3.11 in Giappone: la storia di Toshie Itō

L’11 marzo 2011 alle ore 14:46 un terremoto di magnitudo 9 colpì la regione di Tōhoku, nel Giappone settentrionale. In seguito alle scosse si generò uno tsunami con onde alte oltre 10 metri.
Esistono molti video e documentari sull’accaduto. Tra tutti quelli che ho visionato, in questo articolo voglio soffermarmi su uno in particolare. È un documentario in lingua giapponese e sottotitoli in cinese nel quale diversi sopravvissuti raccontano la loro storia, dalla scossa di terremoto all’arrivo dello tsunami. Una testimonianza in particolare mi ha colpito, perché racconta gli ultimi istanti di Toshie Itō, una ragazza che non ce l’ha fatta.
Svolgendo una ricerca in italiano o in inglese non si trova nulla su di lei. Questo mio articolo vuole essere un modo per ricordare non solo Toshie, ma tutte quelle vittime che non sono mai state nominate/ricordate al di fuori dei confini dell’Estremo Oriente.

“La grande onda di Kanagawa” opera di Katsushika Hokusai

Takashi Sasaki inizia a scattare foto e a riprendere il centro di Rikuzentakata. Subito dopo il terremoto le persone sono fuori in strada, ma il pericolo sembra scampato e non si avverte più nessun senso di ansia e preoccupazione.
Alle 15:24, chi si trova nei pressi della costa inizia a notare delle anomalie. Il mare si è ritirato e si può vedere quella parte del fondale che di solito è sempre coperta d’acqua. Al centro di Rikuzentakata le persone si radunano davanti al municipio in attesa di capire dove prendere riparo. Dall’altoparlante una voce avverte del pericolo tsunami.

Alle 15:25 le enormi onde dello tsunami iniziano a vedersi chiaramente in mare aperto mentre avanzano verso la costa. In quel momento il pompiere Sazuichi Yamato è sullo sbarramento costruito apposta per fermare un eventuale tsunami. È tranquillo, finché a un certo punto nota che le onde hanno superato con violenza il frangiflutti e si stanno riversando con troppa furia contro lo sbarramento. Decide allora di fuggire a bordo del camion di servizio con i colleghi. Risalendo la città urla a tutti quelli che incontra per strada di mettersi al riparo. Se avesse aspettato qualche minuto in più, probabilmente non avrebbe potuto raccontare la sua storia.

Sasaki continua a riprendere il centro di Rikuzentakata. Residenti e lavoratori corrono verso gli edifici designati come rifugi. Toshie Itō è receptionist nella sala civica comunale. Si dirige proprio lì, in quell’edificio di tre piani, uno degli undici designati come rifugio sicuro in caso di tsunami. Anche la collega Mai Kimura va verso quella direzione, ma a un certo punto, quando si trova in mezzo alla strada, sente qualcuno gridare da sopra il municipio: «Tsunami! Lo tsunami sta arrivando!» Per qualche motivo che non sa spiegarsi, invece di proseguire verso la sala civica, si gira e corre dalla parte opposta, verso la scalinata del municipio che ha in totale quattro piani (uno in più della sala civica). Qui, sul tetto del municipio, hanno preso rifugio 50 persone.

Ore 15:28. Lo tsunami si avvicina sollevando la polvere degli edifici distrutti. Foto dal tetto del municipio di Rikuzentakata.

Lo tsunami intanto diventa ben visibile a tutti. Le onde scure si abbattono sulla città e subito si alza la polvere degli edifici divelti e trascinati via. La corrente turbinosa sale e si avvicina pericolosamente al quarto piano del municipio.

Vista dal tetto del municipio di Rikuzentakata. L’edificio cerchiato a destra è la sala civica di tre piani.
Vista dal tetto del municipio di Rikuzentakata. Il tetto della sala civica sta per essere sommerso.

Qualcuno indica l’edificio di fronte e grida: «Quante persone ci sono lì?»
Arriva la risposta: «11, 12 persone.»
Dovrebbero essere state di più. Quasi 200 persone.
Poi un forte clangore. Le onde cariche di detriti raggiungono il tetto della sala civica e quelli sopra al municipio non possono far altro che guardare. Colleghi, conoscenti, vicini di casa vengono ingoiati dalle onde e portati via sotto i loro occhi impotenti.
La sala civica è scomparsa. Gli elicotteri che monitorano la situazione dall’alto riescono a vedere solo il tetto del municipio.
Un sopravvissuto rivela i pensieri che ha avuto durante quegli attimi: «Non riuscivo a crederci. In un istante, la città si era trasformata in un mare. La situazione era così tragica che pensai che tutti i residenti fossero morti, che solo poche persone in città fossero sopravvissute.»
A Rikuzentakata, undici edifici erano stati designati come rifugi sicuri in caso di tsunami. L’11 marzo 2011, dieci di essi vennero sommersi e la maggior parte di chi vi si era rifugiato sopra rimase ucciso.
Tra le vittime c’è Toshie Itō che, nella foto di famiglia, ha un sorriso rassicurante con due fossette e tiene le dita a “V” nel classico gesto che esprime positività.
Il corpo di Toshie verrà ritrovato circa due settimane dopo il disastro. Il padre, Masakatsu, racconta: «Andò nella sala civica, come previsto dal piano di evacuazione. Le persone che andavano lì credevano di essere al sicuro.»

L’allora fidanzato di Toshie, Masato Abe, si trova nei pressi del parco del municipio quando sente qualcuno urlare: «Lo tsunami ha superato lo sbarramento! Scappate!» Attraversa di corsa il parco in direzione del municipio e in lontananza vede Toshie dirigersi verso la sala civica. È troppo lontana perché possa sentirlo mentre la chiama, così prosegue pensando che sarebbe comunque stata al sicuro.
L’aveva incontrata a una cena di lavoro. Aveva un bel sorriso, era una bella persona. Le piaceva andare al ristorante e fare snowboard. Toshie e Masato si erano dichiarati nel 2010 in un parco di Sendai. «Le avevo detto: “Ti proteggerò per sempre”. E lei mi aveva ringraziato.» Il matrimonio era stato programmato per l’estate. Ora si rimprovera di non averla costretta a salire sul municipio con lui.
All’inizio sentiva di non avere più alcuna voglia di vivere, ma poi aveva pensato alle molte altre persone che avevano perso qualcuno di caro. Molti suoi colleghi avevano continuato a lavorare nel dolore della perdita e così aveva fatto anche lui.

Fonti
Il documentario: [NHK]影像紀錄:東日本大地震(簡中字幕) [NHK] Video: il grande terremoto del Giappone orientale (sottotitoli in cinese semplificato)
Un articolo su www.yomiuri.co.jp


© MONIQUE NAMIE
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4 pensieri riguardo “3.11 in Giappone: la storia di Toshie Itō

  1. un tragedia immane della quale non si è parlato abbastanza. La cosa che mi ha colpito è stato come la città, l’intera Regione, abbia saputo rialzarsi in fretta, dopo poche settimane quasi non c’era più traccia di quel disastro stratosferico. Se fosse capitato dalle nostre parti ci sarebbero ancora macerie sparse oggi, a distanza di 10 anni…

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    1. È vero, quando succede qualche disastro in Giappone, sono sempre molto veloci e diligenti nel sistemare e ricostruire. È parte della mentalità del Paese darsi da fare in modo assiduo. Da noi ci sono ancora degli sfollati per un terremoto di ormai 5 anni fa.

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