Marea crescente

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Le maree stanno cambiando. Ogni giorno il livello dell’acqua sale di qualche metro in più. L’ultima volta ha raggiunto i tre metri e sulle abitazioni si può ancora vedere il segno dell’altezza esatta: una linea scura e sporca che il mare ha tatuato sulle pareti linde per comprovare la sua esistenza.
La città in cui mi trovo sembra un polo industriale abbastanza moderno. Non abito qui; ci sono venuta solo per assistere di persona al fenomeno della marea crescente. Le strade e i marciapiedi sono stati ripuliti. Non si direbbe che ore prima fossero invasi dall’acqua salata. Sento suonare una sirena che avverte del nuovo innalzamento del mare, dunque cerco un posto alto da cui osservare.
Non ho un mezzo di trasporto su cui spostarmi per cui procedo a piedi. Mentre cammino cerco con gli occhi un palazzo o una qualsiasi altra struttura abbastanza alta. I cittadini sembrano lasciati allo sbando: c’è chi si chiude nella propria casa a due piani credendo di essere al sicuro. Non sanno che la marea sarà maggiore della precedente.
Dalla gente che fugge velocemente comprendo che l’acqua sta avanzando. Il fatto di dovermi spostare a piedi non mi aiuta di certo a trovare il prima possibile un riparo. Per fortuna arrivo nei pressi di un capannone abbandonato che potrebbe far al caso mio. C’è una scala di sicurezza esterna tutta arrugginita. Inizio a salire invitando anche altre persone a trovare riparo con me. Una ragazza coglie il mio suggerimento e mi segue. La scala, tuttavia, non sembra molto solida. Ad ogni passo dei rumori sinistri la fanno sembrare sul procinto di cedere. Sulle mani, con le quali mi sono aggrappata al corrimano, è rimasta una scia di polvere rossiccia a scaglie. La ragazza mi dice che conoscere un altro posto lì vicino in cui potremo essere al sicuro. Decido di fidarmi e la seguo. Anche a me è venuto in mente un altro edificio, alto abbastanza da sfuggire alla marea. Per un po’ penso sia lo stesso in cui mi vuole condurre la ragazza, ma quando ci fermiamo davanti l’entrata di un negozio di alimentari capisco che ho frainteso.
Varco la soglia del negozio e mi trovo davanti a degli scaffali di pane insacchettato e altri alimentari. L’edificio ha un tetto abbastanza alto, ma è disposto tutto su un unico piano. C’è una scalinata, su una parete, che serve per disporre le riserve alimentari: provo a salirci giusto per farmi un’idea dell’altezza. Infine decido che non è sufficiente. Mi chiedo come diavolo abbia pensato quella tipa di poter sfuggire al mare rintanandosi lì dentro. Torno indietro, verso l’uscita, e vedo che la marea sta già bagnando l’entrata. O la va o la spacca. Esco in strada e mi metto a correre, i movimenti intralciati dal livello dell’acqua che sale sempre più. Riesco a raggiungere un parcheggio sopraelevato a più piani e dà lì osservo, finalmente tranquilla, ciò che succede in basso. Delle persone si sono riparate su una struttura che sembra una grande serra con le pareti in plexiglass e temo per loro. Quando la marea tocca il picco massimo, il terzo piano del parcheggio in cui mi trovo è completamente allagato. La struttura in plexiglass, che osservavo prima, ora appare instabile. L’acqua l’ha staccata dalle fondamenta e sembra una barca che galleggia e viene scossa da un mare in tempesta.


NdA: Un altro sogno fantascientifico incentrato su tematiche apocalittiche. Molto probabilmente sono stata nuovamente influenzata dal libro di Firzt Leiber che sto leggendo, “Novilunio”. Le descrizioni del cambiamento delle maree terrestri sono quelle che mi hanno impressionato maggiormente.

Foto: “Acqua alta a Venezia” 19-11-2013


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“Marea crescente” di Monique Namie
è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.


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3 pensieri riguardo “Marea crescente

  1. Bel pezzo dall’accuratezza descrittiva encomiabile (quasi un taglio giornalistico in presa diretta, come avessi una telecamera con te: il tutto filtrato dal tuo occhio artistico). Certo che mi fa pensare questa cosa: ti cito due paesi e ci sei stata; faccio la pizza, e tu sai cosa 😀 E il prossimo brano sul cui testo sto lavorando, guardacaso…parla delle maree! 😀

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    1. Grazie mille! 🙂 Ti racconto una curiosità di cui forse sei già a conoscenza: queste coincidenze in esoterismo sono chiamate “sincronicità” (termine coniato da Jung). Ho letto che qualcuno le considera un indizio del fatto che si sta percorrendo la strada giusta (metaforicamente parlando).

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      1. Io ti auguro davvero di realizzare i tuoi sogni, e di essere sulla strada giusta. Hai una bella testolina di idee e ottime capacità (lo dimostrano anche i riconoscimenti che hai ottenuto nel tempo). Un giorno mi piacerebbe collaborare con te per qualcosa, stiamo a vedere! 🙂

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