La navigazione – François Bellec

Free Image Hosting at FunkyIMG.comNon avrei mai immaginato che un saggio sulla navigazione potesse incuriosirmi a tal punto. L’ho trovato per caso in un cassetto di casa. Nessuno si ricordava della sua presenza e di come fosse finito lì dentro. L’ho sfogliato e ci ho intravisto dei riferimenti all’astronomia e alla via della seta, così ho iniziato la lettura.
L’introduzione istruisce il lettore sul modo corretto di approcciarsi  a quanto segue.
“[…] Se desideriamo capire lo spirito dei navigatori che parteciparono alle grandi scoperte, dobbiamo ricordare che il loro cielo ruotava intorno alla terra, che il loro orizzonte era ostruito dai miti di un mare tenebroso e che tutto era ancora da scoprire tranne, forse, la paura dell’ignoto. […]”

Questo volumetto è suddiviso in più capitoli, ognuno dei quali si concentra su una particolare epoca. Si inizia con primi naviganti dei secoli antecedenti la nascita di Cristo, (antichi Greci e Romani, Fenici, Persiani, ecc.), si passa per il Rinascimento e per l’epoca di Colombo per giungere, infine, alle tecnologie del ‘900.
La parte che mi ha colpito di più è stata forse quella che racconta il coraggioso approccio al mare dei Polinesiani. Lo spirito d’osservazione molto sviluppato serviva loro a trovare ogni possibile segno rivelatore di terraferma. Guardavano le nubi che si formavano in cielo al mattino (perché queste tendono a crearsi in presenza di versanti montuosi, grazie a un gioco di correnti d’aria). Prendevano in considerazione la direzione di volo degli uccelli migratori e la presenza di relitti vegetali. La terraferma per loro aveva un odore inconfondibile che li attraeva come il canto di una sirena.

Le pagine sono arricchite da numerose immagini: principalmente foto o disegni di strumenti, opere d’arte e antiche carte nautiche conservate in vari musei.
La cartina usata come immagine di copertina è la tavola del Mediterraneo dell’Atlante nautico di Placido Caloiro et Oliva, 1646.

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Un’altra cosa che ho trovato affascinante è lo sconsiderato spirito d’avventura che caratterizzava gli uomini delle spedizioni commerciali del XVII secolo. “[…] Membri d’equipaggio e agenti commerciali vi morivano a migliaia di febbri, di tifo, di scorbuto ancora sconosciuto, di dissenteria e di un tal numero di malattie mortali che noi moderni ci domandiamo che cosa spingesse tanti uomini a gettarsi nell’avventura insensata delle Indie che lasciava così poche speranze di uscirne vivi. […]”

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Interessanti sono anche i vari tentativi di approccio alla misurazione della latitudine e, molto più tardi, della longitudine. Persiani e Arabi intuirono per primi che osservando l’altezza della Stella Polare, rispetto all’orizzonte nell’emisfero nord, si poteva calcolare la distanza dall’equatore.
Strumenti e teorie per la corretta misurazione della longitudine comparvero solo nel XVIII secolo. Questo ritardo fu causato principalmente da due motivi:
1) Per lungo tempo la Terra fu considerata piatta e ciò influiva sui metodi di calcolo. Gli errori di calcolo potevano portare verso serie problematiche. Esistono, per esempio, cronache di navi mercantili che hanno errato  per mesi e mesi in un oceano prima di riuscire a fare scalo. Da qui è facile immaginare la nascita di leggende su vascelli fantasma che sbucano dalla nebbia di un misterioso mare.
2) Non esistevano ancora orologi in grado di misurare con precisione l’orario di una determinata zona. “[…] L’ora in mare, come del resto nelle campagne, restò un dato più o meno relativo fino al XIX secolo. […] Fu lo sviluppo delle linee ferroviarie a porre, per la prima volta, la necessità di avere un’ora di riferimento unica da un capo all’altro dell’itinerario. […]”
Nel libro vengono anche raccontate curiosità circa l’origine di terminologie nautiche, unità di misura e altro. Questi aneddoti rendono le lettura ancora più avvincente fornendo dettagli che aiutano a immergersi nelle varie epoche trattate.
Il testo è generalmente di facile comprensione. Ho cercato qualche termine specifico nel dizionario, e ho trovato abbastanza complessi alcuni passaggi sugli strumenti utilizzati nel ‘900, ma in complesso è un testo che può leggere chiunque.


Licenza Creative Commons Questo articolo © Monique Namie
è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


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