Film: “The Impossible”, la storia vera dello tsunami in Thailandia [spoiler]

Titolo originale: Lo Imposible
Titolo internazionale: The impossible
Paese di produzione: Spagna
Anno: 2012
Genere: drammatico, catastrofico, storico

Trama
Una famiglia spagnola composta da padre, madre e tre figli, si trova in vacanza in Thailandia per le feste di Natale. Quello che dovrebbe essere un piacevole periodo di svago e divertimento si trasforma in un incubo. Il 26 dicembre 2004, infatti, uno tsunami colpisce le spiagge tailandesi portando morte e distruzione.


Il film mostra delle scene piuttosto forti. Il sangue e le ferite della protagonista sono piuttosto realistici. Quando andai a vederlo al cinema, ricordo che una persona in sala si sentì male e fu portata fuori, forse proprio a causa della vista del sangue.
Come se tutto l’orrore della tragedia mostrato nel film non bastasse, ho voluto guardare anche i documentari con le riprese autentiche del disastro, per cercare di capire fino a che punto The Impossible era fedele ai fatti. Ebbene il film è stato creato in modo molto realistico e lo svolgersi degli eventi appare conforme alla realtà che si può osservare nei video amatoriali.

Il film si apre con la famiglia protagonista a bordo di un aereo diretto verso la Thailandia. È il 24 dicembre 2004. Tutto sembra perfetto, ma il padre, la madre e i tre figlioletti faranno in tempo a godersi solo due giornate sulle coste paradisiache di quell’angolo di mondo prima che l’inferno si riversi loro contro.
L’epicentro del terremoto viene registrato nell’Oceano Indiano al largo della costa nord-occidentale di Sumatra. Di lì a poche ore un catastrofico tsunami si abbatterà su un’ampia zona del sud-est asiatico.
Nessuno capisce che cosa sta succedendo se non quando è ormai troppo tardi. Nessuno comprende, perché nessuno aveva mai assistito a una cosa del genere prima di allora. Né i turisti, né gli abitanti stessi del posto sanno dare una spiegazione immediata a quel mare che si è ritirato di parecchi metri. L’acqua inizia poi a salire velocemente, come una marea improvvisa e ribollente. In lontananza si notano più frangenti schiumosi in avvicinamento. Poiché non viene diramato nessun avviso di allerta, le persone si rendono conto della gravità della situazione troppo tardi.
Nel film la dinamica precisa del sopraggiungere dell’onda non viene mostrata. La famiglia in questione in quel momento non si trovava sulla spiaggia, ma dentro al recinto dell’hotel vicino alle piscine. I protagonisti, dunque, assistono a un’improvvisa quanto sinistra calma che viene interrotta, qualche istante dopo, dall’arrivo dello tsunami.

Dalla testimonianza della vera Maria, interpretata nel film da Naomi Watts:

“[…] Abbiamo iniziato a sentire un rumore spaventoso. Mi sono guardata attorno pensando che fosse solo la mia immaginazione. Nessuno ha riconosciuto il suono. Era come se il mondo stesse andando a pezzi, eppure tutto appariva perfetto. Guardando verso la spiaggia ho visto un enorme muro nero. Non ho pensato che fosse il mare. Ho pensato che fosse un enorme muro nero che stava venendo a prenderci […]”


All’arrivo dell’onda, i protagonisti vengono separati e sbalzati con violenza sott’acqua. In questo momento le riprese restano focalizzate sulla madre, Maria, e sul figlio maggiore, Lucas. Del padre e degli altri due figlioletti non si sa nulla.
Mi piace molto la parte di Lucas, il primogenito, impersonato da Tom Holland, nomination per miglior attore rivelazione. Il modo in cui reagisce alla tragedia lo fa apparire maturo e risoluto per la sua età. Nonostante abbia appena dieci anni dimostra di avere un carattere forte e coraggioso.

“I due ragazzi più piccoli erano in piscina con mio marito. Lucas, il maggiore, era proprio di fronte a me. Era appena uscito dalla piscina per andare a prendere la palla che gli avevamo comprato per il giorno di Natale.
Ho urlato a mio marito e ai bambini. Pensavo fosse la nostra fine. Lucas gridava: «Mamma, mamma». Poi sono scomparsi tutti sott’acqua.”

Le immagini presentate al pubblico attraverso la pellicola sono crude e drammatiche. La sofferenza della donna, che deve arrancare verso l’ospedale con una bruttissima ferita alla gamba, è palpabile. Al cinema un’amica a un certo punto propose di uscire dalla sala, perché non si aspettava immagini tanto sanguinose, ma alla fine siamo rimaste.

“Sott’acqua ho passato dei momenti molto difficili: shock e paura per i ragazzi.
Ricordo di essere stata spinta contro dei muri. Li sentivi tremare e rompersi. Non sentivo dolore fisico, ma la sensazione di annegamento era come essere in una centrifuga. I medici hanno detto che sono rimasta sott’acqua per più di tre minuti perché i miei polmoni erano pieni d’acqua.
Quando ho raggiunto la superficie mi sono aggrappata a un albero e l’ho tenuto stretto
[…].

Anche quando la vicenda si avvicina all’epilogo, ed è ormai chiaro che tutti i componenti della famiglia sono vivi, il regista è ancora in grado di tenere il pubblico col fiato sospeso. Maria viene operata d’urgenza e Lucas la perde di nuovo di vista. Tra la confusione di chi si aggira da un ospedale all’altro cercando i propri cari, nulla appare più scontato. Ci si può passare accanto e non vedersi, prolungando l’agonia data dall’incertezza di essere forse rimasti soli per sempre.
Il film mi è piaciuto soprattutto perché parla di un evento storico causato da una catastrofe naturale e mostra fatti realmente accaduti in modo fedele. La storia di questa famiglia è una delle poche, forse l’unica, in cui cinque persone si perdono nella furia dello tsunami per poi riuscire a riabbracciarsi.
In The Impossible viene raccontata la sofferenza data dalle ferite fisiche ed emotive, l’egoismo di chi non è stato toccato dalla tragedia e non riesce a empatizzare con chi ha perso tutto, ma anche la gentilezza che le persone sono in grado di donarsi quando si trovano accomunate dallo stesso dolore. È un film che da una terribile catastrofe riesce comunque a estrapolare uno spiraglio si speranza.

Fonte dell’intervista alla vera Maria da cui ho tratto le citazioni: The Real Story Behind The Impossible.


© MONIQUE NAMIE
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