Distanze

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È domenica mattina e mi sveglio:
le lenzuola grigie sanno di metallo
dei miei pezzi artificiali nascosti.[1]
Tu hai già imboccato l’autostrada
mentre io mi preparo il caffè
e ascolto la storia dei chicchi tostati
che come me si sentono esiliati.

D’accordo, parto subito: vengo da te!
Mi farà compagnia il canto dei gabbiani
intrappolato nella mia auto dall’ultima vacanza.

È domenica e vorrei averti con me
ad un passo e mezzo da queste mani tese,
per poterti abbracciare con il pensiero.
E forse sto un po’ svanendo come la neve
tra il sale sulla strada in un giorno di sole,
cercando di raggiungere il decumano.

Come facevano in passato gli amanti?
Come sopravvivevano troppo distanti,
quando non c’erano tecnologie confortanti?


Nota:
1- I “pezzi artificiali nascosti” possono essere interpretati come delle fantasiose toppe futuristiche, adoperate per sistemare le fratture provocate dalle delusioni passate.

N.d.A.: Una poesia del 2015 incentrata sul tema delle relazioni a distanza. La poesia faceva parte di una raccolta che avevo intitolato “Strade”.


Licenza Creative Commons “Distanze” di Monique Namie
è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


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