“Non ti muovere” di Margaret Mazzantini

Titolo: Non ti muovere
Autrice: Margaret Mazzantini
Prima pubblicazione: 2001
Vincitore del Premio Strega 2002

“Eppure ho visto cose sotto queste mani di orologiaio sanguinario, ho sentito sussulti che non provenivano dalla carne, vite che lottavano con una tenacia improvvisa come se godessero di un ausilio che non era il mio, né quello delle macchine, vite che chiedevano ancora e, sotto i miei occhi increduli, ottenevano.

Coincidenza vuole che i due libri correlati al Premio Strega che ho letto finora siano scritti entrambi in prima persona, con la voce narrante di un genitore che parla al proprio figlio scomparso o che sta scomparendo. (L’altro a cui mi riferisco è Resto Qui di Marco Balzano).
Ho intrapreso questa lettura dopo aver guardato l’omonimo film e aver scoperto che era stato tratto da un romanzo. Ho oscurato lo schermo qualche volta durante alcune scene. Guardo Bones senza problemi, ma non riesco a gestire le scene in cui è in atto una violenza esplicita. Il film mi ha lasciato sensazioni contrastanti. Tristezza, irrealtà, straniamento, poesia… e desiderio di approfondire, così ho cercato il libro.
In Non ti muovere, Timoteo, la voce narrante, è un padre, un marito, un violentatore, un chirurgo, una persona insoddisfatta della propria vita. Parla a sua figlia, Angela, che ha avuto un incidente in motorino ed è finita in rianimazione nell’ospedale in cui lavora. Mentre lei si trova in un limbo, tra la vita e la morte, lui si sfoga raccontandole la sua vita prima di lei. La relazione extraconiugale con una donna sciatta prima che Angela nascesse. Quella di Timoteo è un’esistenza fatta di depravazione come reazione all’insoddisfazione e alla noia di un’esistenza che si è costruito più per le aspettative degli altri che per suo desiderio.
Sulla vicenda narrata gravita un costante velo di tragicità. Qualche lieto evento si palesa, ma l’insoddisfazione del protagonista porta tutto alla rovina.
Lo stile della Mazzantini è ciò che ho apprezzato di più, lo trovo squisito. Fa uso di parole ricercate e si esprime con linguaggio poetico. Può descrivere anche una stanza marcescente, o la sporcizia ai lati della strada, ma l’eleganza con cui incastra le parole fa sembrare artistico anche il degrado. Sì, secondo me lo stile è ciò che dà maggiormente valore a questa narrazione.
Di solito, prima di decidermi a leggere un libro cerco le recensioni più negative. Alcuni hanno detto di aver trovato la storia rivoltante e piena di volgarità. Al contrario, io ho trovato le descrizioni delle violenze siano quasi evanescenti e spesso lascino molto all’immaginazione. Altri hanno dichiarato che manca di realismo. Su questo sono più d’accordo, alcune parti sono decisamente irrealistiche, e sono riportate allo stesso modo anche nel film. Questi passaggi che lasciano il sentore di trovarsi tra il delirio di un sogno e l’allucinazione mi hanno intrigata.

C’è stato un salto nella stanza circolare del tempo piena di porte che sono tutte lì, nel cerchio, senza un ordine d’ingresso, quando l’irreale si affaccia e diventa lecito.

Qualcuno si è chiesto quale fosse il messaggio che la Mazzantini voleva trasmettere scrivendo questo libro. Mi sono posta anch’io la domanda e non sono riuscita ad arrivare ad un’unica conclusione, ma a più ipotesi.
Nel romanzo c’è un uomo che sonda la vita di più donne. La derelitta Italia è il personaggio femminile principale, l’amante che dentro di sé sogna di diventare protagonista della vita di Timoteo. È curioso che l’uomo che si focalizza sulle donne sia stato lui stesso inventato da una donna. Il tutto appare come una strana matriosca, nella quale sotto ogni strato appare una creatura femminile con caratteristiche diverse.
Il libro forse vuole far trasparire la forza insita nel genere femminile sotto diversi aspetti, alcuni facilmente individuabili, altri più celati. Forse il romanzo vuole anche mostrare come una vita fatta d’insoddisfazione provochi una catena di dolore che si espande a tutte le persone più vicine.

Meglio il film o il libro? Per quanto Castellitto, che nel film interpreta Timoteo, sia uno dei miei attori italiani favoriti, la mia preferenza ricade sul libro. Il motivo principale è che il racconto è intriso di poesia e anche le scene esplicite nel libro sono attenuate dall’eleganza dello stile. Del film mi è rimasta positivamente impressa la scena della festa accompagnata dalla canzone If It Be Your Will di Leonard Cohen. Trovo riesca a trasmettere in modo trascendente lo stato d’animo di Timoteo diventando colonna sonora della sua intera vita.
Lettura senza dubbio consigliata.


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