Racconti dello spazio e del tempo, di H.G. Wells

Nel bel volume La macchina del tempo di H.G. Wells della collana The Classics Collection di RBA non c’è solo il racconto omonimo (di cui ho parlato qui), ma altre intriganti storie brevi. Quelle che ho preferito hanno come tema conduttore la presenza di portali di varia natura che offrono una vista su altri mondi. Certe volte si tratta solo di luoghi situati dall’altra parte del mondo, altre volte di dimensioni parallele invisibili, altre ancora di luoghi appartenenti ad altri pianeti.
In ogni racconto, senza distinzione, ho apprezzato l’abilità di mostrare le emozioni dei personaggi e di caratterizzarli in modo da farli sembrare estremamente reali all’interno del racconto fantastico.

Il bacillo rubato
Questo racconto per un attimo mi ha fatto venire in mente teorie complottiste sulla diffusione dei virus. Un anarchico ruba una fila contenente un virus con l’idea di liberarlo nell’impianto idrico e dar vita a una pandemia globale che porti il sistema al collasso.

Gli argonauti dell’aria
Un ricco inventore spende anni della sua vita e tutte le sue ricchezze per costruire un aggeggio volante. Quando si rende conto che la gente ha iniziato a deriderlo, si fa coraggio e decide che sarà lui stesso a collaudarlo. Il finale si presenta con una leggera nota horror, trasmessa al lettore con una singola frase che fa capire senza scendere nei dettagli.

Il sorprendente caso della vista di Davinson
Durante un temporale, dopo lo scoppio ravvicinato di un tuono, Davinson inizia a vedere una parte del mondo diversa da quella in cui si trova. Mi spiego meglio: fisicamente si trova nell’istituto tecnico di Harlow, ma la sua vista è stata traslata in una spiaggia dei Mari del Sud. Immaginate di poter toccare gli oggetti di una stanza, ma al loro posto vedere una spiaggia e il mare.


Ne La storia di Platter accade qualcosa di ancora più intrigante. Plattner, insegnante di chimica, attiva accidentalmente un composto esplosivo e sparisce, dissolto nel nulla. Logicamente tutti lo credono morto. Quando riappare, dopo alcuni giorni, descrive il luogo in cui è stato come una dimensione parallela in cui poteva ancora vedere il mondo conosciuto, anche se nessuno poteva vedere lui. In questa altra dimensione c’erano degli esseri simili a delle teste fluttuanti. Curiosamente queste teste sembravano essere attratte da alcuni esseri umani in particolare, tanto da continuare a seguirli con insistenza. In alcune di quelle teste, Platter riconobbe persone che non erano più in vita. Immaginate di stare vivendo tranquillamente le vostre giornate ignari del fatto che in un’altra dimensione (una specie di Aldilà) ci sono degli esseri che vi vedono e vi seguono costantemente. La cosa più inquietante è che oltre a queste teste fluttuati una presenza oscura e minacciosa si fa largo tra le dimensioni…

I razziatori del mare
Un racconto su mostri marini pieni di tentacoli che hanno sviluppato una predilezione per la carne umana e dunque si spingono verso le coste in cerca di prede. Mi immagino una resa cinematografica con colonna sonora da suspense tipo quella de Lo Squalo.

L’uovo di cristallo
Un altro intrigante racconto in cui, questa volta, il portale per un altro mondo è fornito da un cristallo a forma di uovo. Guardandoci dentro in particolari situazioni ci si può vedere una vallata con edifici ed esseri viventi diversi da quelli esistenti sulla Terra.

La stella
Un racconto apocalittico che per certi aspetti mi ha ricordato Novilunio. Forse Frizt Leiber si è lasciato ispirare da Wells. Un corpo celeste si scontra con il lontano pianeta Nettuno e viene proiettato verso la Terra. Su Novilunio abbiamo una navicella aliena simile a un gigantesco pianeta che si materializza vicino alla Terra. Un oggetto estraneo di dimensioni considerevoli che sosta poco fuori dell’atmosfera terrestre produce come effetto terremoti, tsunami, esplosioni vulcaniche. Nel racconto di Wells, l’oggetto estraneo è un corpo incandescente come una stella, che quindi produce calore, dunque abbiamo anche un innalzamento della temperatura e scioglimento repentino dei ghiacciai. Per i terrestri è un immane catastrofe globale, ma per chi osserva da alcuni milioni di chilometri di distanza vede solo le calotte polari più piccole e pensa che la Terra sia stata fortunata.

Il nuovo acceleratore
Anche qui si parla di “balzare negli interstizi del tempo”, ma invece di farlo grazie a un macchinario, lo si fa grazie a un medicinale che accelera tutte le reazioni del corpo umano. L’inventore e il suo amico assumono la “pozione” che accelera e decidono di farsi un giro nel parco, quindi vedono il mondo intero immobilizzato. Come quando Flash usa la sua supervelocità e attorno a lui tutto sembra cristallizzato.

Un sogno di armageddon
Questo racconto mi è piaciuto così tanto che mi ha fatto pensare di essere rimasta per troppo tempo lontana dalla fantascienza. È ora di ricominciare!
Il finale non mi ha entusiasmata, ma tutto il resto del racconto è scritto in modo ispirato, le descrizioni sono vivide e allo stesso tempo delicate. C’è quest’uomo del XIX secolo, all’apparenza malaticcio, che entra nella carrozza di un treno e si siede nei pressi di colui che diventerà il narratore. Quando l’individuo malaticcio si accorge che il suo vicino di posto sta leggendo un libro sui sogni, inizia a raccontare il sogno a episodi che ha fatto e che gli sta dando il tormento. Nel XIX secolo è un avvocato, ma nel sogno viveva il futuro dell’anno 3000, o giù di lì, attraverso i sensi di quello che era un potente uomo politico che aveva deciso di ritirarsi. L’uomo del futuro teneva insieme gli equilibri mondiali e ritirandosi rischia di far scatenare un armageddon. Gran parte del sogno è ambientato in una Capri futuristica e nei suoi dintorni. È una visione così nitida che ben presto l’uomo del XIX secolo non capisce più quale sia il sogno e quale la realtà.
La bellezza di questo racconto sta nel romanticismo che permea l’intero sogno. Lasciare tutto per vivere una vita “fuori della battaglia e della lotta, le selvagge e vuote passioni, i vuoti arbitrari ‘devi’ e ‘non devi’ del mondo.” Non è un semplice seguire l’amore, ma seguire un ideale di vita che fa sentire del tutto appagati.
Vorrei poter chiedere a Wells come e in che circostanze gli è venuta l’ispirazione per questa storia. In ogni caso anche a me è capitato un paio di volte di continuare un sogno dal punto in cui l’avevo lasciato l’ultima volta. A voi è mai capitato?

Le corrazzate terrestri
Un racconto di guerra in cui un esercito prevale sull’altro grazie a dei micidiali macchinari comandati internamente da persone comuni. Wells qui riflette sulla natura umana. Da una parte abbiamo un esercito, che inizialmente viene dato per favorito, fatto di uomini temprati, robusti, resistenti, capaci di usare armi e abituati a dormire all’addiaccio. Dall’altra parte c’è un esercito composto da civili senza particolare resistenza fisica: scrittori, impiegati, ciclisti che hanno imparato da poco a stare in sella a un cavallo. Questo è l’esercito che tutti considerano già sconfitto. Ma i loro cervelli hanno creato certi mostri meccanici inaspettati che si guidano internamente azionando qualche pulsante. In breve: cervello contro muscoli. La conclusione è un’ulteriore riflessione sulla varietà della natura umana.

La porta nel muro
Anche qui il narratore, che è stato amico del protagonista, riporta in modo fedele le confidenze che gli sono state fatte: ovvero la scoperta di una porta verde su muro bianco che conduce a un magnifico ed enorme giardino. Poiché questa scoperta si è verificata quando il protagonista aveva circa cinque anni, la visione appare tra il sogno, l’allucinazione e la realtà. Il bello è proprio questo. Può essere una porta su un altro mondo, così come può essere un sogno a occhi aperti e dunque un’illusione. Dopo di quella volta da bambino, il protagonista adulto ha visto altre volte la porta, ma non ci è più entrato. E proprio sul desiderio di entrare nuovamente e visitare ancora il giardino ruota tutto il racconto.


© MONIQUE NAMIE
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