L’antica arte del trucco in Cina

Anche in Cina esiste un detto simile al nostro “gli occhi sono lo specchio dell’anima”. L’ho scoperto leggendo un articolo sulle usanze cosmetiche proprie delle donne dell’antica Cina.
I cinesi dicono che gli occhi sono le finestre dell’anima (眼睛是心灵的窗户 yǎnjīng shì xīnlíng de chuānghù), e le sopracciglia sono lo spirito dell’intero trucco.
Truccarsi per le donne cinesi è sempre stato qualcosa di fondamentale. Secondo i cinesi, non è solo una tendenza innata delle donne, o qualcosa di imposto dall’etichetta, è soprattutto un modo per dimostrare cortesia e rispetto per gli altri. Se una donna si trucca per mostrarsi al meglio a qualcuno, vuol dire che ha in grande considerazione la persona in questione. È un modo implicito per dimostrare stima verso l’interlocutore.

La scatoletta in basso a sinistra conteneva i trucchi e uno specchietto.

Nell’antica Cina, vi era l’usanza per le donne di stendere sulla fronte una specie di polvere a base di piombo e pigmento giallo. Questo trucco era chiamato “giallo d’oca”, “giallo corvo” o “giallo appiccicoso”. Tra le sopracciglia veniva posto un segno decorativo rosso chiamato huādiàn (花钿) molto popolare durante la dinastia Tang.
A quei tempi, le materie prime disponibili erano limitate. Inizialmente come cipria si usava la polvere di riso, che però aveva un difetto: non era resistente all’acqua. Per risolvere questo problema nacque la polvere di piombo che era impermeabile e che, in realtà, conteneva più elementi: piombo, stagno, alluminio e zinco. Oggi sappiamo che il piombo è tossico e che a lungo termine causa gravi danni al corpo.
Il trucco di colore rosso si usava sulle labbra e sulle guance ed era contenuto in una piccola scatoletta da cui veniva attinto. La materia prima da cui è ricavato è il fiore di una pianta. Si pensa che questo belletto sia stato introdotto dalla tribù nomade degli Xiongnu.

A seconda del periodo storico e del trascorrere delle dinastie il modo di truccarsi cambiò. Le donne delle dinastie Ming e Qing, per esempio, usavano dei trucchi più leggeri.

Fin dai tempi antichi, le moltissime poesie che descrivono gli atteggiamenti femminili menzionano l’arte di dipingersi le sopracciglia (huàméi 画眉). Ne è un buon esempio la poesia che porto in conclusione di questo articolo. Si tratta di una composizione in quattro versi formati da sette caratteri ciascuno e risalente alla dinastia Tang. È stata scritta da Zhu Qingyu e presentata da Zhang Ji durante il suo esame imperiale per ottenere il titolo di Jìnshì (进士), “letterato introdotto”, una delle più alte qualifiche ottenibili superando gli esami imperiali dell’antica Cina.

近试上张籍水部

洞房昨夜停红烛,待晓堂前拜舅姑。
妆罢低声问夫婿,画眉深浅入时无?

Al segretario Zhang Ji
in vigilia degli esami imperiali
Spegne le candele rosse rimaste accese tutta la notte nella camera nuziale,
e attende timorosa l’alba per un parere favorevole dei genitori dello sposo.
Finisce di sistemare il trucco e chiede dolcemente al marito
se le sue sopracciglia sono dipinte di una tonalità alla moda.


Curiosità: secondo gli studiosi, la sposa timorosa di ricevere il giudizio dei suoceri si può paragonare a Zhang Ji timoroso di ricevere il giudizio degli esaminatori.

Fonti

Art.people.com.cn
Wikipedia: Esami imperiali
Wikipedia: Jinshi
近试上张籍水部 su Baikebaidu.com


© MONIQUE NAMIE
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Monique Namie


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