“Mondo piccolo. Don Camillo” di Giovannino Guareschi

Titolo: Mondo Piccolo. Don Camillo
Autore: Giovannino Guareschi
Prima pubblicazione: 1948

Il primo volume della serie.
Nel Mondo Piccolo creato da Guareschi il più delle volte ci si odia volendosi bene e ci si regala bombe inesplose come uova di Pasqua. Qui i nemici sono anche i migliori amici e chi prima dice “ti spacco la testa”, poi difende il destinatario della violenza verbale da chi vorrebbe spaccargliela veramente. Insomma, situazioni avvincenti finché si leggono in un romanzo, ma di cui uno farebbe volentieri a meno nella vita reale.
Il libro è una raccolta di racconti: le storie seguono un filo temporale preciso, quindi conviene leggerle nell’ordine in cui sono proposte.

Il clima qui narrato è quello storico-politico italiano che va dal dicembre 1946 al dicembre 1947, periodo in cui girano facilmente armi come in un far west e si avverte la tensione della Guerra Fredda. I racconti sono ambientati in un piccolo paesino della Bassa padana collocato in un punto imprecisato da Piacenza in giù, tra il Po e l’Appennino. Il paesino in questione, nelle versioni cinematografiche, è Brescello (che ho visitato e di cui ho parlato in quest’altro articolo). Mentre nelle prime edizioni del libro, Don Camillo viene presentato come l’arciprete dell’immaginario paese di Ponteratto.
Qui la gente è temprata dalla guerra appena conclusa e dal duro lavoro. Nell’ambiente rurale trovano terreno fertile superstizioni e leggende. Il sovrannaturale è una presenza costante in queste storie: in alcune è un’ombra appena accennata, in altre è una figura piuttosto definita che interviene nella vita delle persone in modo decisivo.

Guareschi usa una satira tendente al sacrilego. Per certe case editrici russe è “quasi blasfemo”, nonostante all’inizio abbia argomentato in modo convincente la sua scelta:
“Adesso c’è il fatto che in queste storie parla spesso il Cristo crocifisso. Perché i personaggi principali sono tre: Don Camillo, il comunista Peppone e il Cristo crocifisso.
Ebbene qui occorre spiegarsi: se i preti si sentono offesi per via di Don Camillo, padronissimi di rompermi un candelotto in testa; se i comunisti si sentono offesi per via di Peppone, padronissimi di rompermi una stanga sulla schiena. Ma se qualcun altro si sente offeso per via dei discorsi del Cristo, niente da fare; perché chi parla nelle mie storie, non è il Cristo, ma il mio Cristo: cioè la voce della mia coscienza. Roba mia personale, affari interni miei. Quindi: ognuno per sé e Dio per tutti.”

Già da queste righe si delinea la particolare personalità di Guareschi. Raramente trovo autori che, trasponendo il loro carisma nel testo, riescono a coinvolgermi così tanto. Il carattere dei personaggi per me riflette quello fortemente emotivo dell’autore: istintivo, irruento, impulsivo, talvolta vendicativo, ma anche giusto e convinto sostenitore di nobili valori morali. Un’indole che nella vita finirà per metterlo più volte in situazioni scomode. Nel 1943, per esempio, dopo essersi rifiutato di combattere per la Repubblica Sociale, fu arrestato dai tedeschi e mandato in due campi di prigionia, prima in Polonia e poi in Germania.

Don Camillo e Peppone sono due uomini che hanno combattuto la guerra assieme e si sono trovati a un passo dalla morte uno di fianco all’altro. Si sono beccati delle pallottole addosso e hanno sofferto le dure condizioni di vita al fronte. Forse anche per questo si sentono così legati. Nonostante le differenze di cultura e di orientamento politico i loro ideali più profondi sono gli stessi: sono fatti della stessa pasta, sono stati plasmati in modo uguale dagli stessi traumatici eventi. Entrambi ci offrono un emozionante spaccato della loro vita durante la guerra nel racconto “Autunno.

Circa la metà delle storie contenute in questo volume è ispirata, almeno in parte, a eventi reali. L’altra metà è frutto della fantasia dell’autore. In Incendio doloso, per esempio, una cascina abbandonata fatta di vecchi sassi prende inspiegabilmente fuoco. Non si capisce come possa bruciare, visto che è solo un mucchio di pietra. Viene poi svelato che dentro erano state nascoste armi da fuoco ed esplosivo. Capitò davvero che un membro del PCI avesse nascosto nella cantina di casa un arsenale bellico e che poi sia saltato tutto per aria a causa di un incendio. Ne Il cane c’è una presenza animale inquietante che di notte inizia a ululare sull’argine del fiume terrorizzando la gente che interpreta i lamenti come presagio di qualcosa di oscuro. Il cane, in realtà, veglia sul cadavere del padrone ucciso durante la guerra civile del 1943-45.

I miei racconti preferiti sono quelli in cui prevale il sentimento d’amicizia tra i due protagonisti e in cui c’è un marcato elemento soprannaturale. In “La bomba (o “Articolo 7”, a seconda dell’edizione) aleggia una doppia sensazione: fatalità o intervento divino? In “Giulietta e Romeo” la storia di due giovani innamorati è inserita in un contesto di sinistre leggende di fantasmi legate al fiume Po. In “Paura il Cristo crocifisso oltre a parlare, per un attimo sembra anche muoversi proprio nell’istante decisivo utile a salvare Don Camillo. Dall’altra parte Peppone preferisce rivolgere l’arma contro uno dei suoi uomini sapendo che quello stava mettendo in pericolo la vita del suo amico prete.

Per approfondire:
Don camillo in Russia


© MONIQUE NAMIE
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14 pensieri riguardo ““Mondo piccolo. Don Camillo” di Giovannino Guareschi

    1. Secondo me ne vale la pena, soprattutto se ti piace l’argomento e hai già simpatia per i personaggi, ma anche solo per curiosità. Io prima ho guardato i film e poi ho voluto provare a leggere i libri (al momento ho recuperato i primi due della serie). Nei film vengono ripresi solo alcuni episodi, quindi non ci si spoilera mai tutto il libro.

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  1. Purtroppo non ho mai letto, anche se in questo caso credo che il cinema abbia reso degno tributo grazie anche alla bravura di Fernandel e Gino Cervi, e dunque sono già affascinata dai personaggi che nei loro ruoli antagonisti e a tratti caricaturali riescono a regalare momenti esilaranti ma anche riflessioni.
    Tengo senz’altro presente, grazie!

    Piace a 1 persona

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