“Filosofia per amanti degli animali” di Lars Fr. H. Svendsen

Titolo italiano: Filosofia per amanti degli animali
Titolo originale: Å forstå dyr. Filosofi for hunde- og katteelskere
Autore: Lars Fr. H. Svendsen
Prima pubblicazione: 2018

Voglio iniziare con un pensiero di Kant che ritengo significativo e che è presente anche all’interno del libro stesso. “Trattando gli animali in maniera disumana distruggiamo la nostra stessa umanità. Dovremmo trattare bene gli animali perché così facendo andremmo ad accrescere anche la nostra capacità di trattare bene gli esseri umani.”

Il mio primo animale domestico fu una gatta siamese di nome Nina. Quando sono nata Nina faceva già parte della famiglia da qualche anno e mia madre la definiva una piccola amica.
Chiunque abbia provato affetto per un qualsiasi animaletto domestico tanto da considerarlo uno di famiglia, o sia un amante degli animali in generale, sono certa troverà la lettura piacevole e sotto certi aspetti arricchente.
A chi si ritiene superiore agli animali e legittimato a trattarli male, consiglio la lettura come sfida. Sarai capace di metterti in discussione?

Questa lettura fa riflettere su diversi tematiche e mette in luce considerazioni talvolta curiose, altre straordinarie o sconvolgenti.
L’autore, Lars Svendsen, è un filosofo norvegese. In questo libro, oltre a dimostrare una certa abilità nel semplificare concetti filosofici rendendoli alla portata di tutti, manifesta anche una gradevole personalità capace di far sorridere.
Specifica subito che anche noi umani siamo animali, certo abbiamo caratteristiche che nessun altro animale possiede. Inoltre chiarisce che il libro non è stato scritto con l’intento di fornire risposte precise, ma piuttosto per “aiutare il lettore a vedere cose che altrimenti verrebbero trascurate, e a formulare pensieri che altrimenti rimarrebbero non pensati.”
L’argomento ricorrente è “gli animali pensano? Hanno una coscienza?
L’autore non ha dubbi che gli animali pensino e siano coscienti, e cerca di analizzare questa sua teoria da diversi punti di vista, prendendo in considerazione molteplici indizi.
Niente paura, per analizzare la questione Svendsen lascia da parte risonanze magnetiche varie e si concentra su elementi alla portata di tutti. “Se si crede di riuscire a ottenere una sorta di accesso immediato alla coscienza dell’animale studiando immagini del suo cervello, ritengo di poter affermare che non sarebbe molto diverso se, durante una discussione, dicessi a mia moglie: «Non capisco cosa intendi, ma adesso ti farò una risonanza magnetica al cervello, così mi sarà chiaro.»”

Alcuni filosofi ritengono che il linguaggio sia un indicatore per i pensieri. Niente linguaggio, niente pensiero. Un’idea che risulta alquanto semplicistica: bisogna prendere in considerazione la possibilità che anche gli animali, che non possono esprimersi con linguaggio comprensibile fatto di vocaboli e grammatica, abbiano comunque dei pensieri. E questi vengono rivelati attraverso molteplici comportamenti. Si parla, quindi, del linguaggio non verbale degli animali. A differenza degli umani che possiedono anche un linguaggio verbale, loro possono avvalersi solo del linguaggio non verbale per esprimersi. La mimica facciale è presente in una persona così come in un cane e in un gatto. Inoltre sentimenti ed espressioni corporee sono legati. Possiamo dire che loro utilizzano la “grammatica dell’espressività”.

Si dice che l’amore rende ciechi, ma in questo caso il detto non vale. Svendsen spiega come una persona che vive a stretto contatto con un animale domestico diventi quasi più abile di uno studioso a decifrare certi comportamenti. L’affetto verso il proprio animale domestico in questo caso non rende ciechi, ma sviluppa maggiormente la capacità di comprenderlo.

Chiedersi com’è essere un cane, o un gatto, o un leone, ecc., per Svendsen è più o meno lo stesso di chiedersi com’è essere un infermiere, una donna, uno svedese, un neonato… In ognuno di questi casi manca l’esperienza diretta, l’essere fisicamente e mentalmente quel preciso individuo preso in considerazione. Svendsen vuole dire che la coscienza è direttamente accessibile solo a chi la possiede.
Il primo passo per arrivare a capire gli animali, dunque, è prendere consapevolezza della propria coscienza e poi di quella altrui. Giunti a questo punto, perché dovremmo escludere dal processo gli animali? Solo perché manca loro la parola? In passato, ragionando in questo modo troppo severo, i medici erano giunti alla conclusione che i neonati avessero poca o nulla capacità di percepire il dolore. Fino agli anni Ottanta del Novecento, quindi, le operazioni su neonati avvenivano senza anestesia. Una cosa che al giorno d’oggi appare sconcertante.

Noi umani siamo soli nell’essere umani. Tuttavia non siamo gli unici a gradire qualcosa, a provare dolore, a soffrire la fame, a essere disgustati, a desiderare una cosa e ad amare. In questo è insita, almeno potenzialmente, un’enorme comunanza.”

Dopo i capitoli che trattano l’argomento in modo generale, verso metà libro arrivano quelli che si focalizzano su un determinato animale per volta: il cane, il gatto, il polpo. Questi, e i capitoli che seguono, sono stati per me i più affascinanti, quelli che mi hanno portato a conoscere cose straordinarie di cui non ero a conoscenza.
In generale il libro si lascia leggere con disinvoltura. L’autore traduce sempre termini complessi in modo che siano comprensibili a chiunque, accompagna il lettore nel tempo, attraverso interessanti riflessioni che rendono il mondo animale sempre più vicino a quello degli esseri umani.


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8 pensieri riguardo ““Filosofia per amanti degli animali” di Lars Fr. H. Svendsen

  1. Quando ero poco più che una bambina, i miei hanno preso un cagnolino, poi diventato mio🤗 dormiva con me, lo portavo in bici nel cestino, mangiavamo il gelato insieme (lo so, il gelato ai cani non si da🙄 ero incosciente!) era come il mio fratellino 😍

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  2. gli animali spesso sentono più di noi umani le verità della vita. Riescono a percepire cose che spesso neppure noi sappiamo cogliere, spesso ci sono anche utili per prevenire pericoli. Dovremmo sempre rispettare la loro dignità e imparare dalla loro vita di gruppo. Una lettura senza dubbio interessante in tal senso.

    Buon wek end 😉

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