“Quel giorno sulla Luna” di Oriana Fallaci

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Titolo: Quel giorno sulla Luna
Prima pubblicazione: 1970
Autrice: Oriana Fallaci

Lasciamo da parte il freddo giornalismo, la cronaca piatta e priva di colore. Oriana riporta i fatti con entusiasmo e vivacità di pensiero. Il suo stile è chiaro e dà un’impressione di naturalezza. Nei suoi report inserisce considerazioni che fanno riflettere e che denotano una spiccata intelligenza.
Quel giorno sulla Luna fa rivivere al lettore la complessità dell’impresa spaziale americana in modo semplice e senza trascurare le molteplici prospettive: sociale, culturale, politica, economica, scientifica, tecnologica.
I protagonisti assoluti di questa avventura, gli astronauti, non sono mai dipinti come degli eroi, ma come delle comuni persone con i loro difetti. Quello di mettere piede sulla Luna non è mai stato un merito acquisito esclusivamente grazie alla loro bravura, ci si sono trovati in mezzo per caso. Erano nel posto giusto al momento giusto. Se fosse servito più tempo per sistemare un macchinario, la lista sarebbe slittata e sarebbe toccato a qualcun altro. Il primo uomo sulla Luna, dunque, non è un prescelto, la fortuna ha giocato un ruolo importante nella sua carriera.

Una bustina di tè vuota, lasciata tra le pagine come segnalibro profumato, mi indica una frase: “Andiamo su altri pianeti per trovarci la vita, e tale speranza è accompagnata dal timore che quella vita ci porti la morte.”
Se da un punto di vista tecnologico basta che ogni strumento funzioni a dovere perché l’impresa sia un successo, da un punto di vista scientifico, la possibilità di trovare forme di vita (anche solo sotto forma di batteri) sulla Luna, potrebbe rappresentare un pericolo apocalittico per chi vive sulla Terra. D’altra parte, se non osassimo mai, non andremo da nessuna parte. Il rischio fa parte dell’esistenza.

Oriana sembra avere una duplice visione di quest’avventura. Da una parte vuole che la gente si ricordi che i primi due uomini sulla Luna avevano partecipato alla guerra e avevano ucciso molte persone. Dall’altra parte, la complessità e la potenza del razzo che si solleva per portare l’umanità sulla Luna le appare come qualcosa di ultraterreno e poetico, tanto che servirebbe Omero per descrivere la scena. La meraviglia di una tecnologia quasi divina cozza contro l’animo peccaminoso e imperfetto degli uomini che l’hanno creata.

Le mie parti preferite del libro sono quelle che sollevano riflessioni sociali e sulla natura dell’umanità. L’uomo è buono o cattivo? Per dirlo come Pascal: “l’uomo è angelo o bestia?” Ne risulta che in noi convive una dualità di elementi, uno positivo e l’altro negativo. “Ma se aspettassimo di diventare buoni per fare le cose, non faremo mai nulla: sì o no?
La faccenda è più complicata di quel che sembra. Da un lato, l’intelletto ci porta a progredire fino ad arrivare sulla Luna, dall’altra rimangono irrisolti i problemi di guerra e povertà. I neri mostrano il loro dissenso cantando “Whitey on the Moon”; protestano anche davanti i cancelli di Cape Kennedy e la polizia li allontana con i manganelli. Qual è la priorità? Come devono essere utilizzate le risorse? Prima va eliminata tutta la povertà e la fame nel mondo e solo poi si può pensare al resto? In risposta, esce il capo della NASA incontro al successore di Martin Luther King e dice una cosa su cui vale la pena meditare: «Se fosse possibile non premere il bottone che fa partire il razzo e se facendo così io potessi risolvere il problema della povertà, mi creda dottor Abernathy, lo farei.»

Oriana Fallaci ci regala un giornalismo pieno d’emozione. Al momento della partenza del Saturno V è collegata telefonicamente con la redazione, ha la voce rotta dal pianto e nel trasmettere il conto alla rovescia confonde i numeri. In quel momento sembra quasi perdonare agli americani di aver bombardato la sua Firenze durante la Seconda guerra mondiale.
Ma Oriana tratta anche gli argomenti meno poetici, come il lato più strettamente economico della missione, il modo in cui avverrà tecnicamente lo sbarco sulla Luna, e come dovrebbe apparire l’ambiente.
“Sulla Luna ci si va infondo con una scalinata di dollari, miliardi e miliardi di dollari messi uno sopra l’altro per quattrocento mila chilometri fino al Mare Tranquillitatis, per scopi spesso pubblicitari o finanziari o politici.”
Tutta la fatica, tutti i soldi, tutti i rischi, per poi trovarsi in un ambiente pieno di insidie, quasi completamente sterile e permeato da una luce sinistra. Ma almeno possiamo dire che ci siamo riusciti: l’uomo ha messo piede sulla Luna (teorie complottiste a parte) e nel futuro, auspicabilmente, potrà andare anche oltre.
Grazie a questo libro ho potuto rivivere nel mio presente quegli anni concitati, seguendo una preziosa telecronaca senza tempo.


©Monique Namie
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: Monique Namie
I miei racconti su Wattpad: MoniqueNamie


6 pensieri riguardo ““Quel giorno sulla Luna” di Oriana Fallaci

  1. una giornalista unica che ha segnato il suo tempo, e che ha saputo narrare la vita, le sue riflessioni, con una chiave di lettura semplice e approfondita allo stesso tempo. Su molti argomenti aveva già visto oltre…
    Buona giornata 😉

    Piace a 1 persona

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