“Il giardino dei Finzi-Contini” di Giorgio Bassani

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Titolo: Il giardino dei Finzi-Contini
Prima pubblicazione: 1962
Autore: Giorgio Bassani

«Mi sentivo, ed ero, una specie di strano fantasma trascorrente: pieno di vita e di morte, di passione e di distaccata pietà.»

Il giardino dei Finzi-Contini: un titolo che ho spesso sentito nominare a scuola, dov’era tra le letture consigliate, perché ambientato in un periodo storico importante, quello delle leggi razziali e conseguente Shoah. Una lettura consigliata che non avevo mai preso in considerazione, fino a questo momento.
Non mi aspettavo che questo libro mi potesse coinvolgere tanto, anche perché la storia della famiglia Finzi-Contini è svelata fin dall’inizio. Nel ’43 saranno tutti deportati e non faranno più ritorno. Niente suspense, niente “chissà come andrà a finire!” Eppure, incredibilmente, nonostante il finale svelato, nonostante il linguaggio ormai un po’ antiquato, ho concluso la lettura in brevissimo tempo, affezionandomi alla protagonista, Micol, e desiderando di seguire la sua storia oltre le pagine del libro.

Il libro è scritto in prima persona, e così il racconto trasmette intensità emotiva maggiore e si fa più coinvolgente. Del narratore non conosciamo il vero appellativo, se non il soprannome “Celestino”, dovuto al colore dei suoi occhi. È lui che ci parla del periodo in cui è entrato in contatto con la famiglia dei Finzi-Contini facendocela conoscere da vicino. Il narratore interno, dal sapere limitato, descrive Micol secondo il suo giudizio personale influenzato dalle emozioni e poco obbiettivo. Ecco perché questa ragazza appare quasi come una dea e solo in seguito ci si rende conto che non è priva di difetti.

La residenza dei Finzi-Contini si trova nella periferia di Ferrara, di conseguenza tutte le vicende ruotano generalmente attorno a questa città. Probabilmente ho apprezzato questo libro anche perché avevo bene in mente i luoghi citati. Venezia e Ferrara non sono poi tanto lontane, e quando i personaggi si esprimevano nel dialetto locale, non era per me una lingua totalmente sconosciuta. Per apprezzare un libro, non devo sentirmi esclusa per colpa di elementi che l’autore dà per scontati.

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In tutto il racconto aleggia la presenza della Nera Signora. Senza che vengano mai descritte scene di orrore e di violenza, il tragico destino di tutti è una costante presenza oscura nell’atmosfera. La morte si palesa fin dall’inizio, durante la descrizione della monumentale tomba di famiglia, poi pervade il magnifico giardino ricco di piante di ogni sorta, tanto care Micol: giardino che dopo la guerra verrà raso al suolo per farne legna da ardere. Un riferimento, questo, che fa pensare a una corrispondenza con la possibile fine di lei, dentro un forno crematorio di Auschwitz.
La Signora con la falce riempie con la sua presenza la magna domus, che verrà semidistrutta dai bombardamenti e sfregiata da abitanti sfollati. Anch’essa è già un fantasma.
Si potrebbe continuare a lungo, parlando anche dell’oscuro carattere con sfumature sovrannaturali di Micol che aborrisce il futuro, pensa a vivere il presente e si sente più legata al passato e agli oggetti vecchi, quelli che hanno vissuto e sono sul punto di morire.
Nell’inconsapevolezza del tragico futuro che spetta ai Finzi-Contini, Micol è l’unica che sembra coltivare, in un angolo inconscio dentro di sé, la crudele sorte che le spetta. Disprezza il futuro come se sapesse che in esso non può apporre speranze. Cita la poesia “Morii per la bellezza” di Emily Dickison e parla di zitellaggio. Sembra presagire il suo destino: morire in piena gioventù senza aver avuto la possibilità di sposarsi.
In fin dei conti l’inquietante presenza della Nera Signora crea un’atmosfera di fatalismo e mistero che attrae invece di allontanare.

«Già allora essa [la tomba monumentale dei Finzi-Contini] appariva trasformata in quell’alcunché di ricco e meraviglioso in cui si tramuta qualunque oggetto rimasto a lungo sommerso.»

Oltre all’aspetto storico, a rendere il racconto interessante è la presenza-assenza di una storia d’amore che sarebbe potuta essere, ma che viene costantemente respinta da Micol. Comportandosi in un certo modo, questa ragazza appare quasi una dea dal carattere forte e deciso. È un’eroina dei suoi tempi, anche perché risulta estremamente indipendente. Come quando decide, di punto in bianco, di andare Venezia per concludere la tesi in lettere senza preavvisare nessuno. Sembra persino immune al desiderio carnale, infatti, blocca tutti i tentativi di approccio del narratore, con il quale intrattiene una relazione di grande affetto e amicizia. Sembra, anzi, che certi atteggiamenti di lui rovinino il rapporto platonico tra i due.
In realtà, Micol forse poi tanto casta e santa non è. I suoi intrighi amorosi rimangono, tuttavia, un semplice sospetto, così prevale l’aura di ragazza immacolata, che la rende un personaggio incorruttibile e quindi dotato di un certo fascino.

«Ne parlava come se io e lui fossimo già morti, ed ora, da un punto fuori dello spazio e del tempo, discorressimo insieme della vita, di tutto ciò che, nel corso delle nostre vite rispettive, sarebbe potuto essere e non era stato.»


© Monique Namie
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6 pensieri riguardo ““Il giardino dei Finzi-Contini” di Giorgio Bassani

    1. Le letture forzate diventano spesso noiosi mattoni. A me non l’avevano neanche dato come obbligatorio. C’era una lista con una trentina di titoli, dei quali se ne dovevano scegliere tre. Al tempo il genere storico non era ancora entrato nei miei interessi, quindi scartai subito questo libro.

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