«Se tocco un oggetto molto antico posso vedere il suo passato. Lo so che sembra folle.»
Il professore, che era un uomo estremamente razionale, cercò come al suo solito una giustificazione: «Probabilmente sei una persona molto sensibile e credi di sentire, ma…» si bloccò, colpito dall’espressione grave che Ria aveva assunto.
Con un gesto di sfida, la ragazza afferrò con decisione la punta della freccia, pronta a dare una dimostrazione pratica delle sue capacità. Il suo sguardo divenne subito vitreo, poi cadde in ginocchio tra la sabbia scossa dai brividi e respirando affannosamente. In un primo momento, Wilfred, spaventato, le si chinò accanto senza saper bene cosa fare… La ragazza stringeva in modo convulso il reperto rischiando di tagliarsi; così agì d’istinto e la cinse con un braccio, mentre con la mano libera cercò di strapparle l’oggetto. Esercitando una certa forza riuscì a toglierle la punta della freccia dalle mani e a gettarla lontano.
«Va tutto bene?», chiese quando la crisi sembrò essersi attenuata.
«Era un personaggio importante», inizio lei, «un soldato d’alto rango che godeva della fiducia del suo leader, Temujin[2].Non concedeva misericordia a nessuno ed era spietato anche con i più deboli.» Indicò la parete di fronte con un cenno del capo. «Ha fatto murare vive le sue tre concubine…»
«Va bene, ti credo, non ti sforzare troppo», la interruppe Wilfred preoccupato che potesse avere una ricaduta. I due si fissarono per qualche secondo senza proferire parola.
«Non lo racconterà a nessuno?», chiese Ria, rompendo il silenzio, improvvisamente allarmata.
«Quando l’hai scoperto?», replicò Wilfred ignorando la sua domanda.
«Da piccola avevo un cane. Un giorno l’ho trovato morto e accarezzandolo ho scoperto che era stato avvelenato. Fu un’esperienza terribile… La scelta di studiare paleopatologia potrebbe sembrare un controsenso, eppure credo che non potrei fare altro. Questo dono è anche la mia maledizione.»
Il professore non aveva smesso di guardarla per un instante, desiderando di poter fare qualcosa per scacciare via tutte le sue preoccupazioni e sofferenze.
«Ora toccherebbe a lei», continuò Ria. «Io le ho raccontato il mio segreto, ora può dirmi il suo.»
«Non ho nessun segreto», rispose lui conciso.
«Tuttavia… i suoi occhi dicono il contrario», insisté lei.
Wilfred sentì il contatto caldo con la pelle liscia della ragazza che aveva intrecciato le esili dita con le sue. Ora sì che sarebbe stato difficile negare l’evidenza.

Fine.



Glossario:
2- Temujin (铁木真 Tiĕmùzhēn): nome di nascita di Gengis Khan.

Note autore:
L’abilità di Ria, nello studio dei fenomeni parapsicologici, viene definita psicometria.

Licenza Creative Commons “Il paleopatologo” di Monique Namie
è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


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3 pensieri riguardo “Il paleopatologo (parte V)

  1. Stasera mi son preso del tempo e ho letto tutto dall’inizio alla fine. Ho apprezzato molto, oltre alla storia, l’equilibrio tra descrizioni, discorso indiretto e discorso diretto (quest’ultimo mai eccessivo o predominante), e la terminologia con spiegazioni nelle note. E poi ho apprezzato le citazioni musicali, che sono presenti anche nel mio romanzo segretissimo e incompletissimo ahah! Sai che con questa storia mi hai fatto tornare in mente la grotta della vecchia casa di mia nonna? Lei abitava in periferia nel paese dove sono nato, una casa con un giardino/orto in discesa, confinante col cimitero. E quando scendevi, ti trovavi a 5-6 metri sotto il livello del mare e del pian terreno, e c’era l’imboccatura di una grotta (è quella che descrivo in Osmòs). Io ero piccolino, avevo dai 4 ai 9 anni e ricordo che appena mi avvicinavo all’ingresso di questa grotta naturale, si abbassava la temperatura di colpo, anche di 15°-20°, era una cosa assurda…bastava fare un passo verso l’ingresso della grotta e passavi dal caldo al gelo…e sentivo lo svolazzare dei pipistrelli. Mi avventurai solo un paio di volte dentro e sempre accompagnato da adulti con torcia: era lunghissima e completamente buia, umida e scivolosa, da horror proprio. Un decennio prima che io nascessi, quella grotta facente parte della proprietà dei miei nonni divenne oggetto di analisi da parte di un team di studiosi: pare che in fondo avessero trovato dei frammenti ossei e delle scritte in una lingua sconosciuta, e non riuscirono mai a decifrare le scritte. Ho dei flebilissimi ricordi di un giorno – avrò avuto 5-6 anni – in cui in gruppo e con delle torce in mano ci facemmo un giro dentro…purtroppo nel 1992-1993 mia nonna ha venduto quella casa a gente di malaffare, che con dei lavori scriteriati l’ha fatta completamente crollare (crollò tutta la strada fuori, pensa, fu un grave danno al paese). E così resterà per sempre quel mistero. Dalle mie parti non sono rare le grotte: sono nato e vivo a 25-40 km da Alberobello e Castellana Grotte, li avrai sentiti nominare. E questo è un ricordo della casa di mia nonna…sotto quel pavimento bianco era tutto vuoto perché c’era l’inizio della grotta, che si allungava per decine e decine di metri attraversando il paese. Sul lato sinistro, dove vedi la scala in legno, più a sinistra, c’era una scala a gradini in pietra grezza per scendere giù di 4-5 metri (si vedono gli aranci). Una volta sceso giù, guardavi a destra e trovavi l’imboccatura della grotta. E io mi divertivo un sacco lì…spero si veda la foto 😀

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    1. Mi fa piacere che tu abbia letto e apprezzato questa storia. È nata per un contest in un forum, ma ci ho lavorato abbastanza e ci tengo.
      Pensa che coincidenza: sono stata ad Alberobello nel 2010 perché ero tra i finalisti di un concorso di scrittura creativa. Quella volta ci hanno portato a visitare anche le grotte di Castellana. Era estate, ma ci avevano consigliato di vestirci bene, perché sotto la temperatura scendeva parecchio. Grotte spettacolari (tra i miei sogni da bambina c’era anche quello di fare la speleologa). 😛
      Grazie per aver condiviso questo tuo bel ricordo d’infanzia! Molto interessante quella cosa dei ritrovamenti di ossa e di un linguaggio sconosciuto mai decifrato. La foto si vede (che bimbo carino)! 😀

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      1. Sì, si sente che c’è molto lavoro sotto la tua storia, sia creativo che formale…è tutto molto curato ed equilibrato, mi è piaciuta davvero! Caspita, allora nel 2010 siamo stati a un tiro di schioppo 😀 La storia della grotta comunque non finisce lì, ma c’è uno sviluppo dopo il crollo. Magari un giorno te ne parlerò in via privata. Cose troppo “forti” da scrivere in pubblico, e abbastanza inquietanti….un giorno saprai! 🙂

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