“Il dio del fiume” di Wilbur Smith

Titolo originale: River God
Titolo italiano: Il dio del fiume
Autore: Wilbur Smith
Prima pubblicazione: 1993

Questo è attualmente il mio libro preferito. È ambientato nell’Antico Egitto in un periodo storicamente oscuro, attorno al 1780 a.C. Questo romanzo è una tragedia di amori impossibili farcita di battaglie epiche, momenti d’azione e avventura.
Con una nota a fine libro, l’autore finge abilmente di aver ricavato questo racconto dalla traduzione di alcuni rotoli di papiro compilati dallo scriba Taita.
Il narratore è lo stesso Taita, uno schiavo che grazie alle sue innumerevoli abilità gode di molti privilegi. Taita ha una personalità geniale per l’epoca: conoscitore dell’arte del combattimento e maestro del più abile guerriero, è uno scriba, un medico, un architetto, un musico, un cantante, un poeta, un inventore, un filosofo, un prestigiatore. Ha sezionato corpi umani per studiarne il funzionamento. Sa come curare un ematoma cerebrale con i rozzi mezzi dell’epoca. Ha anche impressionanti poteri divinatori e possiede il carattere intellettualmente curioso tipico delle personalità più intelligenti: quando si trova per la prima volta di fronte ai cavalli portati dagli invasori hyksos, è il solo che vince il timore e si avvicina per studiarli. L’unica cosa in cui si dimostra conservatore del pensiero dell’epoca è il fatto che il cuore sia la sede dei sentimenti e il cervello sia una pappa grigia senza senso. Infatti gli imbalsamatori estraevano la materia cerebrale e la eliminavano perché considerata inutile.
Taita è sensibile e prova pietà per quasi tutti gli esseri viventi e per chi viene punito ingiustamente. Ama la sua padrona, Lostris, di un amore intenso e totale. “Ero un eunuco, ma il mio era l’amore di un uomo normale: senza speranze, naturalmente, ma appunto per questo ancora più amaro.” Questo è il primo amore impossibile.
Lostris ama ed è ricambiata da Tanus, un giovane guerriero figlio di un nobile decaduto, ma il loro destino non è quello di stare insieme, perché lei sarà promessa al faraone. E questo è il secondo amore impossibile.
Il padrone di Taita, il nobile Intef, è anche il padre di Lostris, ed è un uomo estremamente malvagio, nonché il più potente dell’Alto Egitto dopo il faraone. Preferisce circondarsi di giovani schiavi amanti, trascurando le sue mogli. Lo stesso Taita, che anche da trentenne continua a essere affascinante, fu per anni l’oggetto di desiderio carnale preferito di Intef. Taita lo disprezza: è stato evirato appena adolescente per una punizione del suo padrone e lo ha visto perpetrare crudeltà senza poter fare nulla.
Nonostante tutto, è proprio grazie a Taita che i personaggi riescono a compiere imprese grandiose. Senza di lui, la storia (dell’intero Egitto) sarebbe andata diversamente.
L’autore lo dipinge come un tipo un po’ vanaglorioso, molto affascinante. A un certo punto, Taita si lascia crescere molto i capelli e si trucca gli occhi secondo la moda egizia. In una particolare occasione, nascosto dietro abiti femminili, viene scambiato per una bella donna da un bandito. Me lo immagino con un viso androgino e un fascino esotico.

L’ambientazione storica si colloca in un periodo da cui sono pervenute poche e frammentarie testimonianze. L’autore ha così potuto inventarsi un faraone senza andare contro a quanto scritto nei libri di storia. Pare che la ricostruzione di alcuni eventi fondamentali sia storicamente corretta: a quell’epoca gli egizi non avevano i cavalli, non conoscevano ancora la ruota (la scopriranno durante l’invasione degli hyksos narrata nel libro), e usavano armi di bronzo, finché non entreranno in contatto con il ferro degli etiopi, altro evento narrato nel libro.

Essendo ambientato in un’epoca abbastanza remota (1780 a.C.) dove non c’era il carcere, ma mille pene di morte una più fantasiosa e cruenta dell’altra, ci sono delle scene sanguinose, sbudellamenti, accoltellamenti, teste decapitate, carri falcati che falciano i guerrieri. E c’era anche poco pudore nell’ambito sessuale: orge sulla riva del Nilo dopo la caccia agli ippopotami, matrimoni combinati tra ragazze nell’anno del menarca e vecchi nobili, ma Smith non descrive mai le scene erotiche nel dettaglio.
Il tutto è raccontato con una prosa davvero gradevole. Come la Mazzantini può rendere poetica una stanza marcescente con il suo stile, così Wilbur Smith riesce a rendere epica e appassionante un’orrenda scena di sangue.

Quando ho letto questo libro per la seconda volta dopo anni, il mio affetto nei confronti di Taita si è rinnovato e mi ha fatto desiderare di tenere il libro sempre vicino a me. Ciò che ha reso ai miei occhi Taita adorabile è una combinazione di caratteristiche: il suo genio artistico e scientifico, l’assoluta fedeltà alla sua padrona, che si affiancano a una personalità sicura di sé e orgogliosa delle proprie capacità. Spesso si definisce un vigliacco, ma certe volte intraprende impulsivamente azioni impavide. Non gli mancano di certo i difetti, ma è quando un personaggio di fantasia diventa talmente credibile e ben voluto da desiderare che sia realmente esistito che si avverte in modo inconfondibile l’abilità dello scrittore e l’animo ispirato con cui ha ideato il romanzo.
Ora il mio sogno è quello che un qualche ricco produttore cinematografico ne faccia un colossal. Mai perdere la speranza. D’altronde James Cameron ha fatto trascorrere 42 anni dalla pubblicazione di A Night to Remember di Walter Lord all’uscita nelle sale di Titanic.


© MONIQUE NAMIE
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Monique Namie


8 pensieri riguardo ““Il dio del fiume” di Wilbur Smith

    1. Di W. Smith avevo provato a leggere anch’io un altro libro, dopo di questo, ma non mi aveva attratto per niente, tanto da indurmi a non terminare la lettura. Il che mi aveva sorpreso, perché dopo “Il dio del fiume” mi aspettavo che tutti i suoi libri fossero spettacolari…
      Se hai l’occasione, ti consiglio di provare “Il dio del fiume”. Se non ti piace, potrebbe significare che sono stata traviata dal fascino di Taita 😁

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    1. Ho scoperto questo libro per puro caso, altrimenti sarei a zero letture anch’io. Ho visto in giro che questo titolo è considerato uno dei migliori di W. Smith. Se ti capiterà di averlo a portata, ti avviso che Taita esprime un pensiero conservatore riguardo le preferenze sessuali del suo padrone, ma non ci si sofferma troppo.

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