Sapori perduti

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Mi ricordi i temporali estivi
che portano sollievo e scompiglio.
C’è una margherita
impigliata fra le tue labbra
e sul tuo volto posso percepire
segreti speziati
che non dovresti rivelare mai.

Fumo d’incenso e aroma di fragole
sulle tue ciglia al caramello,
e filamenti di cioccolato
che s’imprimono nell’aria
come il velo di una vedova-fantasma.

E le tue mani di panna…
Le fermo appena in tempo
per immergerle in vasche dorate
ricolme d’amaretto e ciliegia:
indossi proprio strani sapori, sai?

Fammi assaggiare ancora un sorso
di quel gelato al caffè che hai sugli occhi
e tieni strette le nostre illusioni
fino a spezzare le catene di spumiglia che vesto.
Il nostro tempo scivola come miele
dall’aroma di città di mare sotto al sole
dove le onde sono una danza.

Rubo qualche biscotto raffermo
e tutti quei fiammiferi incendiati
nascosti nel tuo mantello magico
per convincermi che domani tornerai.

È questo il sapore dell’addio?
Mi ricorda un forziere del tesoro sepolto
sotto la luna d’un mondo sconosciuto.
Ma continui ad esistere anche nel vuoto
e c’è qualcosa di commuovente
nel tuo sorriso ormai lontano.
Se cercherai un riparo,
potrei essere io il tuo rifugio.


N.d.A
Una poesia del 2015 che probabilmente si discosta un po’ da quello che di solito tendo a scrivere. Sono presenti, infatti, molti riferimenti alimentari al posto delle più ricorrenti immagini sci-fi.


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“Sapori perduti” di Monique Namie
è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


Il ritorno

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Cade il sole
e sembra una brace sul mare.

Senza foglie, quel ramo di cielo
abbraccia un nido di rondini.

Tre secondi alla mezzanotte:
l’eternità condensata in un istante.

Si scioglie il ghiaccio dalla pietra;
si leva una mano dall’acqua.
Non ti preoccupare
ché il vento respira ancora
e all’alba tutto ritorna.


N.d.A.
Una poesia scritta nel 2015 composta a sua volta da quattro brevi poesie distinte (di cui tre formate da soli due versi) che infine decisi di riunire.


Licenza Creative Commons“Il ritorno” © Monique Namie
è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


The Comeback

The sun falls:
it looks like an ember on the sea.

Without leafs, that branch of sky
embrace a swallow’s nest.

Three seconds to midnight:
the eternity summarized in an instant.

Ice melts down from the rock,
an hand rises from the water.
Don’t worry,
cause the wind is still breathing
and everything returns at dawn.


AN: This poetry, written in 2015, is made up of four distinct brief poems (three of which are composed of only two verses) which I’ve decided to put together at the end.


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“The Comeback” © Monique Namie
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Electric

N.d.A.
Si tratta di una poesia del 2011 che scrissi mentre stava arrivando un temporale. Era una notte afosa nel bel mezzo dell’estate e a nord, verso la montagna, i fulmini davano vita a dei disegni bellissimi tra le nuvole. Al tempo ero solita creare poesie parecchio visive, in cui i versi riportavano visioni simili a istantanee scattate alla rinfusa.

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Una stella carica d’elettricità
dispersa nell’universo della notte;
una finestra illuminata
a mezzo miglio di distanza…
Io la vedo quando manca la luce,
io la sento nel frastuono di una festa.

È caduto un fulmine di zucchero
nella landa desolata del mio rifugio.
Trema una luce nella notte
mossa dal vento della tempesta.

Lo sguardo si perde oltre…

Elettricità statica sul mio viso,
sulle mie ciglia luminescenti…


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“Electric” di Monique Namie
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D’etere

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Tu che vivi nel bosco
in una palafitta di fiori e bambù,
parlami della notte delle fate
e della cascata di diamanti blu.
Raccontami delle serenate sul trifoglio,
dei misteriosi bisbigli delle api,
e del sapore del miele sui germogli
del salice che ti accoglie
tra le braccia come foste amanti.
D’etere vestita danzi nel grano,
seguendo le note d’un’antica melodia,
calzando sandali di juta e rampicanti.
D’etere vestita ti avvicini alla soglia
d’un castello che ha perduto il suo stemma:
ti lasciano entrare col vento d’estate
nascosta tra la polvere del polline
fra miliardi di stelle e steli di lavanda.


Licenza Creative Commons“D’etere” © Monique Namie
è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


Dressed With Ether

You who live in the wood
in a stilt house of flowers and bamboo,
tell me about the fairies’ night
and the blue diamonds’ cascade.
Tell me about the serenades on the clover,
the mysterious murmurs of bees
and the flavour of honey
on the willow’s buds,
which envelopes you in its arms
like you were lovers.
Wearing a dress of ether
and sandals of jute and ivy,
you dance into the wheat,
following the notes of ancient melody.
Wearing a dress of ether
you get close to the threshold
of a castle, which lost its emblem:
people let you go in with summer wind
while you’re hiding through dust and pollen,
through billions of stars and lavender stems.


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“Dressed With Ether” © Monique Namie
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In viaggio la notte

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La notte, lungo questa strada senza fine
essenze di concerti e uomini d’affari,
mentre l’auto scivola veloce
seguendo geometrie di segnali
con le gocce di pioggia sul parabrezza.

Scivoliamo sulla notte e sul tempo
in uno spazio senza ossigeno,
avvolti in un abbraccio di benzina e fumo:
percorriamo sentieri dalle curvature perfette
e respiriamo ancora l’inebriante profumo
di luci intermittenti nelle notti oscure.

Svegliarsi all’alba e scoprirsi innamorati
ci fa sentire come abbagliati
dalla luce dei fanali
che ci attraggono come falene la notte
in labirintici filamenti incandescenti.

Errare è lecito negli incroci più bui,
ma incontreremo sguardi di stelle
e ci tenderanno mani gentili per superare
distese impervie di fiumi d’asfalto
verso città storiche irradiate a festa.

Lungo la nostra amata contrada,
fragranza di casa in luoghi sconosciuti,
mentre l’auto plana sicura su sentieri isolati
scavando solchi come binari paralleli:
le sole prove del nostro effimero passaggio.


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“In viaggio la notte” di Monique Namie
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L’universo in casa

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I corridoi di questa casa
sono gli argini d’un fiume
e il pavimento verde, un tappeto
che sa di pioggia e nebbia.
Dal caminetto escono farfalle
sgargianti come fuochi la notte.
Nella vecchia TV in bianco e nero
s’è costruito la tana un topolino.

Mazzi di rose e ceste di frutta
come quadri di natura morta
dalle essenze intense di sole e sale.
E il vento culla gli alberi nel giardino,
mentre dall’altra parte del mondo
un tornado li abbatte violento.

Sembra esserci l’universo intero
dentro i vasi di fiori sul davanzale.
Le finestre, come grandi occhi
di questa modesta residenza,
universi bui di freddo ghiaccio
in cui la vita sboccia lo stesso.
L’amore non teme di stare all’addiaccio.


Licenza Creative Commons“L’universo in casa” © Monique Namie
è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


The Universe In My House

The hallways of this house
are river banks;
the green floor is a carpet,
which smells like rain and fog.
Butterflies come out from the fireplace
like garish fires at night.
In the old black-and-white TV
a little mouse has built his house.

Bouquets of roses and fruits baskets
seem still-life paintings
infused with intense essences of sun and salt.
And the wind cradles the trees in the garden,
while, on the other side of the world,
a tornado violently fells them.

There seems to be the whole universe
in the flowers pots on the sill.
The big eye-like windows
of this modest residence:
dark universes of cold and ice
where life blossoms the same.
Love doesn’t fear to stay outdoors.


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“The Universe In My House” © Monique Namie
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Alberi di seta

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Stesi su mosaici di fiori,
a guardare soffitti di stelle,
stanno gli alberi di seta persiana [1]
con le cortecce profumate;
si scambiano pensieri
al ritmo del vento,
e l’uomo passa loro accanto
senza vedere,
senza fermarsi ad ascoltare.


N.d.A.: 1- Alberi di seta persiana, è una storpiatura voluta di uno dei nomi più comuni con cui è conosciuta l’Albizia Julibrissin, ovvero Albero della seta persiano. Una volta io ne avevo tre nel giardino di casa e li chiamavo “ciuffi rosa”.
Possibile chiave di lettura: il fatto che gli alberi siano stesi lascia presupporre che siano stati tagliati, ecco spiegata anche l’indifferenza dell’uomo che gli passa accanto con indifferenza.


Licenza Creative Commons “Alberi di seta” © Monique Namie
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Trees Of Silk

Lying on flowers mosaics,
looking at ceiling of stars,
trees of Persian silk [1]
have scented barks.
They exchange thoughts
at the rhythm of the wind,
and people pass them by
without seeing,
without pausing to listen to.


AN: 1- Trees of Persian silk is a modification of the most common name under which Albizia julibrissin is known (i.e. silk tree or pink silk tree). I once had three silk trees in my garden and I used to call them “pink tufts”.
Possible key to interpretation: the fact that trees are lying suggests that they were cut down. This can also explain the indifference of people who pass them by.


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“Trees Of Silk” © Monique Namie
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Ho guardato il vuoto

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Ho guardato il cielo la notte
misurando la distanza tra le stelle
e ci ho visto mondi senza confini,
spirali di plasma e materia oscura.

Ho lasciato in sospeso le mie frasi,
le emozioni incomprese in stasi,
che il cielo più vuoto è un magnete:
istiga la ricerca di cose meno concrete.

Guardando oltre mi sono imbattuta
in un demone un po’ disperato
che voleva il suo cuore riscaldato.
Ho guardato nei suoi occhi
e ci ho visto il vuoto.
Anche il Fato lo dava per spacciato
quando decisi che l’avrei salvato.

E ora?
Tanto vale che mi stenda sul prato
e osservi le stagioni passare piano
come pietra immortale sul suolo arcano.


N.d.A.: Una poesia scritta nel 2016 in un periodo un po’ turbolento. Nel testo, tra immagini fantascientifiche, si può cogliere una certa malinconia oltre che una sensazione di vuoto e solitudine provata osservando l’immensità.


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“Ho guardato il vuoto” di Monique Namie
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Indifferenza

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Mi hai dimenticato sotto ai salici d’estate.
Il sole, l’ombra e le foglie erano miei compagni.
I tuoi “per sempre” più brevi della storia
come spine di rose avvelenate sul cuore.
Ma io non ti ho odiato mai.

Ti ho visto diventare come il vento:
scivolare dagli scogli al mare per naufragare,
e allora io non ti ho potuto fermare.
Le mani nel cielo vuoto a cercare speranze
hanno raccolto i sorrisi di una stella esplosa.
Ma io davvero non ti ho odiato mai.

Nelle pareti di questa mia stanza
il tuo profilo esile come un fantasma.
La foto sbiadita delle nostre mani unite:
oggetti lontani d’un altro mondo
intrecciati in un unico infinito istante.

E io non ti ho odiato. Non avrei potuto.
L’ho lasciato lì quel quadro vecchio e vissuto.


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“Indifferenza” di Monique Namie
è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


Segnali di luce

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Sei per me un fulmine nel cielo notturno
mentre le luci della strada si evolvono
attraverso milioni di spighe di grano;
e non m’importa nulla dei nastri rossi
tessuti attorno alle nostre braccia,
non m’importa dell’albero di vetro
e delle schegge di fuoco sul terreno.

Camminerò verso di te superando
siepi di fiori e spine e rupi assassine,
perché sei dischiuso nei raggi del mondo
e io non temo graffi, non temo cadute
per raggiungere una manciata di stelle.

Sei per me un libro già letto
di cui conservo ogni singola parola,
ma non ti vedo, non ti trovo
fra le righe sbiadite di questa giornata.

Sei come una strada nuova sconosciuta
che ad occhi chiusi continuo a seguire
sospesa con fiducia nel vuoto della notte
aspettando un tuo segnale di luce.


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“Segnali di luce” di Monique Namie
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