Il paleopatologo (parte I)


NB: È probabile che per una parte del racconto vi chiederete dove sta l’elemento sovrannaturale; se avrete pazienza di continuare la lettura lo scoprirete.


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  1. Prologo

Wilfred Harvey, da più di trent’anni insegnante di paleopatologia all’università, ad un certo punto aveva realizzato di essere perdutamente innamorato.
Con tonalità leggere come quelle di un acquerello, la realtà si era gradualmente dipanata sul suo schermo mentale. Dal momento in cui lei era entrata in aula per la prima volta, all’attimo in cui Wilfred aveva ottenuto la conferma di ciò che aveva sperato fosse solo un disturbo mentale dovuto all’età, erano passati circa tre mesi. La presa di coscienza delle sue emozioni fu alquanto sconvolgente.
Era un giorno di fine maggio, dai lucernai sul soffitto entravano i raggi caldi del sole primaverile e lei, Ria Norrel, era seduta in seconda fila, intenta a compilare i fogli di un facsimile dell’esame di fine quadrimestre. Il suo viso, graziosamente ovale, aveva un colorito così pallido da ricordare la porcellana, i grandi occhi dalle iridi blu sembravano preziosi gioielli, i capelli biondi le ricadevano con eleganza sulle spalle e larghi abiti sportivi nascondevano pudicamente le sue curve senza, tuttavia, sminuirne la bellezza.
Nel pomeriggio, barricato nel suo studio per correggere le prove, la curiosità spinse il professore a cercare il foglio con il nome della giovane che da un po’ aveva ottenuto il monopolio dei suoi pensieri. Dietro la facciata da brava ragazza nascondeva qualcosa di indecifrabile, misterioso, inoltre era brillante e dedita al corso di paleopatologia come non lo era mai stato nemmeno lui durante i suoi anni da studente. Le sue risposte alle domande erano perfette: aveva analizzato con occhio esperto – senza trascurare alcun dettaglio – le foto dei resti di cinque diverse sepolture. L’esame finale comprendeva anche una prova pratica, che prevedeva l’uso delle attrezzature del laboratorio di chimica e una certa abilità matematica, ma Wilfred era più che sicuro che lei se la sarebbe cavata alla grande. Si era persino sorpreso a fantasticare: gli sarebbe piaciuto averla come assistente o come collaboratrice di ricerca, un giorno. Qualche attimo dopo, vagliando la possibilità che forse lei aveva altri progetti per il futuro, si sentì disorientato. Era conscio dell’assurdità delle sue emozioni, eppure, all’idea di non vederla più dopo la laurea, non poteva fare a meno di provare una certa angoscia.
Da quando aveva compreso ciò che gli stava suggerendo il cuore, tutto era diventato più difficile. Fingeva indifferenza quando la incontrava nei corridoi, cercava di controllare gli elogi dopo un intervento particolarmente soddisfacente, e mentiva a se stesso sulle reali motivazioni che lo spingevano a sostare in giardino prima e dopo il termine della lezione.
Un uomo di scienza come Wilfred Harvey si era abituato, nel corso degli anni, a tenere assopite le emozioni e a far prevalere la ragione. Non avrebbe mai tentato nemmeno di offrirle un caffè ai distributori automatici: era una questione di principio. Si sarebbe mantenuto distaccato e avrebbe continuato a rapportarsi con lei con il tono professionale che riservava a tutti gli studenti del corso.
Innamorato di una ventiduenne che poteva essere sua figlia!? Proprio lui, che ormai era sulla soglia dei sessanta!
Sentiva che quei sentimenti non gli si addicevano, per cui cercava in ogni modo di soffocarli. Si sentiva vecchio: un uomo prossimo alla pensione, con i capelli grigi e il volto segnato dal tempo, non poteva permettersi di immaginare il proprio futuro con una ragazzina. E poi, se la gente avesse saputo…

Parte II


Licenza Creative Commons “Il paleopatologo” di Monique Namie
è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


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