“Ritorno a Pompei” di Amélie Nothomb

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Titolo italiano: Ritorno a Pompei
Titolo originale: Peplum
Autore: Amélie Nothomb
Prima pubblicazione: 1996

È l’8 maggio 1995 e una donna, che di professione fa la scrittrice dialogista, deve essere operata. Non è nulla di serio. Certo, è un po’ tesa, ma spera di brigarsela velocemente. Tuttavia, quando si risveglia dall’anestesia si ritrova catapultata nel 2580, in un futuro distopico, caratterizzato da una fantapolitica a tratti più agghiacciante di quella descritta da Orwell.
Il romanzo è un lungo scambio di battute tra questa donna (alter ego dell’autrice) e un uomo del futuro di nome Celsius.
Perché è finita nel 2580? Il giorno prima ha raccontato a qualcuno la sua teoria: Pompei sarebbe stata distrutta dagli archeologi del futuro. Quelle sue parole di troppo, dette quasi per scherzo e con leggerezza, hanno messo in allarme l’élite del 2580, che si è vista costretta a rapirla e segregarla in una stanza.
Celsius fa parte dell’oligarchia, ed è piuttosto sgradevole. Lo è perché dice le cose come stanno senza il filtro dell’ipocrisia: sa di essere intelligente e lo dice, considera la sua interlocutrice di scarso intelletto e lo dice. Certe volte si vorrebbe che venisse detta la verità, ma quando qualcuno lo fa risulta antipatico e sfrontato.
A.N. (queste le iniziali del nome della protagonista) e Celsius discorrono insultandosi reciprocamente. Lo scambio di battute, oltre cinismo e continui battibecchi, mette in risalto alcune interessanti riflessioni sulla società attuale e su dove essa ci potrebbe condurre.

Celsius – Ci prenda pure in giro! Lo dobbiamo alla vostra incoscienza, se ci troviamo a questo punto.
A.N. – Non se la prenda con me. Non sono responsabile delle azioni dei miei contemporanei.
Celsius – Ecco: lo ha detto. Lei viene dall’epoca dell’irresponsabilità.

La discussione tra questi due dà vita a qualcosa di fuori dal comune, ricco di spunti di riflessione. Vengono toccate importanti tematiche come l’evoluzione del progresso culturale. La bellezza non può essere usata come unico valore, perché l’estetica non contiene valori come la morale e la giustizia. Invece nel 2580 la bellezza è usata proprio come valore rappresentativo.

Celsius – Rifletta. Il Bene non lascia alcuna traccia materiale […]. Nulla si dimentica in fretta quanto il Bene. C’è di peggio: nulla passa tanto inosservato quanto il Bene, perché il vero Bene non pronuncia mai il suo nome e, se lo pronuncia, cessa di essere Bene per diventare propaganda. […] Il Bello e il Bene sono retti da leggi opposte: più si parla del Bello, più diventa bello; più si parla del Bene, meno esso lo è.

A un certo punto, Celsius rivela di essere il progettista della distruzione salvifica di Pompei. Ricoprendola di lava durante l’apice del suo splendore l’ha salvata dal degrado. L’ha fatto perché si è preso una responsabilità e perché ha rivolto il suo amore verso qualcosa di prolifico e duraturo. Amare una persona sarebbe stato un cattivo investimento.

Celsius spiega i cambiamenti radicali che nel 2580 hanno contagiato ogni campo: arte, politica, sentimenti. Il matrimonio, per esempio, è diventato rescindibile. All’inizio sembrava una cosa buona, finché le scenate coniugali non hanno iniziato a comprendere il ricatto: “Se non la pianti di… io rescindo!”
Coloro che hanno creato la struttura politica e lavorativa nel 2580 hanno un quoziente intellettivo altissimo, da geni, si potrebbe dire. E cosa hanno fatto di tanto ingegnoso una volta al potere? Invece di chiedersi quale fosse il regime migliore, si sono chiesti quale fosse il meno dannoso. Così hanno finito per scegliere il regime tirannico. Celsius racconta di atrocità come se fossero bazzecole. Ciò che sconvolge è il fatto che le scelte siano state prese da persone intelligenti. Ciò fa sorgere almeno un paio di domande:
1) Siamo certi che QI sia utile al fine di prendere decisioni per il bene collettivo? Oppure i leader vanno scelti in base ad altre caratteristiche?
2) Se il QI è lo scremante giusto, non c’erano proprio altre soluzioni alternative alla tirannia?

Il ritratto della società del futuro non è per niente incoraggiante, anzi, è piuttosto scioccante.
Sorgono interrogativi anche su come funzioni il viaggio nel tempo: esiste ancora una A.N. nel 1995? Come fa un corpo vivente a essere traslato in un altro tempo?

Non avevo buone opinioni sui libri che si sviluppano solo tramite un lungo scambio di battute, ma l’autrice riesce a instillare interrogativi stimolanti su come poter migliorare ed evitare un futuro a dir poco funesto. Positivo è anche il fatto che i personaggi da seguire sono solo due. Inoltre il tema dispotico e il viaggio nel tempo mi hanno senza dubbio aiutato ad apprezzare. Ho divorato questo romanzo in una giornata e mezza.


© MONIQUE NAMIE
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5 pensieri riguardo ““Ritorno a Pompei” di Amélie Nothomb

  1. Molto interessante questo libro! Devo assolutamente recuperarlo! Mi ispira molto e da tempo vorrei leggere qualcosa della Nothomb. Grazie per averne parlato ❤

    P.s. io mi sono innamorata dei libri che si sviluppano con soli dialoghi dopo aver letto "Le onde" della Woolf.

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    1. Ho ottenuto l’ebook grazie alla super offerta di una libreria online durante il lockdown, altrimenti chissà quando l’avrei scoperto. Questo è il primo romanzo che si sviluppa tramite dialoghi che io abbia mai letto, ed è stata proprio una bella sorpresa. Grazie a te per essere passata! 😊

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  2. Ho iniziato tempo fa la mia conoscenza della Nothomb grazie alla “Metafisica dei tubi” per esser rapita del tutto da lei con la meravigliosa storia di “Igiene dell’assassino” in cui dimostra una maestrìa fuori dal comune. Questa ultima opera non la conosco affatto ma proverò a curiosare e leggerla presto 😉

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