“Le stanze dentro”, recensione e intervista all’autore Mauro De Candia

Free Image Hosting at FunkyIMG.com

Titolo: Le stanze dentro
Autore: Mauro De Candia
Genere: poesia
Anno di pubblicazione: 2018
Editore: Ensemble
Sulla copertina: illustrazione di Domingo Montedoro

Free Image Hosting at FunkyIMG.com

Oggi vi parlo del primo libro da esordiente di Mauro De Candia, insegnante laureato in Lettere Moderne con lode e fondatore del blog “Il calamaio elettrico.” Si tratta di un autore che conosco da un po’, infatti abbiamo partecipato assieme a diverse competizioni poetiche.
“Le stanze dentro” è una raccolta di poesie che, prendendo in prestito un termine usato dall’autore, potrebbe definirsi “scialuppa di salvataggio” per personaggi reali o immaginari, luoghi, oggetti e idee. Il tema è, quindi, la salvezza nel ricordo, attraverso la scrittura che resta memoria indelebile. Una delle caratteristiche che rende questa raccolta ancora più speciale è che ogni volta che si rilegge una poesia spicca un dettaglio che prima era sfuggito. Non è uno di quei libri che una volta letti vengono riposti. Si tratta di una lettura di pregio da tenere sopra la scrivania e continuare a sfogliare. Alcune delle poesie che preferisco sono: “Tutti più belli”, che parla in modo delicato ed elegante dell’eredità, fatta di oggetti e ricordi, che restano dopo la morte (poesia finalista al “100 Thousand poets for change 2017”, tenutosi in diretta streaming a Roma); “Bluette”, dove il surrealismo è talmente palpabile che il lettore può lasciarsi trasportare, come davanti un quadro astratto, verso diverse interpretazioni. Bluette è un oggetto o una persona?; “China Shop”, che racconta con originalità e grande abilità descrittiva una situazione in cui il linguaggio viene frainteso;“Un Espresso”, che rivela un mescolarsi di linee temporali all’interno di un treno, dove le storie di più passeggeri si sovrappongono. Dalla lettura di quest’opera si intuisce l’ampia cultura dell’autore e il meticoloso lavoro di ricerca dietro la stesura. Consiglio vivamente l’acquisto di questa silloge a tema per la grande particolarità e originalità con cui vengono presentati personaggi, oggetti e situazioni. Free Image Hosting at FunkyIMG.com E ora qualche domanda a Mauro De Candia. Ho incontrato personalmente l’autore nella storica cornice di Verona per intervistarlo davanti a un invitante piatto vegan-bio del ristorante Più Gusto Bio. In questa intervista non mi fermerò a chiedergli com’è nata l’idea di scrivere Le stanze dentro, perché di questo Mauro ha già parlato ampiamente in un suo articolo. Se non l’avete ancora fatto leggetelo qui: Eccolo, finalmente: “Le stanze dentro” Edizioni Ensemble, 2018.

1- Come location per l’intervista hai scelto un ristorante vegan-bio. Ti piace mangiare vegano-biologico? Mi piace mangiare sano (sono vegetariano dal 2008) e in generale amo cucinare per me, per cui non mi vedrete spesso in giro per locali (ride).

Free Image Hosting at FunkyIMG.com

2- Quando hai iniziato a scrivere? Ho iniziato a scrivere negli anni del liceo: ricordo che all’epoca alternavo versi “maledetti” (ispirati soprattutto a Baudelaire) a veri e propri divertimenti in endecasillabi. Ho la strana capacità di creare quasi all’istante versi in endecasillabi danteschi con tanto di rima e arcaismi, una sorta di metronomo mentale (penso di avertene dato dimostrazione!). Quando uso gli endecasillabi (mai nella mia carriera “ufficiale” ma sempre in privato) tratto sempre argomenti stupidi o brevi parodie, proprio per l’anacronismo di quel tipo di verso nel 2018.

3- Quanto tempo hai impiegato per creare “Le stanze dentro”? Circa due anni. Tutto è nato una mattina di agosto del 2016. Mi stavo recando a Lecce in treno, e sul notes dello smartphone scrissi “La finestra col divieto confezionava spiagge di notte” (che poi diventerà l’incipit di “Un Espresso”). Quello è stato il primo verso composto di “Le stanze dentro”. Mi riferivo alle scritte multilingue sul divieto di sporgersi dai finestrini. Oggi i finestrini dei treni sono tutti chiusi o rendono comunque impossibile lo sporgersi dal treno. Ma negli anni ’80 e ’90, quando ho viaggiato tantissimo in treno – mio padre era ferroviere e potevamo viaggiare gratis – i finestrini dei treni consentivano di sporgersi fuori con tutto il busto, di qui il divieto. Qualche settimana dopo quei versi ho aperto il blog “Il Calamaio Elettrico” su WordPress, iniziando a postare poesie. Solo una piccola parte di queste sono finite in “Le stanze dentro” e solo dopo corpose revisioni. A completare il libro, numerose poesie inedite.

Free Image Hosting at FunkyIMG.com
Arco dei Gavi, Verona.

4- Il libro si apre con la poesia “Io sono Iraklion” che è una città dell’isola di Creta. Perché hai scelto proprio Iraklion? Iraklion è il riferimento in greco alla città di Candia, nell’isola di Creta. Ho voluto giocare col mio cognome (che pare si riferisca alla provenienza da quella città) e creare una duplice lettura: l’isola che parla di sé stessa, ma anche io che parlo di me stesso, nascondendomi nella metafora dell’isola.

5- Penso che tutti gli scrittori si sentano in qualche modo attaccati alle proprie creazioni. A quale poesia sei più affezionato e perché? E qual è la poesia che ti piace meno? La poesia che mi piace meno è senza dubbio “La Paura”. Stranamente è quella più apprezzata dal pubblico di “non addetti ai lavori”: ha uno stile volutamente infantile, ma piace a tanti, compresi gli alunni della scuola in cui insegno, e che trovano difficili altre poesie. Quelle che amo di più sono senza dubbio “Io sono Iraklion”, “Un cielo d’amarena” e “Le stanze dentro”.

Free Image Hosting at FunkyIMG.com

6- Tra i versi ci sono alcuni neologismi e parole antiche d’uso regionale. Per esempio, in “Giovanni deve morire”, si legge dell’ingegna, che è un particolare meccanismo per estrarre l’acqua dal pozzo. Da dove arriva la scelta di questi inserimenti? Nel caso specifico deriva dalla volontà di usare un linguaggio aderente al folklore locale: “Giovanni deve morire” è infatti un’ipotetica versione apocrifa della leggenda inglese di John Barleycorn, e visto che sono pugliese e nel libro mi sono autoinvitato come coprotagonista della leggenda, ho voluto metterci un pezzettino di Puglia anche dal punto di vista linguistico. In generale mi piace sperimentare con le parole (di qui i neologismi), amo tutto ciò che è insolito. Un altro motivo per questi inserimenti è il loro rientrare nel “calderone” delle cose da salvare, assieme ai vari personaggi e agli oggetti celebrati nella silloge.

7- Hai definito la tua raccolta come una “scialuppa di salvataggio”. Alcuni personaggi sono inventati, ispirati a un’opera o frutto di fantasia, ma alcuni sono reali. Ci racconti qualcosa dei personaggi reali che hai “salvato” nelle tue poesie? “Cavalieri delle acque” è dedicata a un mio zio, scomparso in un naufragio nelle acque di Sicilia nel 1985. Io ero davvero molto piccolo all’epoca, e questo è un tributo per lui. Polly è una bambina che ha perso la vita nella seconda metà degli anni ’80, fulminata da un palo elettrico in una zona rurale del mio paese natio, lungo i binari ferroviari. Non si chiamava Polly, non ricordo il suo nome. Ho scelto di chiamarla così. Michel/Barbadargento è anche lui un personaggio reale (ed è vero che “Si chiamava Michel”), una specie di rigattiere barbuto che accumulava tonnellate di elettrodomestici nel cortile della sua casa di campagna.

Free Image Hosting at FunkyIMG.com
Ponte di Castelvecchio, Verona.

8- Ho notato che la prima poesia si apre con l’alba e l’ultima si chiude con l’alba. C’è un significato dietro questa scelta o è un caso? C’è un significato. Ho concepito l’opera come un “concept”, una sorta di “storia a tappe”, anche se ciascuna poesia è indipendente dall’altra. Non so se hai presente l’album “A Day at the Races” dei Queen. Lì il primo brano si apre con un loop di chitarra molto ecclesiale e ieratico in “fade in”, e l’ultimo brano del disco si chiude con lo stesso loop ma in “fade out”. Sono appassionato di musica e ho prestato molta attenzione alla struttura della silloge, componendone l’ordine come se fosse un concept album degli anni ’70 (hai presente soprattutto il progressive rock?). Quindi ho voluto tradurre in parola quell’effetto: così il risveglio all’alba con cui si conclude la silloge, e l’ultimo verso (“tutto da capo”), sono un invito a ricominciare dall’inizio (“C’è silenzio al mattino” e la conseguente descrizione dell’alba su Iraklion). L’effetto è quello di un libro che “ricomincia da solo”: amo giocare con queste cose, trovare soluzioni, significati nascosti, inserire collegamenti insoliti anche tra una poesia e l’altra.

Free Image Hosting at FunkyIMG.com

9- Chi sono i tuoi modelli in poesia? Ah, sono tanti. Oltre ovviamente agli italiani più o meno conosciuti – amo ad esempio la produzione del misconosciuto Alfredo Bonazzi – apprezzo molto la poesia dell’Est Europa. Si parla tanto di Wisława Szymborska, ma il vero genio poetico del XX° secolo è a mio parere Czesław Miłosz, vincitore anche del Premio Nobel nel 1980. Lui scrive in maniera straordinaria, ha quasi una “sostanza speciale” tra le dita, che nobilita qualsiasi cosa. Quando lo leggo, la mia autostima crolla: è un gigante inarrivabile. Un altro grandissimo è stato il russo Nikolaj Zabolockij, e ovviamente non esiste quasi nulla di suo tradotto in italiano (prova a cercare conferma su Amazon! Noi occidentali non ci rendiamo conto della grandezza di questi poeti dell’Est). Un altro mio modello è Peter Hammill, cantautore inglese i cui testi sono davvero degni dei maggiori poeti anglosassoni (lui ha anche pubblicato due raccolte di poesie).

10- Stai già lavorando a un nuovo libro? Sì, ho diverso materiale in lavorazione. Forse uscirà un seguito poetico, forse addirittura l’idea sarebbe di lavorare contemporaneamente su due nuovi libri ma molto diversi tra loro. Non ho fretta e preferisco fare le cose per bene, certo che al momento opportuno tutto “verrà da sé”.

Link all’acquisto su Amazon: Le stanze dentro


Licenza Creative Commons Questo articolo © Monique Namie
è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


 

 

Annunci

9 pensieri riguardo ““Le stanze dentro”, recensione e intervista all’autore Mauro De Candia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...