“Proteggimi” di Bocelli dal film “Vajont”

Una scena dal film Vajont di Martinelli

Interpretata da Bocelli, Proteggimi è la colonna sonora conclusiva del film Vajont di Martinelli. La traccia è inclusa nel DVD Credo del 2006.

Con l’avvicinarsi della fatidica data del 9 ottobre, i miei pensieri sono attratti verso un’unica direzione. (Per chi non lo sapesse, il 9 ottobre 1963 una frana grande quanto una montagna, istigata dalla mano dell’uomo, cade dentro il lago del Vajont provocando uno tsunami che spazza via il paese di Longarone, e parte delle frazioni di Codissago e Castellavazzo. Dall’altra parte della diga, cancella le borgate di Fraseign, Spesse, Pineda, Prada, Marzana e San Martino). Se non avete visto il film Vajont di Martinelli, forse la colonna sonora che propongo in questo articolo non vi emozionerà tanto quanto emoziona me. Ho letto da qualche parte che il cervello umano ricollega canzoni e melodie al ricordo di ciò che avviene nel momento dell’ascolto. Ciò crea un valore aggiunto, ed è per questo che alcune canzoni assumono un significato speciale.
Non sono appassionata di lirica, ma esistono alcuni brani di questo genere che sono in grado di toccare le giuste corde. Proteggimi di Bocelli è uno di quelli capaci di farmi venire i brividi, in senso positivo. Trovo che esprima un senso d’inquietudine e sovrumana potenza in grado di rappresentare in modo suggestivo l’orrore della tragedia del Vajont. Testo e composizione musicale si fondono trasmettendo l’idea di qualcosa di sovrannaturale. La canzone assume così un senso di preghiera recitata nell’instante dell’apocalisse.

Il richiamo all’acqua, che portò morte e distruzione, torna più volte nel testo: “Sono solo in questo mare”, “su questo mare conclama forte, su questo grande mare”, “e sotto questo cielose io l’ascolto, mi sembra ancora mare”, “di rosso il lago si riempie”, “portami dove tu hai inizio, oltre queste onde”.

Un altro elemento che si fa strada tra i versi è quello del tempo. Un tempo che non c’è più, un tempo che si è cristallizzato. È chiaro in questa parte: “Ore che son del tutto finite”. Un po’ meno esplicito è il riferimento qui “e intorno, sai, più niente vola, neanche gli uccelli”, dove il tempo fermo coincide con la morte. Ascoltando questo pezzo, io vedo gli scenari del prima e del dopo. Un’atmosfera identica a quella che viene raccontata degli istanti immediatamente antecedenti la frana: non un filo di vento, non un rumore. Gli animali della montagna sono come intrappolati nella tela di un pittore, tesi e immoti nell’ascolto del segnale che sta per arrivare. E un attimo dopo, l’inferno: la fuga caotica, il terremoto, la montagna che si muove, il rombo assordante, l’acqua che infuria, l’aria che esplode, la fine.
Lo scenario del dopo che percepisco è quello di un cielo congelato, perché l’orologio dell’universo in quella parte di mondo si è arrestato assieme a chi non c’è più. Niente si muove attorno, le nubi si sono cristallizzate, gli uccelli sono sagome fisse su una tela livida. Per quasi 2000 persone il tempo non scorre più. Gli oltre 400 bambini morti resteranno sempre bambini, le donne in attesa non daranno mai alla luce i loro figli.
La solitudine ritorna prepotente per tutta la durata della canzone. Una persona che si trova persa si rivolge a Dio dicendo: “sono solo in questo mare”. Chiede protezione e rassicurazione: “lo sai che sono solo / dimmi che non sono solo”. È la rappresentazione dello stato d’animo di tutte le persone colpite dalla tragedia, ma soprattutto dei sopravvissuti che devono sopportare il peso della perdita e dell’abbandono da parte delle autorità.

E tu proteggimi, Dio, sono solo in questo mare,
in questa strada quando è sera
e intorno, sai, più niente vola, neanche gli uccelli.

[Coro]
Su questo mare conclama forte, su questo grande mare.

E tu proteggimi, lo sai che son solo
e sotto questo cielo
se io l’ascolto, mi sembra ancora mare
dove finisce portami
dimmi che non sono solo
dimmi che tu mi aiuterai.

[Coro]
Brillan nuovi fuochi così vicini a te
ore che son del tutto finite
di rosso il lago si riempie
vedono le albe della collina, e allora è lì l’immenso.
E intorno, sai, più niente vola, neanche gli uccelli.

Dentro di me passano nuvole nere, io non so dove portano,
ma in questo buio io sento voci lontane, e sono voci chiare.
Portami dove tu hai inizio, oltre queste onde.

[Coro]
E intorno sai più niente vola, neanche gli uccelli
su questo mare conclama forte, su questo grande mare

E tu proteggimi, lo sai che son solo
e sotto questo cielo
se io l’ascolto, mi sembra ancora mare
dove finisce portami
dimmi che non sono solo
dimmi che tu mi aiuterai.

[Coro]
E intorno sai più niente vola, neanche gli uccelli
su questo mare conclama forte, su questo grande mare


© MONIQUE NAMIE
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4 pensieri riguardo ““Proteggimi” di Bocelli dal film “Vajont”

  1. quasi commovente l’intensa interpretazione che hai dato a questa ricorrenza, sempre molto sentita, e sulla quale c’è tanto da riflettere, se non altro dal punto di vista della fragilità del nostro territorio. Proprio in queste ora moltissime situazioni critiche stanno coinvolgendo il nord Italia.
    Boccelli piace molto anche a me, le sue interpretazioni sono strappalacrime.

    Buon wek end, un abbraccio.. 😉

    Piace a 1 persona

    1. Nel caso del Vajont la fragilità del territorio è stata accentuata dalla mano dell’uomo che ha costruito la diga. Se l’uomo non ci avesse messo lo zampino, probabilmente la montagna sarebbe rimasta al suo posto per chissà quanti altri millenni.
      Grazie per il tuo sentito commento. Buon weekend e un abbraccio anche a te 🙂

      Piace a 1 persona

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