“Viaggiatori del tempo” di Peter Kolosimo

Free Image Hosting at FunkyIMG.comHo adocchiato questo titolo anni fa nella sezione “libri usati” di una cartoleria. Attratta dal titolo e dai contenuti misteriosi, l’ho acquistato per 3 euro.
Si tratta di un saggio del 1981 che mira ad analizzare la storia di reperti enigmatici, alcuni dei quali trovano, talvolta, una correlazione con altri rinvenimenti collocati in terre lontanissime.
Forse non è un testo adatto a chi considera le teorie comunemente accettate come oro colato. Bisogna avvicinarsi a questa lettura con una certa apertura mentale verso il mistero, e con la consapevolezza che c’è ancora molto da scoprire.

Prima di immergerci in questa analisi dell’affascinante e oscuro passato del nostro pianeta, cito un pensiero di Jacques Gossart pienamente condiviso da Kolosimo, e quindi utile a capire il suo modo di approcciarsi alla divulgazione scientifica.

«Parliamo, prima di tutto, dell’archeologia “classica”, ed apriamo una parentesi per sottolineare la nostra avversione per questo qualificativo “classico”, che non significa, in fin dei conti, assolutamente nulla.
«Sarebbe più giusto parlare di archeologi professionisti, nel senso che questi ricercatori vivono del loro lavoro. Per loro è vitale conformarsi alle teorie formulate in precedenza da qualche maestro, cosa dalla quale dipendono sovente le loro promozioni e persino il loro pane quotidiano. È ben noto che certi archeologi di grande levatura hanno fatto scoperte troppo compromettenti. Perciò, prigioniero di un sistema rigido all’estremo, l’archeologo professionista è costretto a basare tutte le sue teorie, tutte le sue interpretazioni, su veri e propri postulati che sarebbe disastroso contestare. Aggiungerò che esistono fortunatamente eccezioni, ma troppo rare.»

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Sulla sinistra, tavola VI del Codice Cartesiano dove lo studioso Charroux ci vede descritto un viaggio dalla Terra a Venere.

Nel libro sono raccolti molteplici argomenti: le pietre di Ica, sulle quali si trovano disegnati uomini e dinosauri; l’isola di Pasqua, con le sue teste giganti di roccia e il suo antico linguaggio; le famose linee di Nazca, che hanno acceso la fantasia dei sostenitori delle ipotesi spaziali; il popolo dei Tassili, vissuto nel Sahara quando era ancora un ambiente rigoglioso…
Tutte queste cose le ho lette con interesse, ma da inesperta, non avendo alcuna base di studio al riguardo. Ecco perché adesso vorrei soffermarmi sugli argomenti che si ricollegano all’archeologia cinese, tema su cui posso apportare qualcosa di mio e muovermi con più destrezza grazie alla mia laurea.
Inizio, dunque, dalla tomba del marchese Yi di Zeng (c. 433 a.C) nella quale Kolosimo descrive il ritrovamento di diversi tipi di flauti, tra cui un flauto di Pan tipico della Grecia. Com’è possibile una simile corrispondenza? Ma soprattutto, siamo sicuri che uno strumento musicale di quel tipo sia stato davvero rinvenuto nella tomba del marchese cinese? Incredibilmente è tutto vero. Nell’archivio online della University of Washington si trova conferma (vedi link). I miei testi universitari convalidano la passione del marchese Yi per la musica. All’interno della camera funeraria furono ritrovati diversi scheletri di donne: non erano solo concubine, ma anche musiciste e danzatrici.
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Riguardo il velo di nylon che sarebbe stato usato per coprire la mummia della marchesa di Mawangdui (c. 168 a.C), non ho trovato riscontri. I resti della nobile signora cinese sono perfettamente conservati. È sorprendente che il corpo si sia mantenuto così bene, dopo 2500 anni, da poter addirittura risalire con certezza alla causa della sua morte. Nei miei libri di testo non si parla di nylon, né del mercurio che ipoteticamente ricopriva la salma. L’ottimo stato di conservazione viene spiegato principalmente col modo in cui è stata sigillata la tomba: con particolari terre argillose e polvere di carbone. Sottolineo quel “principalmente” che mi fa pensare ad altre motivazioni tralasciate perché troppo strane per essere inserite in un manuale scolastico. Tanto più che altri corpi ritrovati nella stessa tomba erano in condizioni di gran lunga peggiori. Kolosimo tira in ballo persino il filtro dell’immortalità, tanto caro ad alcune leggende dell’antica cultura cinese.
Nella seconda parte ho trovato altri riferimenti alla Cina. Nella tomba del generale Chu della dinastia Jin (265- 316 d.C.) è stato trovato un ornamento composto per l’85% di alluminio. Su Wikipedia si legge che i cinesi erano capaci di produrre alluminio dal 265, alludendo probabilmente a quella scoperta archeologica. Interessantissimo constatare che la fonte alimenta il mistero: gli studiosi hanno esaminato l’oggetto in questione e hanno stabilito che la dinastia Jin al tempo non possedeva la tecnologia necessaria per raggiungere la temperatura di fusione necessaria alla creazione dell’enigmatico ornamento. Non disponendo di spiegazioni razionali al riguardo, l’autenticità del rinvenimento è stato contestata (vedi link).

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La pagina uno dei più antichi manoscritti tibetani, il Prajnaparamita Sutra.

Non c’entra nulla con la Cina, ma l’ho trovato un argomento particolarmente affascinante, quindi voglio dedicare un po’ di spazio anche agli esperimenti di Andrew Crosse (vedi link). Nel 1837, Crosse indagava sulle formazioni di cristalli per mezzo dell’elettricità. In una particolare miscela composta da acido idrocloridrico e una soluzione di silicato di potassio, aveva immerso un frammento di roccia porosa del Vesuvio elettrizzata grazie a una batteria. Dopo un tot di giorni, i filamenti reputati il primo stadio della formazione dei minerali assunsero la forma di acari e presero vita! Un altro scienziato ripeté l’esperimento con più accorgimenti ed ebbe lo stesso risultato. E perfino Faraday confermò questi eventi nei suoi esperimenti. Com’è possibile creare la vita da qualcosa di inanimato? Faraday ammise di non sapere se le formazioni fossero da considerarsi “creazioni” o “rivivificazioni”. Kolosimo si chiede addirittura se quella volta non si sia giunti vicino alla chiave della Creazione.

Conclusione: sono partita probabilmente con qualche pregiudizio, ma Kolosimo ha saputo esporre certe idee meno comuni portando le fonti e sempre con una certa umiltà. Mi è piaciuto molto il fatto che le teorie esposte non siano mai state date con certezza per esatte. Argomentazioni e studi sono messi in dubbio da altri che seguono una linea diversa. Spetta al lettore trarre le conclusioni e avvicinarsi alla strada che ritiene più interessante.


Licenza Creative CommonsQuesto articolo © Monique Namie
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6 pensieri riguardo ““Viaggiatori del tempo” di Peter Kolosimo

  1. sicuramente per gli amanti della materia come nel tuo caso è una lettura davvero interessante, spesso si vedono nella bancarelle libri magari non nuovi, ma molto interessanti per gli argomenti esposti.
    Buona giornata 😉 e buone letture 😉

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  2. L’avevo letto quand’ero adolescente, in quegli anni ero molto attratta da tutto ciò che sapeva di Mistero…. non solo fanta-archeologia ma anche fenomeni extra-sensoriali, sedute spiritiche, studi sulla reincarnazione, astrologia ecc. Poi mi sono data una calmata, a parte l’astrologia che l’ho sperimentata per molti anni. Bello l’articolo e bellissime le foto 🙂

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    1. Sono affascinata dal mistero, ma sono anche abbastanza fissata con la scienza, quindi prima di dare credito a una qualsiasi affermazione paranormale faccio parecchie ricerche. Grazie, sono felice che ti siano piaciuti l’articolo e le foto. 🙂

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