“Storia proibita di una geisha” di Mineko Iwasaki

Free Image Hosting at FunkyIMG.comLe tradizioni e le usanze orientali sono così diverse da quelle occidentali che ogni volta che leggo qualcosa al riguardo mi sento trasportata su un altro pianeta.
Il Giappone appare come un mondo a sé stante dove sopravvivono tradizioni antichissime, affascinanti credenze religiose e dove l’importanza delle radici di una famiglia gioca un ruolo fondamentale.

La prima cosa da sapere su questo libro è che tratta di una storia vera. La seconda cosa da sapere è che racconta di una storia proibita, non perché contenga scene da pubblico adulto, ma perché nessuna geisha, in trecento anni di storia, ha mai parlato della propria esperienza. Le donne che svolgono questa professione sono obbligate al silenzio da regole non scritte.

“Vivevo in una dimensione parallela, un reame isolato la cui missione e la cui identità dipendevano dalla capacità di proteggere le tradizioni del passato, da sempre degne di onore.”

L’ambiente principale in cui si svolgono i fatti è il famoso quartiere Gion di Kyoto. Lo stesso in cui Arthur Golden colloca le vicende del suo romanzo “Memorie di una geisha”.
Mineko racconta la storia della propria vita in prima persona. Il suo vero nome, prima di essere adottata a soli cinque anni dalla nuova famiglia dell’okiya (la casa delle geishe), è Masako Tanaka. Le radici della sua famiglia conducono da parte di suo padre agli antenati Tanakaminamoto, che per millenni furono legati all’ambiente di corte; quelle di sua madre alla leggendaria banda di pirati Akamatsu.
In oriente, se sulla figura degli antenati grava una macchia di disonore, anche i discendenti vengono considerati indegni. Ecco perché la suocera tratta sempre la madre di Mineko in modo a dir poco scontroso.

Mineko è una bambina particolare, calma, silenziosa, immersa in un mondo onirico. Vorrebbe dare ad ogni fiore un nome proprio, e pensa che fissando a lungo qualcosa questa le avrebbe rivolto la parola.
A cinque anni, per una serie di cause indirette, sceglie di trasferirsi nell’okiya di Madame Oiwa, che sta cercando un’erede a cui lasciare l’attività. Madame Oiwa capisce che può essere quella giusta non appena la vede.

“Si dice che chi ha una vista acuta può penetrare il nucleo del carattere di una persona, qualunque età essa abbia.

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Le descrizioni delle usanze all’interno dell’okiya e dell’ambiente circostante hanno un loro particolare fascino. Anche i gesti più semplici, come l’aprire una porta, sono studiati e ritualizzati.
Gli abiti delle geiko mostrano, a chi li sa leggere, una storia personale: si può riconoscere lo stato economico, la personalità, il periodo della carriera, l’okiya di appartenenza, ecc. Gli abiti e gli ornamenti sono considerati parte integrante dell’anima di chi li indossa e possono raggiungere prezzi da capogiro.

“Gli abiti che usiamo per la nostra professione per noi sono sacri. Rappresentano l’emblema della nostra vocazione. Realizzati con i tessuti più belli e costosi del mondo, i kimono incarnano la bellezza per come noi la concepiamo. Ciascun kimono è un’opera d’arte unica, e colei che lo possiede partecipa attivamente alla sua creazione. […] La ragione per cui i nostri ornamenti per capelli sono appuntiti è che possiamo usarli per difendere i nostri clienti da eventuali attacchi. E quello di corallo, che si indossa durante i mesi più freddi, può essere usato per testare il sake: il corallo va in pezzi a contatto con il veleno.”

Se c’è una cosa che non cambia tra occidente e oriente quella è la rivalità che genera invidia. Il successo porta sostenitori, ma anche molti nemici. Quando Mineko diventa molto richiesta e conosciuta, le altre ragazze si fanno astiose e un insalubre senso di competizione si manifesta nel peggiore dei modi. Alcune volte subisce delle vere e proprie umiliazioni e angherie fisiche, ma Mineko reagisce sempre in modo sorprendente, cercando di mantenere la dignità e l’orgoglio e nascondendo la sofferenza.
Nei momenti difficili ciò che le dà la forza di continuare è la danza. Per lei la danza è tutto e si allena assiduamente per perfezionarsi e diventare la migliore di tutte.

Mineko ha un carattere particolarmente risoluto e ambizioso, lo si indovina fin da quando è bambina. Da adulta cercherà di battersi per l’indipendenza e per i diritti delle geishe. Più volte proverà a convincere chi si trova ai vertici del sistema ad apportare dei cambiamenti. Per lei è chiaro che l’organizzazione ha bisogno di un ammodernamento per poter sopravvivere nel futuro. Il suo ritiro dall’attività di geiko sarà un estremo tentativo di scuotere l’organizzazione.

Il libro mi è piaciuto molto. Oltre a farmi conoscere meglio usi, costumi e tradizioni del Giappone, ha anche chiarito alcuni aspetti che sono spesso travisati. All’interno del racconto, Mineko ci spiega come sono nate certe idee sbagliate che vedono le geishe come prostitute d’alto borgo e qual è, in realtà, il ruolo di queste “donne d’arte”.

Se il mondo delle geishe vi affascina, ecco due documentari che potrebbero piacervi:
Beautiful Kyoto: Being a Maiko
A Tale of Love and Honor: Life in Gion

さようなら! Sayōnara!


Licenza Creative Commons Questo articolo © Monique Namie
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