La corrispondenza, un amore che inganna la morte


Amy Ryan, studentessa di astrofisica che occasionalmente fa anche la controfigura, ha una relazione con Edward, un suo professore. Abitando distanti, i due hanno modo di sentirsi principalmente tramite sms e videochat. Si vedono di persona solo quando conferenze o altri appuntamenti li portano nella stessa città. Uno dei loro futuri incontri deve avvenire proprio a un convegno tenuto dal professore, ma lui la avvisa che non riuscirà a essere presente. Edward, infatti, è venuto a mancare pochi giorni prima. Nonostante ciò, inspiegabilmente, a Emy continuano ad arrivare suoi messaggi.


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“La mente umana non è fatta per capire l’infinito, come non è fatta per capire l’amore.”
All’inizio potrebbe sembrare il solito cliché della studentessa che si innamora del professore, ma vi posso assicurare che non è così. La storia di Emy ed Edward va oltre. Il film inizia con loro due che si scambiano effusioni in una camera d’albergo, ma già la loro marcata differenza d’età rende la vicenda interessante. Personalmente adoro leggere racconti o vedere film in cui sono presenti storie d’amore un po’ fuori dagli schemi, e questa, per me, lo è stata. Altro punto a favore: il forte sentimento tra i due è palesato attraverso belle dichiarazioni che non scadono mai nello stucchevole.
La svolta degli eventi non tarda ad arrivare. Il prossimo appuntamento tra Emy e il professore sarà a un convegno in cui lui dovrebbe fare da relatore. Ma Edward, a pochi minuti dall’inizio della lezione, avverte la ragazza che non potrà presenziare. Nonostante ciò, Emy e decide di restare comunque in aula e lì apprende che il professore è morto pochi giorni prima. A questo punto, dopo lo shock iniziale, sopraggiunge il senso di mistero. Come mai a Emy continuano ad arrivare con regolarità i messaggi del professore? Sembra che lui sia ancora vivo e la osservi. Infatti, dal testo dei suoi sms, si direbbe perfettamente consapevole di ciò che la giovane sta facendo.
L’alone di mistero aumenta tramite la presenza di piccole stranezze che si manifestano alla ragazza nel corso del film. Per esempio, un cane al parco le si avvicina, la fissa con fare malinconico, come se volesse dirle qualcosa, e per un po’ si rifiuta persino di seguire il suo padrone. Oppure ancora, una foglia spinta dal vento resta incollata alla finestra dell’appartamento dove alloggia e sembra quasi un segno da parte di un’entità invisibile che vuole far sentire la sua presenza.
Se, per certi versi, alcuni elementi potrebbero essere ricondotti al soprannaturale, questo pensiero è destinato a vita breve. Infatti non bisogna attendere troppo per vedere svelata la soluzione più logica al mistero.
La vicenda narrata contiene di per sé una buona dose di drammaticità che non mi ha lasciata per niente indifferente. Se ricordo bene, poco dopo l’uscita del film, vidi un’intervista in cui Tornatore dichiarava di aver fatto ripetere alcune scene perché Olga Kurylenko (in Emy) si commuoveva anche quando non era richiesto dal copione.


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Questo articolo di Monique Namie
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