“The Shape of Water”, il diverso non è un mostro


Baltimora, anni ’50. Elisa lavora come donna delle pulizie in un laboratorio scientifico, quando un giorno vede la strana creatura acquatica che gli scienziati hanno imprigionato. Invece di esserne spaventata, si sente attratta e fa di tutto per cercare un contatto. L’essere si dimostra in grado di comunicare e comprendere, peccato che gli studiosi abbiano in serbo per lui crudeli esperimenti che potrebbero portarlo alla morte.


Sono andata al cinema vedere “La forma dell’acqua” il giorno prima della cerimonia degli Oscar tenutasi a Los Angeles. Guardate pure il trailer senza il timore di spoiler, perché vi posso assicurare che la brutalità di alcune scene e l’identità del mostro non verranno rivelate. Sì, il trailer è abbastanza fuorviante: sembra presentare una storia fantastica, una fiaba adatta a tutte le età, con l’aggiunta di un po’ d’ironia.

Vincitore del leone d’oro al miglior film alla 74ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, candidato a diversi premi e vincitore dell’Oscar per miglior film, miglior regia, miglior scenografia e miglior colonna sonora, questo film mi ha lasciata perplessa. “Si vede che non ci capisci niente”, sentenzierebbero i critici esperti. Può essere, ma aspettate un attimo: non ho detto che non mi è piaciuto. C’è molta bellezza in questo lungometraggio, a partire dalle riprese, fino ai colori e alle musiche di Alexandre Desplat, ma c’è anche molta crudeltà, orrore condito col sangue, e scene a mio avviso non necessarie, o che potevano essere rese in modo più elegante. Una scena particolarmente sanguinolenta e brutale mi è stato impossibile guardarla, così ho perso almeno un minuto con gli occhi chiusi e le mani sulle orecchie.
Una caratteristica propria del regista, Guillermo del Toro, è proprio quello di unire fantasy e orrore. Ora che l’ho scoperto saprò che cosa aspettarmi dai suoi film.

Si è parlato molto nel web di come “The Shape of Water – La forma dell’acqua” abbia per protagonista la diversità. In una Baltimora degli anni ’50 che fa da scenografia, i diversi sono almeno tre: la creatura marina; Elisa, la donna muta delle pulizie che lavora in un laboratorio scientifico; l’amico omosessuale di Elisa, discriminato dalla società e nel lavoro.
Se vogliamo generalizzare, tutti i protagonisti sono dei “diversi” che cooperano tra loro e gli antagonisti sono delle persone dall’apparenza rispettabile, padri di famiglia che dietro la facciata nascondono la corruzione di anima e corpo.
Ho letto che sono presenti delle immagini che portano il significato del piacere inteso in senso carnale e del “volersi bene”: le uova sul bollitore che Elisa mangia durante la pausa pranzo, i momenti d’intimità nella vasca da bagno. Io preferisco l’interpretazione più semplice che vede tutte queste figure riconducibili al significato di “vita”. La vita, si sa, proviene dall’acqua.
Tra le cose che mi sono piaciute di più, oltre ai i trucchi e i costumi, c’è anche il modo in cui i due – Elisa e la creatura marina  si avvicinano, imparano a conoscersi, a fidarsi e a trovare finalmente sintonia e complicità. La loro è una relazione fuori dal comune che sfida le convenzioni della società.
Per concludere, ciò che probabilmente mi ha impressionato maggiormente è stata la capacità di Michael Shannon di immedesimarsi nei panni dell’antagonista, il colonnello Strickland. Credo mi starà antipatico per il resto di film che gli vedrò fare, tanto è stato forte il sentimento ostile che mi ha fatto provare.


Licenza Creative Commons Questo articolo di Monique Namie
è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


 

Annunci

16 pensieri riguardo ““The Shape of Water”, il diverso non è un mostro

      1. Al contrario… ho provato una compassione per come maltrattavano “quell’essere”! Adoro la fotografia e l’atmosfera di “del Toro”… il Labirinto del Fauno è uno dei suoi film che ho più gradito…☺️(e anche lì violenza e sangue non si sprecano, concordi?)

        Piace a 1 persona

        1. Non ho ancora visto Il Labirinto del Fauno, però ne ho sentito parlare bene… Sono andata a vedere questo film basandomi solo sul trailer, mi sono informata dopo sullo stile del regista, e infatti non mi aspettavo ci fosse tanta violenza. 😱 Anche a me è piaciuta molto la fotografia e l’atmosfera. 🙂

          Piace a 1 persona

  1. un tempo ero sempre al cinema, in questi ultimi anni non ci vado praticamente mai, aspetto che passino i film alla tv, alcuni li compro in blueray. Terrò conto di questo film visto che ne ho sentito parlare molto, e ho letto moltissimi blog dedicati ad esso 😉

    Piace a 1 persona

    1. Io, al contrario, fino a una certa età non ho mai messo piede al cinema e quando ho iniziato non sono più riuscita a smettere. Vuoi mettere guardarsi il film su uno schermo grande tutta la parete e l’audio che viene dalle casse. 🙂

      Piace a 1 persona

      1. comprendo benissimo, ho passato almeno 20 anni della mia vita al cinema, poi le passioni sono cambiate, la voglia di fare mille cose diverse, fra cui molti viaggi, ha tolto spazio al cinema. Che poi ti dirò è bello fin che la sala è vuota, ma quando si riempie, è un incubo. Io per evitare resse andavo sempre al primo spettacolo del pomeriggio del sabato, spesso eravamo solo un paio di persone, una volta ero proprio solo, una sala tutta per me, che spettacolo!!!!

        Piace a 1 persona

        1. Vero, quando il cinema è vuoto ci si gusta molto meglio il film! Mi è capitato qualche volta di trovarmi in sala con meno di 10 persone. Più spesso mi è capitato di stare in una sala piena e girarmi a borbottare verso quelli che usano il cellulare e chiacchierano. 😛

          Piace a 1 persona

  2. Bello per le scenografie e le musiche e brava, in particolare, la protagonista femminile, ma per il resto mi ha lasciata perplessa. Sono un po’ stufa della contrapposizione tra diverso=buono e normale=cattivo, un po’ troppo sfruttata ultimamente dal cinema. E’ la solita rivisitazione del tema La bella e la bestia, presentata in salsa un po’ diversa; mi aspettavo qualcosa di più. Sarei adesso curiosa di vedere “Tre manifesti a Ebbing” e “Il filo nascosto”, di cui ho letto giudizi molto positivi.

    Piace a 1 persona

    1. Come darti torto. Ho sentito anche altri fare questa osservazione. Però è vero anche il contrario: cioè la figura del cattivo dall’aspetto sgradevole, e quindi diverso, è ormai alquanto abusata e ritrattata in tutte le salse. Ci vorrebbe una ventata d’innovazione. PS: mi fa piacere non essere l’unica a essere rimasta perplessa (seppure per motivi diversi). 😀

      Piace a 1 persona

  3. Di Del Toro ho visto solo Crimson Peak che comunque mi è piaciuto. Sicuramente per un film del genere, vista la tematica mi aspetto qualcosa di decisamente più “violento e horror” e le tue parole confermano il mio pensiero. Nonostante questo mi hai incuriosita e penso che appena ho un po’ di tempo lo guarderò con piacere ^^

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...