Sacrario del Montello e abbazia di Sant’Eustachio a Nervesa della Battaglia

Spesso non si è consapevoli della presenza di piccole meraviglie nascoste a due passi da casa. Grazie a un articolo del blog Voci dai borghi ho scoperto l’esistenza dell’abbazia di Sant’Eustachio a meno di 40 chilometri da dove vivo. Ecco, dunque, organizzato un breve ma entusiasmante viaggio in quel di Nervesa della Battaglia, in Veneto, provincia di Treviso.

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La chiesa di Nervesa della Battaglia e, più in basso, l’eremo di San Girolamo.

Quei posti carichi della storia più recente, dove sono ancora ben visibili i segni di una guerra devastante, mi attraggono. Sono luoghi che riescono a trasmettermi sensazioni indescrivibili. Non posso non pensare che dove sto camminando, appena cent’anni prima morivano giovani soldati, volavano cacciabombardieri, esplodevano granate. Durante la Battaglia del Solstizio, dal 15 al 24 giugno 1918, l’Italia combatté contro l’Impero austroungarico che era avanzato oltre il Piave conquistando anche il paese di Nervesa della Battaglia. L’appellativo “della Battaglia” fu un’aggiunta di epoca fascista legata appunto agli eventi della Grande Guerra.

Le Alpi offrono molti siti storici risalenti alla Prima guerra mondiale, siti che qualche volta non sono nemmeno segnalati. Ricordo che le pendici delle montagne, lungo il percorso per raggiungere Cima Grappa, sono a tratti punteggiate di buche talvolta piene d’acqua, o vegetazione. Sono le ferite lasciate sulla terra dalle bombe.

Tornando a Nervesa, la prima tappa della giornata è il sacrario del Montello, anch’esso costruito in epoca fascista. L’imponenza della struttura, vista dall’esterno, richiama lo stile tipico del ventennio.

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Facciata anteriore del sacrario del Montello.

Lo spazio interno è a forma circolare e si snoda su più piani. È presente un museo ricco di reperti e foto storiche. Ci sono le ancore usate dai zattieri del Piave, diversi tipi di bombe (italiane, inglesi e austriache), armi da fuoco usate dai soldati e anche le vettovaglie da campo. Vedere gamelle e posate arrugginite affiancate a vecchi elmetti è un richiamo forte ai momenti di quotidianità che conducevano quei giovani, spesso destinati a non fare più ritorno alle proprie case.

Nell’ultimo piano del sacrario c’è un osservatorio, non per vedere le stelle, ma gli elementi che circondano il luogo. Infatti nel parapetto in pietra sono appuntate diverse targhette che segnalano le direzioni, i monti principali, e da qui si può vedere anche il serpeggiare del Piave.

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Vista verso il Piave dall’osservatorio del sacrario.

Finalmente è il momento di visitare l’abbazia di Sant’Eustachio. Quando ci si trova davanti alla chiesa di Nervesa, basta attraversare la strada per trovare il cancello d’entrata. Da qui si percorre una salita sterrata di circa 500 metri. Da una parte il verdeggiare del bosco, con pungitopo, more selvatiche e un’infinita varietà di piante, dall’altra un vigneto e più su un uliveto.

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Retro dell’abbazia..
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Strada che porta all’abbazia. Le mura sono quelle originali.

I resti di vecchi edifici e le rovine storiche mi affascinano molto. Fin da piccola ho sempre dimostrato interesse verso l’archeologia e di recente anche verso quello che viene chiamato urbex. Non sono solo delle vecchie pietre traballanti a attirare la mia attenzione, ma il contesto che quelle pietre racchiudono: le tracce della vita delle persone di un tempo.
Anche nell’Abbazia aleggia il clima della Grande Guerra, infatti è proprio durante i bombardamenti che buona parte della struttura fu abbattuta. Varcato il portico d’entrata ci si trova di fianco a un gelso dal grosso tronco rugoso. Vicino a esso c’è la targhetta con una foto scattata nel 1918. Il gelso centenario ha visto la guerra ed è sopravvissuto fino a noi.

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Eremo di San Girolamo ricostruito dopo i lavori di restauro.

Il sito, in realtà, è molto più antico di quel che ci si aspetta. Infatti, durante gli scavi per il restauro, sono emerse mura risalenti persino all’epoca medievale.
Seguendo il percorso di visita, tra le varie cose, è possibile vedere anche i resti di un antico forno e una stanza piena di nicchie. Ma la parte migliore è la zona dell’antica chiesa a tre navate. Sono sopravvissute solo poche colonne, sulle quali si riconoscono ancora i brandelli delle statue che le decoravano. Sono rimasti anche alcuni rosoni secondari ed è visibile la forma della cupola. Una meraviglia per chi ama questo genere di cose.

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Facciata anteriore dell’abazia.
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Chiostro
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Cupola della chiesa

Licenza Creative Commons Questo articolo © Monique Namie
è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


 

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6 pensieri riguardo “Sacrario del Montello e abbazia di Sant’Eustachio a Nervesa della Battaglia

  1. davvero un ottimo reportage, non conoscevo questa località. La nostra Penisola è piena di siti storici e di borghi dei quali si parla meno, ma che sovente contengono bellezze artistiche e storiche degne della massima attenzione.
    Davvero bello questo tuo post, complimenti! Belle anche le foto 😉

    Piace a 1 persona

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