L’attesa

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Beati i fiori dai gambi esili che oscillano
sotto i raggi del nostro sole filtrati dal vento,
beati loro perché evitano schegge di vetro
come faville infuocate che trafiggono il legno.

La notte, la lancetta ha già compiuto qualche giro:
io aspetto un messaggio segreto da gettare nel fuoco,
eppure nemmeno la dinamica di un sospiro
desidera buttare ore preziose di vita nel vuoto.

Beati gli angeli che non sanno cos’è l’orizzonte
perché in realtà non c’è fine e non c’è dolore:
l’orologio pare fermo per i figli delle stelle
che immobili sgretolano fragili fogli di roccia.

Mi piace aspettare come il mare in tempesta;
le onde nere che sovrastano castelli di sabbia,
sospinte dalla gravità colano a picco negli occhi
e sugli scogli levigati dal tempo, io rinasco.


NdA: Voglio provare a dare qualche chiave di lettura, fingendomi estranea al testo.
In questa poesia si evince un forte ermetismo: c’è un paragone con i fiori mossi dal vento di giorno, che evitano di essere colpiti da schegge di vetro [=qualsiasi cosa provochi ferite all’anima] e uno scorcio di vita notturna, in cui una persona aspetta di ricevere un contatto, probabilmente da qualcuno che ama. Le ultime due strofe sono un tentativo di dare valore al tempo perso ad aspettare.


Licenza Creative Commons “L’attesa” di Monique Namie
è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


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