Viaggio alla diga di Sottocastello (Pieve di Cadore, BL)

Marco Paolini nella pièce sul Vajont dice: “I maschi, a una certa età dello sviluppo, davanti a una diga sono tutti là, impiantati, come davanti a una portaerei, là”.
Ma c’è anche qualche ragazza che davanti a una diga (e a una portaerei) si impianta là, con un mix di ammirazione e timore. Penso di essere una delle poche ragazze a trovare queste infrastrutture estremamente affascinanti.
A questo proposito, era da prima della pandemia che avevo adocchiato una diga con strada praticabile sul coronamento, un po’ di chilometri più a nord di Longarone.
Tanta era la voglia di andare a visitare il posto che ho imparato a memoria, senza troppa fatica, 120 chilometri di strada (come sapete non ho il navigatore) equivalenti a circa due ore e mezza di guida. Al cinquantesimo chilometro, poco prima di Vas, tuttavia, la mia sfortuna ha bussato al finestrino: la strada era chiusa per una gara ciclistica. Dovevo fare una deviazione verso Feltre passando per una strada che non avevo studiato, allungando di dieci chilometri. Dopo qualche minuto di panico, ho trovato una piazzola di sosta vicino alla stazione dei treni di Quero-Vas. Mi sono fermata, ho usufruito dei servizi del bar all’altro lato della strada, ho dato un’occhiata a una delle mappe offline che ho scaricato per lavorare come portalettere e così mi sono schiarita le idee sul percorso alternativo.

Tutto bene fino a Longarone. Sapevo che da qualche anno stavano facendo dei lavori per allargare la Strada Statale 51 di Alemagna per le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. C’era stato un momento di tensione quando i lavori sembravano dover toccare i resti delle fondamenta di Villa Protti e relativa chiesetta (conservati in ricordo della tragedia del 9 ottobre 1963). Ci sono passata di fianco e per fortuna mi è sembrato ancora tutto a posto. In ogni caso pensavo che i lavori fossero ormai terminati, ma più avanti, un tratto della Statale di Alemagna era chiusa. Di domenica non c’erano mezzi al lavoro, ma la carreggiata era sbarrata. Altra deviazione per la strada più bassa che porta a Longarone Fiere, e alla zona di sosta camper, un immenso prato dove prima del 9 ottobre 1963 c’era la bella Villa Malcolm con il suo parco. Altri lavori all’altezza di Castellavazzo, ma seguendo i cartelli gialli di deviazione verso Cortina sono arrivata finalmente al Ponte di Cadore. Superato il ponte, ho svoltato alla prima a destra verso Sottocastello (frazione di Pieve di Cadore) e ho seguito le indicazioni per il lago. Arrivata! Evviva!
Ecco alcune delle foto che ho scattato.

La diga di Pieve di Cadore, nella frazione di Sottocastello, è stata costruita nel 1946-1949 dalla SADE (ora Enel), la stessa società elettrica privata che costruì la diga del Vajont, tristemente famosa per il disastro del 1963. L’ingegnere fu lo stesso Carlo Semenza per entrambe.

Questa diga sbarra il corso del fiume Piave. Il suo coronamento è di 410 metri e ha un’altezza che va da 55 a 112 metri. Vista la particolare conformazione nel punto della valle nella quale è stata costruita (una specie di scalino di roccia), si può visitare anche dal basso. Dal lato opposto al lago di Centro Cadore, infatti, è presente un prato che si può raggiungere in auto. Da una ventina d’anni, grazie a un accordo tra il Comune di Pieve di Cadore e l’Enel, quel prato è stato attrezzato per diventare una climbing arena. La domenica in cui sono andata, il 5 settembre, quella zona era molto affollata perché si stava svolgendo la 17esima edizione del Trofeo De Gerone: una gara di arrampicata sulla parete della diga riservata ai giovanissimi.

Lago di Centro Cadore creato dallo sbarramento della diga

Su una parete esterna dell’edificio che suppongo essere il centro di controllo, si possono leggere su un led i dati dell’energia prodotta dalla diga. Quel giorno stava fornendo elettricità a più di 14.000 famiglie.

Proseguendo oltre la diga per circa un chilometro e mezzo si arriva a una spiaggia dove c’è anche un bar. Quel giorno il bar era chiuso per cause di forza maggiore, ma i tavolini esterni erano liberi e io avevo portato un piccolo frigo portatile da mare. Il livello dell’acqua allora era molto basso. Faceva una certa impressione scendere lungo il forte dislivello della spiaggia e superare il segno lasciato dall’acqua quando il livello era più alto. In altra occasione per scendere fino a quel punto avrei dovuto usare una muta da sub o vestirmi da palombaro.

La diga vista dalla spiaggia sul lago

120 chilometri per raggiungere questo bel posticino. Sono soddisfatta. Per me ne è valsa la pena.
Nelle storie di Instagram ho postato alcuni video di questo viaggio. Posto qui sotto un collage.

© MONIQUE NAMIE
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3 pensieri riguardo “Viaggio alla diga di Sottocastello (Pieve di Cadore, BL)

  1. mi sembra quasi la stessa diga e lo stesso lago che lo scorso anno avevo fotografato anch’io, solo che ero ad Auronzo di Cadore, non so se sono collegati i due borghi. So solo che dal centro di Auronzo avevo camminato fino a fare un bel percorso nel bosco, seguendo il lago bellissimo con piccole spiaggette e la diga finale, che però dall’altro lato da sulla vallata. Forse è un lago molto simile nelle vicinanze, ad ogni modo fa parte di un viaggio del quale nei mesi a venire leggerete una narrazione…👍😊😉

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    1. Sono due diversi paesi del Veneto, entrambi in provincia di Belluno. Ad Auronzo di Cadore c’è la diga di Santa Caterina, un’altra diga che prima o poi voglio visitare. Auronzo si trova a circa 16 km (20 minuti di strada) da Pieve di Cadore e, da quello che ho letto, la sua diga è più vecchia di una quindicina d’anni rispetto quella di Pieve. Anche la società e l’ingegnere sono diversi. Aspetto la tua narrazione 😊

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