Vita da portalettere: i postini di una volta e altri argomenti

Non toccare la mia roba!
Una cosa che ho notato fin dall’inizio e che mi ha fatto storcere il naso è che nell’ufficio dove sono capitata i superiori si sentono autorizzati a mettere rudemente le mani negli oggetti che mi appartengono, anche se solo momentaneamente. Oggetti che devo avere cura di preservare integri e di non smarrire.
Il primo giorno nell’ufficio amministrativo c’era un carrellino con sopra qualche scatola. Mi viene detto che dentro ci sono i miei DPI (Dispositivi di Protezione Individuale, ovvero casco, scarpe, casacca rifrangente). A fine giornata vado a prendere le scatole per portarle a casa e trovo la scatola del casco rotta da qualcuno che l’ha aperta malamente per vederne il contenuto. Mai visto un casco in vita vostra? In effetti quello che mi hanno dato in dotazione è giallo (tutti gli altri postini ce l’hanno bianco) e con un’apertura per la traspirazione sulla sommità che desta una certa curiosità. Se proprio avevano voglia di vedere cosa c’era dentro potevano farlo con discrezione, senza distruggere la scatola. Ecco, in quell’ufficio, tra le varie cose, manca anche la discrezione e il rispetto.
Più volte ho trovato persino la mia borsa da postino aperta, visibilmente frugata e lasciata aperta dal caposquadra. A fine giornata riponevo ordinatamente la mia borsa sotto la scrivania con la posta non consegnata in mazzi ordinati, per trovarla il giorno dopo fuori posto, aperta e rimestata. Trovo il gesto abbastanza fastidioso. Come l’hai aperta puoi avere la cortesia di rimetterla a posto e richiuderla, grazie. L’atteggiamento di lasciare ben visibile l’atto di aver frugato mi trasmette una certa strafottenza, e un messaggio implicito del tipo: “Io qui sono il caposquadra, metto le mani dove voglio e non faccio niente per nasconderlo, così ti senti controllato.” Mi sento più che altro mancata di rispetto. Toccando la mia roba, di cui ho grande cura, è come se mi avessero colpita sul personale. Lo zaino che mi portavo da casa, lo chiudevo con un lucchetto, altrimenti forse avrei trovato aperto pure quello.

Come trovo i civici senza navigatore
Non conosco bene nemmeno le vie del mio paese, figuriamoci le vie di un paese in cui sono stata solo un paio di volte. Nei primi tre giorni di affiancamento avevo disegnato a mano delle cartine, ma se questo mi aiutava ad avere una visione generale della zona, non mi aiutava per niente a trovare velocemente i civici. Non avendo nessuna promozione internet sul mio smartphone (perché sono asociale e non mi servirebbe a nulla), non potevo usufruire nemmeno del navigatore. La ragazza che mi affiancò il primo giorno, non sapeva di questa mia particolarità, e mi aveva consigliato di comprare degli auricolari da pochi soldi e farmi guidare dal navigatore. Lei le prime volte faceva così.
Come soluzione alternativa ho cercato delle app gratuite di mappe che funzionassero anche offline. Così ho scaricato Sygic che mi aiuta principalmente a identificare la posizione dei civici. Non sono segnati tutti, ma consente comunque di avere una visione generale dell’andamento, crescente o decrescente, e soprattutto permette di capire da che parte della strada, destra o sinistra, aspettarsi il civico. Poiché la sua grafica delle strade non mi soddisfaceva, ho scaricato altre due app per avere delle mappe più complete di dettagli:
OsmAnd che ha le strade colorate di diversi colori a seconda del tipo (regionale, statale…) e in cui si vedono anche fiumi, ferrovie, linee elettriche e le ombre degli edifici.
Maps.me che oltre alle ombre degli edifici mi segnala anche percorsi pedonali, parchi, oasi, parcheggi, benzinai, edifici e luoghi pubblici. Più riferimenti non guastano.
Dunque quando esco in gita, arrivo sulla via che rappresenta l’inizio del casellario, mi piazzo sotto un’ombra per evitare il sole cocente estivo e inizio a sparare (=scansionare) le missive di un certo tipo. Dopodiché apro l’app dei civici (Sygic) per farmi un’idea più precisa di dove si trova il luogo della prima consegna. Se sono in difficoltà uso le altre due mappe per carpire maggiori dettagli possibili sul luogo. Questo procedimento, ovvero quello di piazzarsi sotto un’ombra, scansionare le lettere e aprire Sygic capita diverse volte durante il giro, magari all’inizio di una via che ricordo essere abbastanza lunga e tortuosa. Un giorno mi è capitato di dover consegnare una posta prioritaria in una particolare via e di accorgermi, grazie a Sygic, che il civico che mi interessava si trovava proprio alla fine di essa, 3,5 km più avanti.

I postini di una volta
Mi ha scritto una persona dopo aver letto il mio articolo Vita da portalettere: pericoli a quattro zampe. Nel suo messaggio mi ha detto che da giovane ha fatto la postina per alcuni mesi e mi ha raccontato come funzionavano le cose allora. Ho trovato il racconto della sua esperienza estremamente interessante, perché rivela quante cose sono cambiate nel corso del tempo in questo lavoro. Addirittura ci si portava il motorino da casa! E ci si poteva vestire come si voleva! Non c’era la divisa completa di casacca fluorescente. Si potevano indossare tranquillamente indumenti neri. E il casco non era obbligatorio!
Mio padre, quando andava a lavoro con il motorino, ha passato le due fasi sul casco, prima non obbligatorio e poi obbligatorio. Il primo tipo di casco obbligatorio non copriva completamente la testa, ma solo la parte superiore. Era il cromwell, o casco “a scodella”. A partire dal 12 ottobre 2010 viene proibito su qualsiasi tipo di motomezzo. Ma mio padre allora era già in pensione e io avrei avuto modo di scoprire che il suo casco non era più a norma solo nel gennaio del 2021.
Quando andai a prendere a noleggio uno scooter per fare pratica per la prova moto, avevo portato con me il casco di mio padre. Non appena il noleggiatore l’ha visto ha detto che non andava bene, che non era più a norma da anni, e ho dovuto comprare quello integrale, ovvero uno di quelli che coprono interamente la testa e la nuca, completo di visiera mobile.

Altra teoria sul perché i cani detestano i postini e come risolvere la cosa
La stessa persona che mi ha raccontato la sua esperienza come portalettere mi ha detto anche che i cani reagivano con lei allo stesso modo di come reagiscono oggi con me. Anche se non aveva il casco e la divisa con colori accesi (indossava abiti scuri) e usava il motorino di sua proprietà. Per proteggersi da un cane in particolare che le si attaccava alle caviglie, indossava un paio di anfibi.
Secondo la sua esperienza (come postina e come proprietaria di alcuni cani) crede che reagiscano male ai portalettere perché infastiditi dai rumori forti e dagli estranei che si avvicinano alla casa.
Io avevo ipotizzato che fosse un mix di elementi a dare loro fastidio. Il rumore del mezzo, la divisa colorata di blu e giallo (pare che la vista canina noti meglio proprio il blu e il giallo). L’esperienza che mi è stata raccontata fa vacillare la mia teoria e mi fa ripensare a un altro studio che avevo letto e a cui non avevo dato molta importanza.
Se ci pensiamo, la maggior parte delle volte il postino si ferma al civico per un periodo brevissimo, giusto il tempo di infilare la posta nella cassetta e ripartire. Il mezzo rumoroso avvisa subito il cane della presenza dell’intruso che minaccia il suo territorio e il cane si abitua al fatto che il postino se ne va velocemente.
Secondo uno studio molto interessante, i cani credono di essere il motivo per cui il postino resta nei pressi dell’abitazione per poco. Pensano di essere riusciti a spaventarlo e a farlo allontanare e capiscono che è giusto continuare a spaventarlo ogni volta. Non sanno che il postino sarebbe rimasto pochissimo nei pressi anche se fossero rimasti zitti e buoni.
Come risolvere questa situazione? Ecco l’idea utopica, fuori dal mondo e irrazionale che nessuno avrà tempo e voglia di prendere in considerazione. Quando si vuole ammaestrare un cane, di solito, per fargli capire che va bene quello che ha fatto, lo si premia con una ricompensa, un croccantino. Il cane in quel caso capisce che per ottenere il croccantino deve comportarsi in un certo modo. Si potrebbe abituare il cane a stare calmo quando vede il postino premiandolo con del cibo quando si comporta bene e col tempo dovrebbe imparare ad accogliere il postino scodinzolando.


© MONIQUE NAMIE
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8 pensieri riguardo “Vita da portalettere: i postini di una volta e altri argomenti

    1. Diciamo che ha infilato le mani nelle cose che mi appartengono momentaneamente, perché la borsa da postino era già in ufficio e dentro ci metto solo la posta. Però c’è modo e modo per controllare quanto sono riuscita a consegnare.

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  1. Che fastidio, ma come si può frugare così nelle cose altrui?
    Io senza Internet e Google Maps sarei fregata a girare in un posto che non conosco, a volte riesco a sbagliare strada anche con il percorso tracciato e me ne accorgo solo perché l’omino che mi segue devia dalla via stabilita. Sono pessima 😂

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    1. La borsa da postino l’ho presa in prestito da quelle che erano in ufficio, non l’ho comprata, quindi è mia temporaneamente. Capisco il voler controllare quanto sono riuscita a consegnare, ma almeno che non lasciasse tutto visibilmente frugato. È davvero fastidiosa come cosa.
      Non ho mai usato il navigatore in vita mia e finora mi sono trovata bene studiando le strade in anticipo 😊

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  2. quante riflessioni! Sul tema dei cani ottimi consigli, però bisogna vedere se tutti i padroni sarebbero disposti a farlo. Sul fattore degli oggetti personali c’è un grave atto di maleducazione, non si devono permettere di rovistare nelle cose altrui, andrebbero segnalati certi comportamenti. Riguardo gli indirizzi, in effetti l’unica è affidarsi alle mappe, anche se spesso fanno impazzire, io per spostarmi nei miei infiniti viaggi uso google maps, non sai quante volte mi tocca rifare strade per vari motivi, ti dice di svoltare per una semplice curva e non ti segnala una rotatoria con 5 uscite. Per non parlare della scelta della strade, mi ha fatto fare più sterrate in una settimana che nelle Parigi Dakar, forse pensa che ho un fuori strada. Le altre app che hai menzionato non le conosco…

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    1. Sicuramente la maggior parte dei padroni dei cani non ha alcun interesse a educare il proprio amico a quattro zampe in favore dei postini.
      Capisco che il caposquadra voglia controllare quanta posta sono riuscita a consegnare (e la borsa da postino mi è stata data in dotazione, quindi è mia solo temporaneamente), ma almeno potrebbe non lasciarla aperta con la posta mezza tirata fuori.
      Pensa che alcuni indirizzi di consegna ho dovuto farmeli spiegare da postini esperti, perché neanche la mappa era d’aiuto 😄

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  3. Abito in un posto sperduto non riportato su Google Maps, quindi mi immagino tutte le difficoltà di trovare i civici giusti.
    Sul frugare nella borsa, che brutto, potevano chiederti cosa ti era rimasto da consegnare e controllare insieme…

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    1. Trovare certi civici diventa una caccia al tesoro. Uno in particolare non aveva il classico numero, al posto del civico c’era scritto “km3”. Dovetti farmi spiegare come raggiungerlo da uno dei postini che sono lì da anni.
      Chiedermi cosa mi era rimasto e controllare insieme invece di frugare nella borsa sarebbe stata un’ottima soluzione alternativa.

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