“I 10 disastri climatici che hanno cambiato il mondo”

Titolo: I 10 disastri climatici che hanno cambiato il mondo
Autore: Marcus Rosenlund
Prima pubblicazione: 2020

I 10 disastri climatici che hanno cambiato il mondo è un saggio sulla climatologia in cui l’autore spiega diversi momenti storici fondamentali analizzandoli dal punto di vista climatico.
Rosenlund ci fa salire su una macchina del tempo immaginaria per portarci a spasso nei millenni. Sostiamo in ere geologiche lontanissime dal presente, ma anche in anni relativamente più recenti per scoprire come il clima ha influenzato la vita dei nostri antenati, provocato l’estinzione di antiche specie animali, ostacolato Napoleone nella conquista mai riuscita della Gran Bretagna.
Lo stile è semplice, le spiegazioni alla portata di tutti. Rosenlund dimostra anche un certo senso dell’umorismo aggiungendo qua e là delle simpatiche battute che rendono la lettura più divertente.
L’autore inserisce nel discorso generale qualche intrigante leggenda, soprattutto di quelle che gravitano attorno alla Finlandia e ai paesi nordici. Essendo lui un finlandese, il suo repertorio di storie prende principalmente spunto da antichi racconti della sua terra natale. Come quando parla della Trollmors vaggvisa, la ninna nanna della mamma troll, ricordo della sua infanzia.

Il libro cita alcuni tra gli eventi storici più noti (come la battaglia di Waterloo e l’avanzata dell’esercito di Kubilai Khan verso l’Europa) e ne spiega i risvolti mettendoli in connessione con il clima del periodo. Vengono presentati anche nuovi interessanti studi, come quello secondo cui i normanni scoprirono l’America mezzo millennio prima di Colombo, anche se poi la abbandonarono per motivi non del tutto chiari molto probabilmente legati alle condizioni atmosferiche. Praticamente questo testo è un buon approfondimento della storia a grandi linee, analizzata da una prospettiva climatica.

Trovo particolarmente avvincenti quei capitoli che parlano della scomparsa di intere città, o addirittura di vasti territori, dopo massicce inondazioni. Nel Vecchio continente ci sono almeno un paio di storie che possono aver dato vita al mito di Atlantide. Prendete una cartina dell’Europa e osservate quella parte di litorale dei Paesi Bassi che va verso la Germania. Si nota un cordone di isolette parallele alla costa. Ci sono alcuni indizi che fanno supporre che quelle isole un tempo fossero connesse alla terraferma. Pare che dove ora c’è il mare dei Wadden ci fosse stata una città ricca e fiorente di nome Runghold e che una terribile inondazione (la seconda inondazione di San Marcello) la sommerse per sempre. Oggi sul fondale marino si trovano resti di pozzi, campi, sentieri e tombe. Affascinante, no?

In questo libro scopriamo che all’umanità è sempre piaciuto viaggiare, spostarsi, esplorare (dopotutto all’inizio eravamo nomadi) e che un prolungato clima sfavorevole ha profondamente influenzato certe scelte ed eventi. In effetti, il principale stimolo a spostarsi altrove sembra proprio il clima, nonostante l’essere umano sia un animale che impara ad adattarsi bene a diverse situazioni.

“L’adattamento è la nostra specialità. Ci adattiamo quasi a tutto, nel bene e nel male. E in ultima istanza ci adatteremo anche a un cambiamento climatico estremamente distruttivo che avremo noi stessi causato, purché proceda in maniera abbastanza lenta. […] La nostra capacità di adattamento alle situazioni più estreme è una benedizione e una condanna allo stesso tempo. Ci aiuta a sopravvivere, ma ci induce anche, dopo qualche tempo, a ritenere normale quasi ogni pazzia.”

Il carattere degli esseri umani viene spesso preso in considerazione durante questo immaginario viaggio nel tempo. Nel momento in cui i nostri antenati iniziano a diventare stanziali, a coltivare e ad allevare bestiame, Rosenlund fa un’interessante riflessione:
“Si potrebbe sostenere che il possesso di terreni, bestiame e altri beni che dovevano essere difesi sia stata la nostra disgrazia. È allora che iniziano infatti ad apparire le prime tracce di guerre.”

Tra miti, leggende e verità storico-climatiche scopriamo che in passato i nostri antenati preistorici sono stati sul punto di estinguersi, e che quindi noi siamo qui per pura fortuna, grazie ai pochi che allora resistettero. Durante un collo di bottiglia genetico, infatti, la Terra era popolata da poche migliaia di individui, ciò a causa del clima impossibile che si era venuto a creare dopo la spaventosa eruzione del Toba in Indonesia 75.000 mila anni fa.

Da bravo giornalista scientifico, nel spiegarci gli eventi storici in stretta connessione col clima dell’epoca, Rosenlund pensa non come individuo, ma come specie. Giusto per citare una battuta di Interstellar, film in cui l’umanità si trova in serie difficoltà proprio a causa del cambiamento climatico che rende difficile la coltivazione. L’autore è consapevole che molte persone non avranno un destino facile, ma è speranzoso riguardo l’umanità, che è sempre uscita rafforzata dopo ogni sventura.
Per essere un libro che parla di catastrofi climatiche finisce con una ventata di ottimismo. Invidio l’autore per la sua positività e vorrei che avesse davvero ragione.

“Dopotutto nel mondo non ci sono solo sciagure.”


© MONIQUE NAMIE
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