“Titanic. La vera storia” di Walter Lord

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Titolo italiano: Titanic. La vera storia
Titolo originale: A Night to Remember
Autore: Walter Lord
Prima pubblicazione: 1956

La notte del 15 aprile 1912, il più grande e lussuoso transatlantico del tempo scomparve sotto la superficie dell’oceano portando con sé oltre 1500 vite. L’evento è molto simile a quello raccontato nel 1898 da Morgan Robertson nel suo libro Futility. Una coincidenza che lascia sbalorditi.
Titanic. La vera storia, presenta un sottotitolo di copertina estremamente esplicativo: “La più fedele e drammatica ricostruzione dell’affondamento del Titanic”. Il libro riporta con fedeltà gli eventi di quella fatidica notte. Lo stile è semplice: non c’è bisogno di fronzoli per far arrivare al lettore le emozioni di una tragedia simile.
L’autore ha raccolto le testimonianze dei sopravvissuti senza utilizzare registratori e senza prendere appunti davanti all’intervistato per non metterlo in soggezione. Lord preparava in anticipo le domande da porre, memorizzava le risposte e appena si trovava solo, dopo aver concluso l’intervista, trascriveva tutto. In altre occasioni ha intrattenuto una corrispondenza per diverso tempo con altri superstiti ricavandone anche così preziose informazioni.

Secondo un recensore del New York Times, nel 1955 c’erano già cinquanta libri sul disastro del Titanic nella Biblioteca del Congresso, tra cui quattro romanzi e sei volumi di poetica. Eppure nessuno di questi eguagliava l’immediatezza e l’impatto del lavoro di Lord. Si tratta, infatti, di un resoconto vivido e realistico. La ricostruzione dei fatti è presentata con l’abilità e la competenza dello storico. Questo libro è un prezioso documento che raccoglie i pensieri dei passeggeri al momento dell’impatto, le ultime gesta di chi non ce l’ha fatta, gli stratagemmi di chi si è salvato per miracolo, l’agonia finale di quella che era considerata a tutti gli effetti una nave sicurissima e inaffondabile.

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Alcune foto storiche presenti nell’inserto fotografico del libro.

«Questi soldi non salveranno me come non salveranno lei»
Il disastro del Titanic ha avuto un forte impatto nella società del tempo. La gente iniziò a perdere quel senso di fiducia cieca nel progresso e nel denaro. “Fino a quel momento, l’umanità riteneva di aver trovato la chiave di una vita sicura, metodica e civilizzata. […] Il Titanic li svegliò. Mai più si sarebbero sentiti così sicuri di loro stessi. Il disastro rappresentò un terribile colpo, soprattutto sul piano della tecnica. Ecco, infatti, la “nave inaffondabile” forse il più grande successo costruttivo dell’uomo, che colava a picco al primo viaggio. […] Che dire di tutto il resto? Se la ricchezza aveva significato così poco, in quella fredda notte di aprile, che cosa poteva valere per tutto il resto dell’anno?” Questi interrogativi iniziano a destabilizzare l’assetto sociale del tempo, portandolo a una graduale modifica. Mai più si sarebbero visti gesti di cavalleria come quelli descritti sui ponti del Titanic, la noblesse oblige iniziò a scomparire. Altri eventi come la guerra e la tassa sul reddito si sommarono accentuando il cambiamento.

Pregiudizi verso alcune nazionalità a bordo
“Per gli scampati, tutti i passeggeri di sesso maschile che s’erano cacciati nelle scialuppe erano cinesi, giapponesi; tutti coloro che erano saltati dal ponte nei battelli di salvataggio erano armeni, francesi, italiani.” Un sopravvissuto testimoniò dicendo che tutti quelli che tentarono di raggiungere le scialuppe erano di nazionalità diversa da quella inglese o americana, erano probabilmente italiani. Ma costui non li aveva mai sentiti parlare. Addirittura il New York Sun fece uscire un articolo intitolato “La perdita di buoni immigranti”, riferendosi esclusivamente ai finlandesi periti nel disastro.
Un’altra cosa degna di nota riguarda il personale del ristorante à la carte. Lo chef era l’italiano Franco Gatti e il ristorante gli era stato dato in concessione. Tutti quelli che vi lavoravano non erano considerati né passeggeri né membri dell’equipaggio. Durante l’affondamento essi rimasero segregati nei loro alloggi. Nessuno di loro si salvò.

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Altra pagina dell’inserto fotografico. A sinistra, i coniugi Straus morti entrambi nel disastro.

Trasposizioni cinematografiche
Il libro ha ispirato alcune pellicole cinematografiche tra cui A Night to Remember (del 1958) e il pluripremiato colossal di James Cameron, Titanic (del 1997). Le somiglianze tra questi due film sono dovute al fatto che entrambi in registi hanno compiuto la scelta di tenersi il più fedeli possibile agli eventi, così come lì ha meticolosamente raccolti l’autore. Quelle scene e quelle frasi molto simili in entrambe le pellicole sono state estrapolate dal saggio di Walter Lord e lasciate quasi invariate.
Entrambi i film apportano comunque delle modifiche rispetto alla narrazione originale. Il libro inizia proprio con l’avvistamento dell’iceberg, mentre i due film allargano la visuale descrivendo anche i giorni precedenti. Su Titanic, James Cameron aggiunge la storia d’amore tra Jack e Rose, personaggi fittizi inventati per creare un’atmosfera più romantica.
Tra le scene descritte nel libro, e tagliate dal film Titanic, è degna di nota quella dove il capo panettiere Joughin getta in mare le sdraio del ponte per aiutare chi è in acqua, e ogni tanto sorseggia alcool dalla sua fiaschetta. Questo personaggio poi lo si ritrova, assieme a Jack e Rose, all’estrema poppa dei Titanic durante i suoi ultimi istanti a galla. Si tratta di un sopravvissuto che raccontò come l’alcool bevuto lo abbia aiutato a resistere più a lungo nell’acqua gelida. Altra scena del libro tagliata dal film è quella in cui il marconista Bride suggerisce al collega Philips di usare il segnale SOS (lo scambio di battute nel film è identico a quello del libro). Poi ancora è stata tagliata la scena dell’uomo che consegna a Rose un biglietto da recapitare alla sorella (nel film alla moglie) per avvertirla della sua eventuale morte. Qui sotto un video che mostra alcune similarità tra i due film.

In conclusione: lo stile semplice dell’autore mi ha fatto apprezzare moltissimo questa lettura che si è rivelata scorrevole ed emozionante. Ho letto il libro prima in inglese e poi in italiano. Anche la versione in lingua originale mantiene la stessa semplicità, e chi se la cava con l’inglese può apprezzare qualche dettaglio che nella versione italiana è stato per qualche motivo omesso. Ciò che ho apprezzato maggiormente è l’accuratezza dei fatti e il modo in cui l’autore tratta le testimonianze portando quelle che per lui sono le più attendibili.


Licenza Creative Commons Questo articolo © Monique Namie
è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

 

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8 pensieri riguardo ““Titanic. La vera storia” di Walter Lord

  1. una tragedia di cui oggi ricorreva l’anniversario e sulla quale si sono scritte moltissime storie, anche cinematografiche. Un passato che dovrebbe farci riflettere sulla fragilità delle opere dell’uomo nei confronti della natura.
    Buona giornata, un caro abbraccio 😉

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