“La figlia del mercante di seta” di Dinah Jefferies

Titolo italiano: La figlia del mercante di seta
Titolo originale: The Silk Merchant’s Daughter
Autrice: Dinah Jefferies
Prima pubblicazione: 2016

Nonostante le critiche che spesso ho visto rivolte verso la Newton Compton, finora avevo trovato le proposte di questa casa editrice abbastanza soddisfacenti. Prima o poi lo scivolone doveva capitare.
Avevo acquistato questo libro approfittando di una promozione. Avevo iniziato a leggerlo, ma l’avevo subito accantonato perché sentivo che non era la lettura che cercavo in quel momento.
Questo romanzo si fonda su delle buone idee di base, ma, per alcuni motivi che andrò a spiegare, non sono riuscita ad apprezzarlo pienamente.
Lo stile è semplice (cosa che io reputo positiva), ma oltre a ciò appare anche acerbo e privo di elementi che siano riusciti a suscitarmi realmente interesse. Le numerose descrizioni dell’ambiente, talvolta inserite in momenti poco adatti, tendono a diventare dispersive. Qualche volta i passaggi da una scena all’altra mi sono parsi un po’ troppo bruschi. Ho letto la parte iniziale in lingua originale e ho avuto la sensazione che la traduzione non abbia migliorato lo stile.

I fatti si svolgono in Vietnam durante la guerra dell’Indocina. I francesi sono ormai insediati nel territorio e giustificano il loro predominio chiamando in causa la “missione civilizzatrice”. L’autrice si è informata sulla storia di quel periodo ed è andata a visitare personalmente il Paese, eppure il risultato del suo lavoro appare lontano dal romanzo storico e più vicino al sapore della telenovela, fatta di amori, bugie, tradimenti.

La protagonista, Nicole, è una diciottenne che vive in una famiglia problematica. È figlia di un uomo francese e di una donna vietnamita. Ha ereditato i tratti orientali dalla madre, che è morta dandola alla luce. Viene dipinta come una giovane insicura che cerca di imitare la sorella dall’aspetto perfettamente francese. Sembra timida e incerta, ma finisce per compiere scelte abbastanza coraggiose e disinibite, inoltre riesce a tradire senza troppi scrupoli l’unica persona che le è sempre stata vicina.
A un certo punto, Nicole, che ha sempre vissuto nell’agio e nel lusso, diventa una specie di survivor solitaria tra boschi e villaggi devastati dalla guerriglia. Alcune scelte poco logiche che compie le si ritorcono contro. Capita anche che dopo un’importante decisione si penta e, un momento dopo, cerchi di ritornare sui suoi passi.
Il suo animo confuso, costantemente a metà tra due popoli, poteva renderla un personaggio intrigante, ma nella creazione dei suoi tratti qualcosa sembra essere sfuggito di mano. Nicole risulta avere peculiarità contrastanti: è una ragazza insicura, determinata, forte, fragile, coraggiosa, timida, disinibita… Devo essere sincera, la sua caratterizzazione non mi ha molto convinta e ho avuto difficoltà a simpatizzare per lei.


I primi capitoli partono in sordina, con un’atmosfera abbastanza rosea e ingenua che si concentra sui sentimenti romantici e sognatrici di Nicole. In quest’ambientazione quasi idilliaca, la narrazione si focalizza sulla vita agiata dei francesi e delle famiglie miste. Gli elementi storici sono attenuati da un linguaggio piuttosto moderno, inoltre l’occidentalizzazione dei francesi disperde in parte i sapori dell’autentica atmosfera vietnamita.
Arrivata a metà libro mi sono detta di avere pazienza, di non giudicare troppo frettolosamente, così ho continuato a leggere sperando di farmi un’opinione migliore.
Proseguendo, la storia si macchia di qualche intrigante fatto oscuro. Alcuni tragici eventi fanno evolvere la situazione e rendono la lettura più avvincente. L’occidentalizzazione rimane in città, lo spirito vietnamita inizia a risaltare negli ambienti più poveri che Nicole si trova a frequentare. Si passa da ville e abiti di lusso a capanne fatiscenti, alla crudeltà della guerra e dei campi di rieducazione.
L’ultima parte, purtroppo, torna a concentrarsi sui sogni romantici di Nicole e sul suo rapporto tormentato con la sorella.
Ci sono alcuni momenti di tensione che tuttavia, per buona parte del romanzo, non raggiungono mai la suspense vera e propria. Ciò è dovuto in parte alla velocità con cui sono presentate certe scene, in parte allo stile che lascia trapelare la costante leggerezza rassicuratrice dell’andrà tutto bene.
Un libro poco impegnativo che non mi ha entusiasmato, ma che comunque si è lasciato leggere fino alla fine.


© MONIQUE NAMIE
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5 pensieri riguardo ““La figlia del mercante di seta” di Dinah Jefferies

  1. I libri della NC sono un po’ un terno al lotto: magari te ne capita uno bello, magari è decente, spesso è raccapricciante. Sulle traduzione, be’, hanno prezzi molto bassi, quindi immagino taglino costi dove possono a discapito di parecchia qualità.

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    1. Penso che hai ragione. Ho dovuto sperimentare la cosa di persona per convincermi che effettivamente ci sono romanzi non proprio buoni. La traduzione di scarsa qualità l’avevo incontrata già con Artemis, dove invece di tradurre “silicon” come “silicio” mi cadevano nel “silicone” 😅

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