Il ristorante che morì il 9/11

In ricordo delle vittime dell’11 settembre 2001 riporto la mia seconda, e ultima, traduzione di un estratto da The Most Spectacular Restaurant in the Worlddi Tom Reston, pubblicato da Abrams Press.
Ringrazio l’autore per avermi dato il permesso di pubblicare sul blog la mia traduzione.
Fonte dell’estratto: The Restaurant That Died on 9/11
Sito ufficiale: tomroston.com


“Non è mia intenzione interrompere il divertimento, ma questa è una notizia seria”, disse Howard Stern alla radio. “Un aereo si è schiantato contro il World Trade Center”. Glenn Vogt, direttore generale del Windows on the World, era all’ascolto mentre percorreva la West Side Highway. Non ci poteva credere.

Ignaro della gravità della situazione, parcheggiò vicino al World Trade Center e si diresse verso l’atrio della Torre Nord, i vetri che scricchiolavano sotto i suoi piedi. Pensò, ci vorranno dei mesi per riuscire a ripulire questo casino. Come la maggior parte delle persone, anche lui credeva che a colpire l’edificio fosse stato un piccolo aereo.
I vigili del fuoco erano lì attorno in attesa di ordini. Vogt si trovava sotto un aggetto quando un corpo vi cadde sopra. Vogt si sentì improvvisamente intorpidito, sopraffatto dal sovraccarico sensoriale. C’era così tanto rumore, stavano succedendo talmente tante cose, che un velo di quiete sembrò discendere su di lui. Un vigile del fuoco disse: “Si deve allontanare dall’edificio”. E lui obbedì.

Greg Hein, il direttore di catering del Windows on the World, la sera prima era rimasto sveglio fino a tardi bevendo Michelob Lights da pochi soldi in un bar del posto mentre guardava i New York Giants giocare contro i Denver Broncos al Monday Night Football, quindi aveva dormito lì. Aveva preso il treno delle 7:43 da Massapequa, Long Island, anziché quello delle 7:11 per Penn Station. Era sul treno E quando il primo aereo si schiantò. In superficie, a Vesey and Church sentì il tremendo stridore del secondo aereo sopra la testa. Quando esplose, vide una palla di fuoco e detriti grandi come automobili che volavano in ogni direzione. Una giovane donna fu scaraventata di fronte a lui fuori dallo Stage Door Deli, le sue gambe erano terribilmente lacerate, e morì proprio lì.

Glenn Vogt era ancora in strada quando il secondo aereo si schiantò. Voleva avere una visione migliore di ciò che stava accadendo in cima alla Torre Nord, dove il Windows on the World era aperto per la colazione, quindi si diresse verso West Street. Passò davanti a un vigile del fuoco, con tutto l’equipaggiamento addosso, che piangeva. Infine riuscì ad avere una visione più chiara, e poté vedere delle persone che sventolavano grandi lenzuoli – dovevano essere le tovaglie del Windows, pensò. E poi altre persone che cadevano. Cadevano uno dopo l’altro, alcuni si tenevano per mano. Vogt si sentì impotente. Tornò alla sua auto e andò a casa a Westchester. Sua moglie e i suoi vicini corsero fuori dalle loro abitazioni ad accoglierlo non appena ebbe accostato.

***

Durante gli ultimi 25 anni, il Windows on the World aveva occupato il 106° e il 107° piano della Torre Nord del World Trade Center, con un intervallo di tre anni quando l’attività fu sospesa dopo l’attentato del 1993 che aveva ucciso sei persone, tra cui il responsabile degli acquisti del ristorante, Wilfredo Mercado. Il Windows era stato costruito con uno scopo: aiutare a vendere gli enormi grattacieli a potenziali locatari d’uffici e a una città scettica. La cosa aveva avuto successo. Il ristorante aveva aiutato le Torri Gemelle a trascendere iniziali ostilità, cause legali e critiche architettoniche. Il successo può riuscire in questo. Nel 2001, il Windows era il ristorante con il più alto incasso al mondo.

Era il ristorante in cui i newyorkesi portavano i loro ospiti arrivati da fuori, ed era il luogo in cui celebravano anniversari, lauree e compleanni. La sua attività di ristorazione era in forte espansione, una delle preferite dagli eventi aziendali. E, con uno staff di oltre 400 persone, era diventato un paradiso per i ristoratori della città: immigrati e gente del posto. Lo staff comprendeva persone provenienti da oltre una ventina di paesi.

Quando il primo aereo si schiantò contro la parete nord della torre alle 8:46 del mattino, c’erano circa 58.000 persone nell’area del World Trade Center: nelle proprie scrivanie, diretti al lavoro, e intenti a fare colazione, chi usciva dal treno PATH, e chi camminava nella piazza. Quel numero comprendeva le circa 16.000 persone all’interno delle due torri, di cui 73 impiegati al Windows on the World, sei uomini impegnati in un lavoro di ristrutturazione del ristorante al 107° piano, e 91 ospiti del ristorante, la maggior parte dei quali erano al 106° piano per una conferenza tenuta dalla Risk Waters, una società d’informazione finanziaria con sede a Londra.

Circa il 95% delle persone morte nel World Trade Center si trovava nelle zone d’impatto o sopra di esse. La maggior parte di coloro che si trovavano al di sotto dei siti d’impatto sono stati in grado di uscire. Sembra che la receptionist Beatriz Genoves sia stata l’unica dipendente del Windows on the World che aveva già iniziato il turno di lavoro a sopravvivere. Poiché l’ascensore diretto era fuori servizio, accoglieva i clienti al 78° piano, dove erano stati disposti gli ascensori per raggiungere la cima.

Le condizioni in cima alla Torre Nord rimarranno per sempre ignote. Ma erano così insopportabili che decine di persone saltarono verso una morte veloce piuttosto che restare nell’inferno che le stava inghiottendo. È stato stimato che 200 persone siano saltate, ma non è chiaro quante l’abbiano scelto intenzionalmente e quante siano state spinte da fuoco, esplosioni, finestre rotte o detriti in caduta.
Ci sono delle voci su chi sia saltato dal Windows, informazioni dedotte in parte dalla tempistica del ritrovamento e dalle condizioni dei corpi. Le congetture pubbliche si sono concentrate su The Falling Man, la vittima che è diventata una delle immagini più iconiche della giornata. Una teoria convincente sostiene che, poiché portava una giacca bianca molto simile a quella indossata da molti membri dello staff del Windows e per altre somiglianze fisiche, l’ingegnere del suono del ristorante, Jonathan Briley, morto quel giorno, sia The Falling Man.

Secondo quanto riferito, gli incendi producevano una temperatura superiore ai 1.000 gradi e l’aria era così satura di fumo tossico e soffocante da essere irrespirabile. Entro due o tre minuti dall’impatto si iniziarono a vedere persone cadere dall’edificio. Il poco che si conosce è in parte svelato dalle chiamate e dai messaggi provenienti dalle persone intrappolate all’interno.
Molti dei partecipanti alla conferenza della Risk Waters fecero telefonate – richieste di aiuto e disperate richieste d’informazioni – così come i dipendenti del Windows on the World. La club manager Doris Eng chiamò il comando dei vigili del fuoco dalla hall, chiedendo: “Che cosa facciamo?”
Si ritiene che l’assistente del direttore generale, Christine Olender, abbia raggruppato i partecipanti alla conferenza della Risk Waters e altri in un corridoio al 106° piano vicino alle scale impraticabili per chiamare il comando dei vigili del fuoco. Olender effettuò diverse chiamate nel giro di 12 minuti, a partire dalle 9 circa. Parlò con due agenti di polizia dell’autorità portuale, Steve Maggett e Ray Murray.
Le conversazioni erano disperate e sembra che Olender sapesse che le scale erano impraticabili. Chiese indicazioni su dove poteva spostare i suoi ospiti in modo che fossero lontano dal fumo. Le indicazioni e le assicurazioni degli ufficiali furono inutili.

Alla sua ultima chiamata alla polizia rispose l’agente Murray. “Salve, sono ancora Christine, dal Windows on the World al 106° piano. La situazione al 106 sta peggiorando rapidamente”, disse.
Murray informò le persone che erano con lui. “Ho ricevuto una quarta chiamata dal Windows on the World; sta peggiorando rapidamente lassù”, disse.
“Noi”, disse Olender, “abbiamo… l’aria fresca si sta esaurendo rapidamente! Non sto esagerando”.
“Sì, signora, so che non sta esagerando”, disse Murray. “Stiamo ricevendo molte di queste chiamate. Manderemo i vigili del fuoco il prima possibile. Christine, ho quattro sue chiamate, da 75 a 100 persone, Windows on the World, 106° piano.”
Olender chiese: “Che cosa facciamo per l’aria? Possiamo rompere una finestra?”
“Può fare tutto ciò che ritiene necessario per… uh, per procurarsi l’aria”, disse Murray. “Va bene”, rispose Olender.
Telefonò a casa di Glenn Vogt, dove parlò con la moglie di Vogt. “I soffitti stanno cadendo”, disse. “I pavimenti stanno cedendo”.

Ivhan Luis Carpio Bautista, un cuoco del Windows del Perù che aveva compiuto 24 anni quello stesso giorno, lasciò un messaggio sulla segreteria di suo cugino, dicendo: “Non posso andare da nessuna parte, perché ci hanno detto di non muoverci. Devo aspettare i vigili del fuoco.” Anche Moises Rivas, un altro cuoco, riuscì a fare una chiamata. Chiamò a casa per parlare con sua moglie Elizabeth, ma lei era in lavanderia. Le lasciò un messaggio dicendo che l’amava – “qualsiasi cosa succederà”, disse.

***

Certo, non tutti quelli che lavoravano al Windows on the World erano al lavoro quel martedì mattina.
Il personal trainer dello chef de cuisine Michael Ammirati si rivolse a lui nella sua palestra di Garden City, a Long Island, e disse: “Non è il suo palazzo, quello?” mentre le immagini tremolavano sui grandi schermi. Nel Queens, il capo sala (il più alto grado di cameriere) Luis Feglia aveva portato suo figlio a scuola e poi era tornato a casa, dove si era addormentato. Fu svegliato dalla telefonata di un altro capo sala. “Papi, Papi, accendi la TV”, disse. Feglia lo fece e guardò il secondo aereo schiantarsi.

Le chiamate tra i membri del personale si riversarono per tutta la città. Il cameriere Awal Ahmed, che avrebbe dovuto lavorare quella notte, dormiva quando sua moglie lo svegliò. Ahmed sapeva che il suo amico Shabbir Ahmed, con il quale aveva vissuto l’attentato del 1993, stava lavorando quella mattina. Chiamò il capo sala Shamim Hassan e parlarono mentre guardavano la televisione. Quando la Torre Sud crollò, Ahmed mise giù il telefono senza dire nulla. Non sapeva come reagire.

La notizia del disastro si diffuse attraverso diverse reti, raggiungendo persino i bambini a scuola. “È impossibile che tuo papà sia vivo”, dicevano i bambini a una delle figlie di Greg Hein che frequentava le elementari. La bambina non seppe nulla finché la madre non andò a scuola per dirle che suo padre era arrivato tardi a lavoro e quindi non era nell’edificio durante l’attacco.

***

Michael Lomonaco, executive chef del Windows, era tra le migliaia di persone che stavano entrando in città quando il secondo aereo si schiantò esplodendo. Rimase in strada con centinaia di persone, ognuno chi più e chi meno sconvolto, alcuni piangevano, altri erano isterici. La gente si riversava fuori dai palazzi che ospitavano uffici. Le squadre d’emergenza si precipitavano in ogni direzione.

L’impulso di Lomonaco fu quello di togliersi di torno per fare spazio ai soccorritori. Voleva comunque vedere cosa stava succedendo al suo ristorante. Camminò verso Chambers and Church, da dove riuscì a vedere lo squarcio nella Torre Nord, le finestre che i suoi amici e colleghi avevano rotto e la gente che sventolava le tovaglie.
Le sue tovaglie. La sua gente.


© MONIQUE NAMIE
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4 pensieri riguardo “Il ristorante che morì il 9/11

  1. momenti drammatici, incredibili per l’orrore provato da tutta quella gente, si spera solo che tragedie simili non debbano mai più capitare, ed è giusto ricordare per far riflettere su ciò che l’uomo è stato in grado di compiere…
    Un ottimo lavoro il tuo…

    Buon wek end 😉

    Piace a 1 persona

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