Ritorno a Chernobyl [racconto]

Nota: Elaborato per una challenge, ma pubblicato fuori tempo massimo. Si tratta di un racconto senza troppe pretese, scritto abbastanza velocemente in un momento d’ispirazione. La miniserie “Chernobyl” ha avuto un ruolo decisivo. Il tema su cui basare il racconto era “epidemia”. Pensavo al momento in cui viene detto a Lyudmila di non avvicinarsi al marito, vigile del fuoco che era stato esposto alle radiazioni, perché lei stessa poteva venire irradiata. Ho scoperto che questa cosa non è scientificamente vera dopo aver visto un video in cui parla una medical responder operativa a Chernobyl nel 1986. Non soddisfatta, ho fatto altre ricerche e ho trovato degli articoli che confermano. Così ho deciso di modificare una parte del testo uscendo dal tema. Sì, ho impiegato più tempo per documentarmi che per la stesura del racconto. Se posso, quando parlo di eventi storici, cerco di essere quanto più accurata possibile. Alla fine del racconto trovate i link.


Foto di Bergadder da Pixabay. In realtà non c’entra con Chernobyl. È la sala di controllo di una centrale termoelettrica di Budapest.

Il coperchio del reattore RBMK, quello che chiude ermeticamente il nocciolo, è lì, davanti a Vanya. Quindici metri di diametro, oltre mille tonnellate di barre metalliche verticali sprofondate nel cuore del reattore. Da quella posizione si intravede solo il quadrato sommitale. Sembra un gigantesco Scrabble, ma quel macabro cerchio di caselle colorate non è un gioco.
Ogni colore indica una barra con uno scopo preciso. Verde: barre di moderazione normali. Grigio: tubi di pressione. Giallo: barre di moderazione ridotte. Blu: fonte di neutroni per l’avvio del reattore. Rosso: barre di moderazione automatiche. Queste ultime fanno parte del sistema d’emergenza. In circostanze disperate, se la potenza del reattore è fuori controllo, si possono azionare quelle barre premendo il pulsante AZ-5, e auspicabilmente bloccare la reazione a catena.1
Il reattore 4 della centrale di Chernobyl deve ancora esplodere, ed è già esploso. Entrambe le versioni dal punto di vista temporale di Vanya sono corrette.
La tuta protettiva e la maschera le danno un senso di soffocamento. Non sente alcun gusto metallico in bocca e questo la tranquillizza. Ma le radiazioni solo lì sotto, dopo qualche strato di cemento del pavimento, invisibili e pericolose come un virus.
È la mattina del 25 aprile 1986. La luce del sole colpisce per l’ultima volta i muri esterni del reattore 4.
«Riporta i fatti. Ottieni quante più notizie possibili sul prima. Osserva con precisione ogni cosa. Se necessario, interroga i dipendenti che ritieni più interessanti.» Erano state queste le ultime parole del capo prima della partenza.
Quando era entrata a far parte di quel ramo dei servizi segreti, non si sarebbe mai aspettata Chernobyl. Ma il suo è un sentimento banale. Vanya sa che chiunque lavori per quel ramo aveva avuto almeno una volta quello stesso pensiero, magari trovandosi a Pompei, la notte del 24 agosto del 79 d.C.
Avrebbe parlato volentieri con Valery Khodemchuk, ma non era lì. Sarebbe arrivato col turno di notte, avrebbe indossato il camice da lavoro che teneva nell’armadietto dello spogliatoio, si sarebbe aggirato per la sala turbine, sarebbe andato inconsapevolmente incontro al pericolo assieme ad altri suoi colleghi, ma nel suo destino c’era scritto qualcosa di terribilmente unico.
Vanya avrebbe davvero voluto incontrarlo, ma lui non c’era. Ricordò uno stralcio di una notizia della Pravda: “Il quarto reattore diventerà anche la sua tomba. E, forse, qualcuno scriverà su quei muri di cemento, che non è il reattore a essere sepolto qui, ma Valery Khodemchuk”.2
Fa un cenno all’operatore, situato dietro la spessa finestra di una stanza schermata, e poi lascia la sala del reattore. Toglie la maschera con un gesto brusco e riprende a respirare regolarmente. Tutti la credono lì per un controllo autorizzato dalle più alte sfere politiche.
S’incammina lungo un corridoio pieno di porte e col pavimento di piastrelle colorate che le ricordano quelle di un salotto anni ’70. In fondo c’è lo spogliatoio. Si gira e ripercorre il tracciato al contrario. Dietro una porta socchiusa riconosce un’ufficio con una scrivania ingombra di oggetti e documenti. Potrebbe prendere un foglio, una penna e scrivere qualcosa. Potrebbe lasciare una traccia di sé, un avvertimento dal futuro. Qualcosa come: “Compagni, scappate tutti finché siete in tempo, perché il reattore stanotte esploderà!” Senza lavoratori non si sarebbe fatto il test e la storia forse sarebbe cambiata.
Nessuno le vieta di provarci. Alla base hanno detto che non si corre alcun pericolo nell’alterare accidentalmente la storia. L’eventuale modifica creerebbe un’altra linea temporale autonoma, del tutto scollegata alla principale da cui arriva il viaggiatore.
Se decide di creare un’alterazione intenzionale, deve correre il rischio, conscia del fatto che non potrà nemmeno vedere i risultati di quel suo azzardo.
Entra spedita nell’ufficio, si guarda attorno. Il movimento veloce e l’agitazione le provocano una leggera vertigine. Un attimo dopo ha preso la sua decisione. Sente che le basta quell’idea: l’idea che da qualche parte, in un’altra linea temporale, in una realtà parallela, Chernobyl resterà per sempre una città sconosciuta.

Fonti
1 – RBMK – Wikipedia
2 – Chernobyl: Who is Valery Khodemchuk? What happened to him?

Chernobyl Doctor Fact Checks the HBO Series
The Real Chernobyl: Q&A With a Radiation Exposure Expert


© MONIQUE NAMIE
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13 pensieri riguardo “Ritorno a Chernobyl [racconto]

  1. ottima narrazione, ci hai riportato a quelle tragiche giornate, in cui gran parte dell’Europa doveva fare i conti col disastro delle radiazioni. Da quell’episodio abbiamo imparato molto, sono nati un sacco di comitati contro il nucleare, molte centrali sono state chiuse, e c’è stata più consapevolezza dei rischi che si corrono. Tutt’oggi comunque ne sono attive moltissime, anche in Paesi vicini a noi, come la Francia. C’è solo da sperare che quel tragico episodio non abbia mai più da ripetersi.
    Un bel racconto, riflessivo e sentito.

    Buon wek end 😉

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    1. Grazie mille del commento, Max!
      Io temo che non impareremo mai a essere abbastanza prudenti, ma spero di sbagliarmi. Ricordo che nel 2011 ci fu il referendum sul nucleare in Italia, e ho l’impressione che l’esito sia stato quello che conosciamo proprio perché nel 2011 ci fu l’incidente a Fukushima. Personalmente credo che quando si parla di nucleare non basti il 99% di certezza che tutto andrà bene, serve la certezza assoluta.
      Grazie ancora e buon weekend anche a te!

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  2. Eccomi qui a leggere ^^
    Mio fratello si era davvero appassionato alla serie, che personalmente non ho visto. Mi ha raccontato un paio di cose e, per quanto l’abbia messa in lista, ancora non l’ho guardata. Tra l’altro avevo trovato anche un paio di libri interessanti che avrei voluto leggere sull’argomento. A parte questo… la storia mi è piaciuta molto. Ben documentata e con il desiderio, da parte di Vanya, di preservare tanta gente da un disastro inimmaginabile. Certo che, purtroppo, senza quello non so quanto saremmo stati sensibilizzati all’argomento. A quanto pare sempre troppo tardi apprendiamo qualcosa… mi hai dato molto da riflettere. Grazie per il tuo racconto ^^

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    1. Mi fa piacere che sei passata nonostante la pubblicazione fuori tempo 😊
      Hai ragione, sembra che non siamo mai abbastanza prudenti e che prima di capire la reale pericolosità di una cosa debba per forza succedere qualcosa di tragico.
      La miniserie mi è piaciuta moltissimo, la consiglio. Anch’io sto cercando qualche libro a riguardo, per ora ho in lista “Preghiera per Černobyl”.
      Grazie per essere passata e per il commento! 😊

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  3. Sai che ho letto proprio il libro da cui è tratta la serie TV? L’ho trovato molto interessante, prima o poi vedrò anche la serie. Purtroppo, dubito che abbia creato un’altra linea temporale con quel blocchetto, a quei tempo non potevi ribellarti alle scelte dello stato. Ma è collegata all’altra storia, quella del Titanic? Sembra una versione evoluta di quel viaggio nel tempo.

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    1. Ho quel libro in lista di lettura, dovrebbe essere “Preghiera per Černobyl”. Visto che la serie TV mi è piaciuta, mi aspetto grandi emozioni anche dal libro. Dubito anch’io che i lavoratori avrebbero mai preso in considerazione un avviso anonimo scritto in un qualche foglietto. Questa ingenuità è uno dei motivi per cui ho specificato che è un racconto senza troppe pretese.
      La storia non è collegata a quella del Titanic. Amo i viaggi nel tempo, allora ce li infilo ovunque, senza che ci sia per forza un collegamento tra i vari racconti 😄

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  4. “Preghiera per Chernobyl” va assolutamente letto: difficilmente capiterà di trovare qualcosa del genere!
    La serie trasmessa poco tempo fa l’ho vista ed è magistrale, nel senso che – a parte un personaggio che ne incarna diversi – è molto aderente a quanto effettivamente accaduto, e una ricostruzione così fedele non capita spesso.

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