Quando non raggiungo il risultato sperato: che valore hanno le emozioni?

Free Image Hosting at FunkyIMG.com
Di recente ho ricevuto alcune grandi soddisfazioni letterarie, ma in questo articolo vorrei concentrarmi proprio sull’opposto. Cosa provo ogni volta che non ce la faccio a raggiungere un traguardo che mi sono prefissata?

Quando scrivo mi lascio guidare dalle emozioni, quindi potrei dire che le mie opere sono traduzioni di ciò che sento in un preciso momento della mia vita.
Che succede se un mio testo viene scartato a un concorso? Succede che la vita va avanti, ma un po’ mi dispiace, perché penso che quelle persone che hanno letto e giudicato considerino le mie emozioni banali, di poco valore. E sarà sicuramente così, perché ci sono persone che vivono realtà difficili e che, quindi, avranno sviluppato una maggiore sensibilità e un più profondo ventaglio emotivo rispetto al mio.
Eppure essere esclusa mi fa scattare qualcosa dentro. Mi fa sentire una dei tanti. Non cambia nulla se esisto o no, se provo un sentimento o un altro. Certo, forse per quelli che mi stanno vicini conta molto, ma io mi riferisco al mondo intero. Per le grandi masse non sono che una minuscola formichina.
A questo punto non posso non citare la psicoanalisi di “Z la formica”, film d’animazione del 1998 col doppiaggio di Oreste Lionello. Perché anche i cartoni animati sanno proporre riflessioni interessanti.

Se fossi il protagonista di uno dei miei racconti di fantascienza, sarei un’entità cibernetica che vive nella gelida atarassia della logica scientifica, eppure capace di pensieri propri. Scriverei poesie meccaniche con versi elettronici e strofe di circuiti, e allora forse otterrei più consensi, perché un robot che scrive cose per cui non è programmato è un fenomeno eclatante. Gli esperti si metteranno a discutere animatamente: possono le macchine provare emozioni? E non ne verranno mai a capo, perché il concetto stesso di “emozione” è soggettivo. Sarà un infinito dibattito tra sapienti che non sanno di non sapere.

I più ottimisti staranno pensando che l’essere scartati ha un lato positivo: ti sprona a dare di più, a migliorarti. Forse hanno ragione. Ma ciò che non riesco a togliermi dalla testa è che la sensibilità artistica e umana della giuria pecca di saccenteria ogni volta che scarta qualcuno considerando le sue emozioni di poco valore. È un dolore particolare, quello che mi assale, difficile da tradurre a parole. Potrei farlo scrivendo una poesia, ma sarebbe paradossale. D’altro canto, me ne rendo conto, sarebbe paradossale anche dichiarare tutti vincitori o tutti perdenti.

Forse le emozioni hanno più valore quando sono comprensibili da più persone, o sono comuni a una grande fetta di popolazione e nel contempo racchiudono storia, attualità e originalità. Chi ha dovuto lasciare il proprio Paese natale può scrivere una poesia di grande valore storico e sociale, condivisibile da tutti coloro che hanno un vissuto simile in comune. Lo stesso vale per chi è sopravvissuto alla guerra, a un attacco terroristico, a un disastro naturale, a una grave malattia.
Ma è possibile che le emozioni condivise da molti siano anche originali? Non c’è il rischio che, ad un certo punto, la letteratura diventi una massa uniformata di pensieri ed emozioni preferenziali?
Se è vero che la gente deve potersi immedesimare, ciò può diventare un’arma a doppio taglio. Prendiamo l’amore: un sentimento talmente soggettivo che tutti ne parlano credendosi originali, con il risultato di trasformarlo in qualcosa di banale. Così l’amore è forse diventato la più scontata e abusata delle emozioni, eppure nel mondo continuano ancora a esserci le guerre…
Di amore parlano i preti, i cartelloni pubblicitari, i letterati, i politici, coloro che fanno l’amore, e parlando d’amore, presentandolo come un toccasana di ogni tragedia, feriscono e tradiscono e ammazzano l’anima e il corpo.” – Oriana Fallaci.

Conclusione personale:
Scrivere questo articolo mi ha fatto bene. Riflettendoci sono arrivata alla conclusione che per raggiungere un obbiettivo non serve essere solo molto bravi, ma bisogna avere anche la fortuna di presentare il tema giusto, nel momento giusto alle persone che lo sanno apprezzare. Per cui il non ottenere un buon risultato non vuol dire essere degli incapaci, ma più probabilmente che le persone che vi hanno giudicato si aspettavano altro.


Licenza Creative Commons Questo articolo © Monique Namie
è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


Annunci

14 pensieri riguardo “Quando non raggiungo il risultato sperato: che valore hanno le emozioni?

  1. Spesso i geni, i creativi, gli artisti di ogni campo e genere, non hanno meriti particolari proprio perché essi riescono ad accedere a “un qualcosa” che “gli è stato dato in dono!” Questo perlomeno è quello che penso, nel mio piccolo lo vedo quando scrivo una poesia o un testo particolarmente riuscito: da dove è arrivato? Esso non ammette repliche, è unico e NON MI APPARTIENE di più di chi, leggendolo, lo vive come se fosse suo. Ciao

    Piace a 1 persona

    1. Io sento che quello che scrivo mi appartiene in modo radicato, addirittura mi affeziono all’insieme di parole che faccio vivere, perché ci metto dentro le emozioni di un momento della mia vita. Da autrice, se leggo qualcosa che ho scritto e a cui tengo, ci vedo riflessa la mia storia, le persone che ho incontrato, ciò che ho vissuto. È qualcosa di prezioso che può essere interpretato, ma mai interamente compreso da una persona esterna.
      Infine penso che abbiamo detto la stessa cosa, ma in modi diversi. Grazie per il commento. Buona giornata 🙂

      Mi piace

  2. Mi sono rivisto nella parte in cui dici che tutto (o tutte le emozioni) sono state già dette così tante volte che ormai sono poco originali o interessanti. Per me quello che conta di più è una trama originale e complessa, in cui possono inserirsi le emozioni. Possibilmente in un libro di genere. Di romanzi hic et nunc di gente che prova cose e sente cose e ha un passato che irromperà di prepotenza le librerie sono, per me, fin troppo piene.
    Ammiro quindi il tuo darti alla fantascienza, che peraltro trovo perfetta per trattare temi (o emozioni) di oggi “minetizzandoli” da argomenti propri di altri mondi o tempi.

    Piace a 1 persona

    1. Sono d’accordo. Una trama originale e complessa può rivelare lati e sfumature nuove delle emozioni comuni. Se si riescono a creare infinite melodie diverse con sole sette note musicali, penso sia anche possibile creare infiniti testi diversi inserendo le emozioni in un contesto originale e in un genere particolare. Per riuscirci bene è utile una buona dose d’inventiva e capacità immaginativa.
      Grazie per il commento. Mi ha fatto piacere leggere il tuo punto di vista 🙂

      Piace a 1 persona

  3. anch’io in passato ho scritto molto, non ti nego che in gioventù avrei voluto davvero affermarmi come scrittore. Anch’io come te mi sono sempre avvicinato ad avere ottimi risultati, ma non ho mai fatto quel grande passo che fa la differenza.
    Io comunque vedo la cosa anche da altre prospettive, ovvero in Italia siamo in milioni a scrivere, tutti sicuramente avranno del talento, a mio avviso anche chi giudica suo malgrado è portato a fare delle scelte. Se uno si trova a dover valutare, faccio un esempio, 1000 testi, e ne trova 700 interessanti, come farebbe a premiarne 700? Da lì spesso nascono quelle scelte che spesso solo il destino porta alla ribalta. A mio avviso molti di coloro che si sono affermati sono stati oltre che bravi, molto fortunati. Quindi a mio avviso non dovresti vedere un mancato successo come uno sminuire il tuo talento, ma solo una mancanza di fortuna in un determinato momento 😉

    Piace a 1 persona

    1. La penso anch’io così, è più o meno quello che ho scritto alla fine. Vedi, sono arrivata finalista in concorsi dove c’erano oltre 1000 partecipanti, ma non in uno dove i partecipanti erano solo un centinaio. Questo mi fa pensare che io abbia delle capacità, ma che alcune volte mi manchi appunto la fortuna di indovinare ciò che i giudici vogliono. Buona giornata! 🙂

      Piace a 1 persona

  4. i nostri obbiettivi spesso si scontrano con le idee degli altri, leopinioni degli altri, ma se così non fosse che mondo piatto sarebbe? E poi a volte gli obbiettivi arrivano dove devono ed è una soddisfazione, ma accettare anche l’inverso è poter crescere ancora un pezzettino in più.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...