“Ai margini del caos” di Franco Ricciardiello

Titolo: Ai margini del caos
Autore: Franco Ricciardiello
Prima pubblicazione: 1998
Vincitore del Premio Urania 1998

Letto la prima volta quando non avevo ancora aperto il blog, questo Urania mi aveva colpito principalmente per due motivi:
1) per gran parte del romanzo la fantascienza sembra assente a beneficio di elementi più vicini alla parapsicologia;
2) fonde bene fantasia a realtà storica.

Il libro è scritto al presente in terza persona. Tutto comincia al Kunstmuseum di Basilea, in Svizzera, quando una ragazza, Vic, si sente male davanti al dipinto L’isola dei morti di Arnold Böcklin. Nico la soccorre e da allora le loro vite iniziano a intrecciarsi anche grazie a numerose coincidenze, a partire dal fatto che abitano entrambi a Torino.
Vic rivela che, mentre stava osservando L’isola dei morti al museo, è improvvisamente entrata in trance e si è ritrovata a vivere in prima persona una situazione storica appartenente all’epoca nazista. Era un uomo e si trovava dentro il Führerbunker con altra gente in un clima di tensione.
I due iniziano a fare ricerche decisi a trovare una spiegazione all’accaduto. All’inizio Nico insiste con la sindrome di Stendhal, ma Vic non la ritiene utile. Allora si inizia a parlare della Teoria del caos, che pare la soluzione giusta. A ogni margine del caos succedono le cose più interessanti e sconvolgenti: la caduta del Muro di Berlino, la formazione dei primi amminoacidi nel brodo primordiale, giusto per fare due esempi. “Le rivoluzioni sono il margine del caos della Storia”.
Quindi ci si concentra su questa teoria che, per gran parte del romanzo, sembra distante dalla fantascienza. Solo verso la fine arrivano degli accenni a possibili altre realtà parallele.

Terza versione de L’isola dei morti di Arnold Böcklin.

Vic e Nico sono persone normali che non fanno nulla di speciale per entusiasmare il lettore. Nella loro normalità, tuttavia, è interessante (direi quasi rilassante) vederli muoversi. L’autore ammette che il vero protagonista è la Teoria del Caos. Vic e Nico sono dei personaggi utili a far evolvere la trama e a presentare i luoghi e le situazioni in cui si muovono. I due, a un certo punto, si trovano proprio a mettere piede nei luoghi storici che rivestono importanza secondo le visioni di Vic.
Non ci sono nemmeno momenti di suspense o d’azione, tutto fila relativamente liscio, eccetto qualche momento di maggiore tensione.
Le parti più interessanti ritengo siano proprio quelle storiche che descrivono gli ultimi giorni di vita di Hitler vissuti attraverso i momenti di trance di Vic.

S’intuisce che l’autore dev’essere un appassionato d’arte in generale: cinema, musica, letteratura, fotografia. Compaiono citazioni cinematografiche e musicali, senza contare che tutto il romanzo ruota attorno a un dipinto. Inoltre Nico scrive testi per una band emergente e, tra le pagine, non è raro trovare particolari descrizioni di accordi musicali. Anche le descrizioni dell’ambiente sono ben riuscite e originali.

Alla fine si ha come la sensazione che dietro la semplice narrazione dei fatti si nasconda altro. Vic porta in grembo un figlio e, mentre le sue visioni mostrano immagini di morte del passato, il tempo del romanzo si estende per i mesi necessari a far evolvere la vita dentro di lei. Inoltre il dipinto de L’isola dei morti rappresenta l’idea della vita post mortem. Vita e morte s’intrecciano costantemente suscitando l’idea che qualcosa di sovrannaturale guidi gli eventi e non lasci nulla al caso.
È stata una lettura/rilettura piacevole.


© MONIQUE NAMIE
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5 pensieri riguardo ““Ai margini del caos” di Franco Ricciardiello

  1. un genere molto particolare che può farci distrarre, accompagnandoci in quei mondi paralleli, dove i tratti onirici si confondono con la realtà. Sempre molto accurate le tue recensioni, buon wek end, un caro abbraccio. 😉

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  2. Rieccomi! Ti consiglio un altro Urania indimenticabile: “Futuro al rogo” di James Gunn. In questo libro si immagina una società in cui il popolo comincia a guardare con estremo sospetto le persone istruite, perché ritiene che usino la loro cultura per ordire dei complotti ai suoi danni: un politico (il senatore Bartlett) si accorge di questo clima ostile nei confronti degli intellettuali, e lo cavalca proponendo una legge che dichiari nemici del popolo tutti i laureati. La legge passa: a quel punto il protagonista del romanzo (il professore universitario John Wilson) prima inizia a girare per gli Stati Uniti sotto falsa identità, poi comincia a progettare una difficile fuga verso il Brasile, uno dei pochi stati al mondo ancora tolleranti nei confronti degli intellettuali.
    Questo libro è stato scritto nel 1956, quindi l’autore ha previsto addirittura con 60 anni di anticipo ciò che si sta verificando oggi. Una parte del popolo si è fermamente convinta che alcune persone istruite (più precisamente i medici) abbiano architettato un complotto ai suoi danni per arricchire le case farmaceutiche, e quindi ha deciso di ribellarsi smettendo di vaccinarsi. E come nel caso del senatore Bartlett, anche in Italia abbiamo dei politici che, anziché riportare il popolo alla ragione, legittimano o addirittura incoraggiano le sue paranoie. James Gunn ha dimostrato una lungimiranza davvero eccezionale.

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