“L’enigma di Einstein” di José Rodrigues dos Santos

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Princeton, 1951. Il primo ministro d’Israele e Einstein discutono  sulle armi nucleari e sull’esistenza di Dio.
Il Cairo, giorni nostri. Al professore Tomás Noronha, considerato uno dei maggiori  esperti in criptoanalisi e lingue antiche, viene offerto di decifrare un poema sotto lauto compenso. Il testo in questione appartiene a un inedito redatto a Einstein. Tomás non sa che sta per invischiarsi in qualcosa di estremamente pericoloso che potrebbe costargli la vita.


Newton Compton, sì o no?
Prima della recensione una piccola premessa. Ne ho sentite di tutti i colori su questa casa editrice e magari qualcosa è pure vero. Per esempio, nella sovraccoperta il nome del protagonista è scritto “Thomas”, mentre nel testo “Tomás”. Oltre a ciò si trova qualche piccolo refuso tra le pagine. Quello che mi dispiace è che, per colpa della casa editrice, libri potenzialmente molto belli vengano valutati male. Non è colpa dell’autore se chi traduce commette degli errori. “L’Enigma di Einstein” mi è piaciuto moltissimo e José Rodrigues dos Santos si è guadagnato la mia attenzione e un posto tra i miei autori preferiti.

Recensione
Difficile scrivere di questo libro senza dilungarsi troppo in riflessioni, cercando di non tralasciare nulla di importante, e al contempo di non spoilerare, ma ci proverò.
Il protagonista, Tomás Noronha, è uno storico portoghese considerato uno dei maggiori esperti mondiali di criptoanalisi e lingue antiche. Gli viene offerto un considerevole compenso, sia dalla CIA che dal Ministero della Scienza dell’Iran, per decriptare alcune righe scritte all’inizio di un manoscritto segreto redatto Einstein. Accettando l’incarico, Tomás si troverà invischiato nella crudele rete dello spionaggio e dell’illegalità iraniana. In un alternarsi di viaggi emozionanti e fughe rischiose, il protagonista si avvicina sempre più al segreto contenuto nel misterioso manoscritto redatto dal genio più famoso di sempre.

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1952: l’incontro tra Albert Einstein e David Ben Gourion, primo ministro d’Israele.

La trama risulta quasi secondaria, se ci si sofferma sui molteplici ragionamenti sollevati dai vari personaggi con cui si confronterà Tomás. Si tratta di riflessioni che si ricollegano a scoperte scientifiche e a tematiche spirituali e filosofiche.
L’autore, prima di scrivere questo romanzo, si è letto un bel po’ di libri di divulgazione per costruire argomentazioni corrette. I titoli sono tutti riportati in una nota biografica alla fine del testo. Oltretutto, per la revisione si è fatto aiutare da due professori, uno di fisica e uno di matematica. Si capisce che dietro la stesura c’è grande serietà e impegno.

I momenti di azione e suspense sono pochi. Diciamo pure che l’appellativo di thriller non si addice a questo libro. Solo un paio di volte ho temuto seriamente per la vita del protagonista. Ciò non ha compromesso il mio giudizio generale. Non ho trovato un thriller, ma qualcosa di forse ancora più avvincente.

Molto belle sono le descrizioni dei paesaggi durante i viaggi, soprattutto in Iran e in Tibet. Nel presentare il tempio di Potala, l’autore riesce a incantare descrivendo con eleganza l’atmosfera mistica del posto.

“Le stanze buie, illuminate soltanto da tenui lampade appese al soffitto o dalle finestre coperte da tende gialle, parevano occultare un tesoro perduto, una piccola parte del quale era visibile ai più sotto forma di canti, che riecheggiavano nei corridoi; i monaci stavano recitando i testi sacri. Soltanto il suono dei campanelli in lontananza spezzava il mormorio oscillante della ripetizione dei mantra, l’OM primordiale vibrava per i corridoi del palazzo come se fosse un sussurro degli dei.”

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Vista di un tempio tibetano.

La famiglia e l’amicizia giocano un ruolo importante nello sviluppo dei fatti. La malattia incurabile di Manuel, padre del protagonista e distinto professore di matematica, capita in un momento cruciale. L’anziano insegnante si chiede come abbia potuto Dio fargli una cosa del genere e si lancia in discussioni scientifico-spirituali col figlio sul significato e sull’origine della vita, sulla coscienza e sulla natura dell’anima. Da uomo di scienza, le sue riflessioni sono estremamente razionali. Che cos’è la vita? “Ciò che porta gli atomi ad organizzarsi in modo da formare delle cellule vive sono le leggi della fisica”. Che cos’è la coscienza? “Questo io che sono io è il prodotto di sostanze chimiche che circolano nel corpo, d’impulsi elettrici tra neuroni, di eredità genetiche impresse nel mio DNA, d’innumerevoli altri fattori esterni e interni. […] Il mio cervello è una complessa macchina elettrochimica che funziona come un computer e la mia coscienza, o meglio la nozione che ho io della mia coscienza, è una specie di programma. […] Un computer può avere un’anima?” 

Personalmente adoro quando si cerca di razionalizzare su argomenti così delicati, dove spesso è un presentimento o la fede a prevalere. L’autore accompagna per mano il lettore verso i vari ragionamenti. Non è necessario avere delle basi di studio per comprendere. Chi conosce già certe teorie si troverà ad ammirare l’abile intreccio che connette argomenti apparentemente distinti, ma in realtà complementari. Per altri il libro potrebbe quasi sembrare una rivelazione in grado d’ispirare.

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L’unica cosa che ho trovato poco credibile è la relazione che s’instaura tra il protagonista, Tomás, e Ariana, un’iraniana che lavora per il Ministero della Scienza dell’Iran. Fino a poche pagine prima non è chiaro se lei provi veramente qualcosa o se stia facendo il doppio gioco. I due malapena si sono sfiorati una mano. Poi, tra le montagne del Tibet, in una situazione climatica del tutto inospitale, si accende il desiderio. Mi sembra davvero poco probabile: una nota erotica che stona con tutto il resto.

Libro consigliatissimo a chi ama la fisica, la cosmologia e le riflessioni che chiamano in causa anche le religioni orientali. È una lettura abbastanza impegnata, ecco spiegata l’improbabile relazione d’amore. Forse si è trattato di un tentativo di accalappiare più lettori. Personalmente, ciò che ha tenuta viva la mia attenzione è stato l’intreccio magistrale di profonde riflessioni. Questo libro è stata una scoperta che, almeno sotto certi aspetti, ha cambiato il mio modo di vedere il mondo.

Concludo con una delle mie citazioni preferite:
“I fotoni sono particelle senza massa, cioè sono energia allo stato puro e non sono nemmeno soggetti al passare del tempo. Siccome viaggiano alla velocità della luce, per loro l’universo è atemporale. Dal punto di vista del fotoni, l’universo nasce, cresce e muore nello stesso istante.”


Licenza Creative Commons Questo articolo © Monique Namie
è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


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