“Il mio nome è Thomas”, un omaggio a Bud Spencer


Thomas decide di partire dall’Italia per raggiungere con la sua moto il deserto dell’Almeria, in Spagna. Lì, ha intenzione meditare in solitudine sul libro “Lettere dal deserto” di Carlo Carretto. Tuttavia, dopo i primi chilometri di viaggio incontra una ragazza, Lucia, e la porta con sé per aiutarla a fuggire da dei tipi loschi. La prospettiva di un viaggio solitario sfuma, lasciando il posto a un’amicizia profonda e commovente.


Il film di certo non è perfetto, ma sa regalare emozioni intense allo spettatore più sensibile. Il mio primo pensiero è stato che all’inizio tutto si fosse svolto un po’ troppo velocemente. Il momento della partenza è improvviso e l’incontro con la ragazza, che diventerà una particolare compagna di viaggio, avviene in modo che mi è parso frettoloso. Detto, questo, a parte qualche cambio di scena a mio avviso un po’ brusco, il film prende un buon ritmo.
Protagonista di quest’avventura on the road è l’amicizia. Quella che si instaura tra Thomas e Lucia è burrascosa, commovente e fa riflettere. La ragazza, infatti, è molto sensibile e attraverso di essa si può vedere il mondo da una prospettiva più drammatica. Si intuisce che ha passato momenti difficili e di disperazione; il suo carattere è complesso e il suo umore instabile, ma Thomas saprà essere paziente e comprensivo, quasi come un padre adottivo.
Il fatto che il film sia dedicato a Bud Spencer spiega un bel po’ di scelte. In particolare, l’ambientazione in un saloon abbandonato in stile Far West e la divertente “scazzottata all’antica” sono due riferimenti ai film passati in cui Terence e Bud recitavano assieme.
Non mancano i momenti strappalacrime. Lo ammetto, a un certo punto mi sono messa a masticare un fazzolettino per tenere a freno il pianto.
Alcune azioni dei personaggi mi hanno particolarmente colpita. Lucia, per esempio, ha una certa simpatia per le formiche: da piccola portava loro lo zucchero e rimase sconvolta quando sua nonna si mise a schiacciarle. “Non hanno anche loro diritto di poter vivere?”, si chiede. Qualsiasi forma di vita, più o meno evoluta, è un prezioso miracolo. Gli animali sono spesso presenti in questo film, e il rispetto per la loro esistenza è una cosa che ho molto apprezzato. Neanche un pericoloso scorpione viene ucciso, ma preso con prudenza e spostato più in là.
La mia parte preferita? Il momento in cui, sotto un cielo stellato nel mezzo del deserto, Thomas spiega a Lucia l’etimologia della parola “desiderio”, dal latino de- e sidus. Poiché la radice de- è un privativo e sidus significa “stella”, desidus si può tradurre letteralmente con “mancanza delle stelle”. Quindi, ogni volta che diciamo “io desidero…” è come se dicessimo “mi mancano le stelle”.
Un film sicuramente consigliato a chi ama i finali commoventi.


Licenza Creative Commons Questo articolo di Monique Namie
è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


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9 pensieri riguardo ““Il mio nome è Thomas”, un omaggio a Bud Spencer

  1. Omaggio a Bud Spencer? Sono veramente felice che si ricordi un uomo Grandioso come Carlo Pedersoli
    Il film sembra interessante, di quelli che piacciono a me, che esortano alla riflessione e ti arricchiscono ^_^
    grazie per la segnalazione

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    1. Sì, vero! Io ho scoperto questa cosa quando alla fine è comparsa la scritta “dedicato a Bud”, allora mi sono informata e ho trovato altri riferimenti. Sicuramente è un film che fa riflettere, anche a livello spirituale. Felice che la mia recensione ti abbia incuriosita. 😊

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  2. riguardo la commozione siamo in due, in questo siamo molto simili. Non ho visto il film, ma dalla tua recensione ne deduco che sia molto ben fatto, anche dal punto di vista emotivo.
    Tra i film visti nella mia vita quello più commovente è stato “l’amore ai tempi del colera” ma ce ne sono anche altri di cui ora non ricordo i titoli.
    Buon wek end 😉

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    1. Il regista è anche l’attore protagonista, Terence Hill. Sicuramente è un film che emotivamente non lascia indifferenti. Quando vado a vedere film commoventi cerco sempre di trattenermi. Preferisco non farmi vedere in giro come una fontana in lacrime. 😀 Non ho mai visto “L’amore ai tempi del colera”, però ne ho sentito già parlare. Buon week end anche a te. 🙂

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