Il ritorno

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Cade il sole
e sembra una brace sul mare.

Senza foglie, quel ramo di cielo
abbraccia un nido di rondini.

Tre secondi alla mezzanotte:
l’eternità condensata in un istante.

Si scioglie il ghiaccio dalla pietra;
si leva una mano dall’acqua.
Non ti preoccupare
ché il vento respira ancora
e all’alba tutto ritorna.


N.d.A.
Una poesia scritta nel 2015 composta a sua volta da quattro brevi poesie distinte (di cui tre formate da soli due versi) che infine decisi di riunire.


Licenza Creative Commons“Il ritorno” © Monique Namie
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The Comeback

The sun falls:
it looks like an ember on the sea.

Without leafs, that branch of sky
embrace a swallow’s nest.

Three seconds to midnight:
the eternity summarized in an instant.

Ice melts down from the rock,
an hand rises from the water.
Don’t worry,
cause the wind is still breathing
and everything returns at dawn.


AN: This poetry, written in 2015, is made up of four distinct brief poems (three of which are composed of only two verses) which I’ve decided to put together at the end.


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“The Comeback” © Monique Namie
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D’etere

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Tu che vivi nel bosco
in una palafitta di fiori e bambù,
parlami della notte delle fate
e della cascata di diamanti blu.
Raccontami delle serenate sul trifoglio,
dei misteriosi bisbigli delle api,
e del sapore del miele sui germogli
del salice che ti accoglie
tra le braccia come foste amanti.
D’etere vestita danzi nel grano,
seguendo le note d’un’antica melodia,
calzando sandali di juta e rampicanti.
D’etere vestita ti avvicini alla soglia
d’un castello che ha perduto il suo stemma:
ti lasciano entrare col vento d’estate
nascosta tra la polvere del polline
fra miliardi di stelle e steli di lavanda.


Licenza Creative Commons“D’etere” © Monique Namie
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Dressed With Ether

You who live in the wood
in a stilt house of flowers and bamboo,
tell me about the fairies’ night
and the blue diamonds’ cascade.
Tell me about the serenades on the clover,
the mysterious murmurs of bees
and the flavour of honey
on the willow’s buds,
which envelopes you in its arms
like you were lovers.
Wearing a dress of ether
and sandals of jute and ivy,
you dance into the wheat,
following the notes of ancient melody.
Wearing a dress of ether
you get close to the threshold
of a castle, which lost its emblem:
people let you go in with summer wind
while you’re hiding through dust and pollen,
through billions of stars and lavender stems.


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“Dressed With Ether” © Monique Namie
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L’universo in casa

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I corridoi di questa casa
sono gli argini d’un fiume
e il pavimento verde, un tappeto
che sa di pioggia e nebbia.
Dal caminetto escono farfalle
sgargianti come fuochi la notte.
Nella vecchia TV in bianco e nero
s’è costruito la tana un topolino.

Mazzi di rose e ceste di frutta
come quadri di natura morta
dalle essenze intense di sole e sale.
E il vento culla gli alberi nel giardino,
mentre dall’altra parte del mondo
un tornado li abbatte violento.

Sembra esserci l’universo intero
dentro i vasi di fiori sul davanzale.
Le finestre, come grandi occhi
di questa modesta residenza,
universi bui di freddo ghiaccio
in cui la vita sboccia lo stesso.
L’amore non teme di stare all’addiaccio.


Licenza Creative Commons“L’universo in casa” © Monique Namie
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The Universe In My House

The hallways of this house
are river banks;
the green floor is a carpet,
which smells like rain and fog.
Butterflies come out from the fireplace
like garish fires at night.
In the old black-and-white TV
a little mouse has built his house.

Bouquets of roses and fruits baskets
seem still-life paintings
infused with intense essences of sun and salt.
And the wind cradles the trees in the garden,
while, on the other side of the world,
a tornado violently fells them.

There seems to be the whole universe
in the flowers pots on the sill.
The big eye-like windows
of this modest residence:
dark universes of cold and ice
where life blossoms the same.
Love doesn’t fear to stay outdoors.


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“The Universe In My House” © Monique Namie
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Alberi di seta

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Stesi su mosaici di fiori,
a guardare soffitti di stelle,
stanno gli alberi di seta persiana [1]
con le cortecce profumate;
si scambiano pensieri
al ritmo del vento,
e l’uomo passa loro accanto
senza vedere,
senza fermarsi ad ascoltare.


N.d.A.: 1- Alberi di seta persiana, è una storpiatura voluta di uno dei nomi più comuni con cui è conosciuta l’Albizia Julibrissin, ovvero Albero della seta persiano. Una volta io ne avevo tre nel giardino di casa e li chiamavo “ciuffi rosa”.
Possibile chiave di lettura: il fatto che gli alberi siano stesi lascia presupporre che siano stati tagliati, ecco spiegata anche l’indifferenza dell’uomo che gli passa accanto con indifferenza.


Licenza Creative Commons “Alberi di seta” © Monique Namie
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Trees Of Silk

Lying on flowers mosaics,
looking at ceiling of stars,
trees of Persian silk [1]
have scented barks.
They exchange thoughts
at the rhythm of the wind,
and people pass them by
without seeing,
without pausing to listen to.


AN: 1- Trees of Persian silk is a modification of the most common name under which Albizia julibrissin is known (i.e. silk tree or pink silk tree). I once had three silk trees in my garden and I used to call them “pink tufts”.
Possible key to interpretation: the fact that trees are lying suggests that they were cut down. This can also explain the indifference of people who pass them by.


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“Trees Of Silk” © Monique Namie
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In compagnia del vento

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All’esterno c’è qualcosa,
qualcuno scuote le imposte,
il legno scricchiola parole di lamento,
le finestre tremano e poi si aprono
all’improvviso, senza preavviso.

Fuori c’è una forza che piega gli alberi
e infrange onde d’oro nei deserti.
Non si vede, non si può imbrigliare,
a caro prezzo solo i monti la possono deviare:
consapevoli e arresi si lasciano disfare.

Di natura inquieta e diabolica
è il vento che mi accompagna;
mi regala estensioni invisibili come ali
avvolgendomi di piume intangibili.
Trascinando foglie e pezzi di carta
è come uno spettro accanto a me,
nessun altro lo vede oltre a me.

Il suo carattere irrequieto mi trasporta
nel cielo infinito in assenza di gravità,
fino a raggiungere il confine dell’atmosfera:
appuntamento con il vento solare,
destinazione casuale.


Licenza Creative Commons“In compagnia del vento” © Monique Namie
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With The Wind

Outdoor there’s something
someone’s shaking the shutters.
The wood cracks words of moan,
the windows tremble and open,
suddenly, with no forewarning.

Outdoors there’s a power that bends trees
and breaks golden waves in deserts.
You can’t see it, you can’t bridle it,
only mountains can redirect it
but this will cost them dearly:
aware and surrender they let themselves dismantle.

Restless and devilish is the nature
of the wind that follows me.
It gives me invisible extensions like wings,
covering me by intangible feathers.
It drags leaves and pieces of paper,
it’s like a ghost next to me,
nobody else sees it besides me.

Its restless character carry me away,
in the endless sky, in zero gravity,
until I reach the edge of the atmosphere:
appointment with the solar wind,
casual destination.


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“With The Wind” © Monique Namie
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Luoghi addormentati

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È cresciuto un ginkgo nella hall dell’albergo,
il vento ha corroso le scale,
la pioggia ha arrugginito le porte delle sale,
e le finestre
già da tempo sono state divelte.
Non posso più entrare.
Una mano di foglie ha sollevato il soffitto,
spargendo costose tegole come sementi
su lerci pavimenti di marmo incantato.
Resterei per ore a contemplare
come la natura ha tessuto un velo.
Resterei ancora ad osservare
per fotografare i semi nel loro germogliare.


NdA: Una poesia del 2015 che inizialmente avevo intitolato “Luoghi abbandonati”. Ma con tutta la natura insediata all’interno, ho pensato che l’aggettivo “abbandonato” non fosse quello giusto. La presenza di piante, fiori e animali lo rende, già di per sé, un posto molto popolato. Un posto “addormentato”, invece, attende che qualcuno torni e lo risvegli.


Licenza Creative Commons“Luoghi addormentati” © Monique Namie
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Sleeping Places

A ginkgo has grown in the hotel hall
wind has eroded the stairs,
rain has rusted the rooms’ doors
and the windows
has been uprooted long time ago.
I can no longer go in.
A hand of leaves has lift up the roof
spreading expensive shingles like seeds
on filthy floors of enchanted marble.
I’d like to stay here for hours
to contemplate
how the nature has weaved a veil.
I’d like to still stay to observe,
to take photos of the germinating seeds.


AN: I initially called the poetry “Abandoned Places” but, with the nature installed inside, I’ve thought that “abandoned” wasn’t the right adjective to use. The presence of plants, flowers and animals makes some places very populated. A “sleeping” place, instead, waits for someone to come back and to wake it up.


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“Sleeping Places” © Monique Namie
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Passaggio lento

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A questa festa ci sono solo io
con un abito nero come il cielo senza stelle
a toccare ciò che su gradini freddi non è mio
a guardare oltre, verso orizzonti lontani.

Una lumaca scivola lenta sulla stoffa;
sul mio abito da sera ora c’è la Via Lattea,
una scia di bava lucida e goffa:
galassia stropicciata dalla malinconia.

Gli occhi verso il tramonto
vedono luci che non esistono,
lunghezze d’onda impercepibili
e tutto che vortica in spirali astratte.

Il cielo passa lento, quasi immutabile
sembra sempre lo stesso vestale.
Immortale.
Eppure evolve paziente.
Silente.


NdA: Una poesia scritta alla fine del 2016. Originariamente faceva parte di una raccolta dal sapore romantico/sentimentale, anche se in realtà racconta di una pausa tra le emozioni, di un momento di solitudine.


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Nord

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Il muschio sulle scale
conserva i solchi dei miei piedi
e profuma di pioggia,
di giornate settembrine
e di cieli cinerei parlanti.

Le radici sul pavimento
sollevano botole segrete
dove sta nascosto un tesoro
che ha valore solo per me:
pagine antiche e sguardi.

La brina sul muro
riveste la mia casa d’argento
e rivela impronte di mani
che a tentoni hanno percorso
sale da ballo in festa.


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Oltre

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Gocce di vapore
sulla finestra a cristalli,
sotto il letto disfatto, intriso di sapore
d’autunno malinconico senza tempo.
La luce esterna non basta ad illuminare:
una vecchia lampada rossa accendo,
mentre ammiro quei frammenti d’acqua
ancorati al vetro come tanti coraggiosi scalatori.
Sembra che la natura attraversi la parete
e riempia la mia stanza di cose invisibili
dall’animo solitario appena percepibili.


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L’uragano

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Tremano le stelle fisse nella volta
oltre le nubi vestite di fuoco e roccia.
Ogni passo è una battaglia
contro il vento una lotta.
Corri veloce e fuggi dalla giostra
che stasera è elettrica pure la pioggia!

Ma tu arrivi sempre fra le onde anomale
e sconvolgi il ritmo della sabbia e della voce,
porti conchiglie lungo le strade del male
e getti stracci di cielo nel cuore a cocci.[1]

Mare forza dieci intrecciato in vortici
fra le tue dita fini che reggono il mondo:
potresti vivere in uno di quei sogni esotici
di mostri marini e prìncipi acquatici
che si buttano senza aspettare un secondo
e albergano nel cuore ancora furibondo.


Nota:
1- “e getti stracci di cielo nel cuore a cocci”: in questa frase, “getti” è considerato come indicativo presente del verbo gettare e non come sostantivo.

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