“Polvere di Luna” di Arthur C. Clarke

Titolo originale: A Fall of Moondust
Titolo italiano: Polvere di Luna
Autore: Arthur C. Clarke
Prima pubblicazione: 1961

Seduta su una poltrona con le gambe sul poggiolo, guardo la notte fuori dalla finestra in cerca della Luna. Il libro che ho tra le mani è ambientato proprio sul nostro satellite naturale.
Il battello lunare Selene, guidato dal capitano Pat Harris, sta portando un gruppo sortito di turisti a visitare il Mare della Sete. Pat ha percorso quei luoghi molte volte senza alcun problema, ma quel giorno qualcosa va storto. Il Selene viene improvvisamente inghiottito dalle sabbie del Mare della Sete. La polvere che lo circonda non lascia passare il segnale radio e più trascorrono le ore più la situazione si fa drammatica.
L’autore è molto abile nel tenere alta la suspense. Anche se il narratore è esterno e onnisciente, i dettagli sulla sorte dei malcapitati se li tiene per sé fino alla fine. I momenti in cui ho potuto tirare un sospiro di sollievo si sono rivelati di brevissima durata. Quando ormai la situazione sembra risolta, un imprevisto fa di nuovo precipitare gli eventi. Nessun indizio lascia trapelare cosa succederà subito dopo. Da una parte la storia del Selene potrebbe concludersi tragicamente come un moderno Titanic. Dall’altra rimane quel filo di speranza che i soccorritori riescano in un’impresa impossibile. La tensione a un certo punto è così alta che temevo di continuare la lettura e trovarmi di fronte al peggio.
I personaggi principali sono ben caratterizzati. Per me è stato facile simpatizzare per loro e affezionarmici.
Il capitano Pat Harris ha un debole per la hostess, Sue Wilkins, che in parte lo ricambia. I due vedendosi spacciati inizieranno ad avvicinarsi di più. Galeotto fu l’affondamento del Selene.
L’ingegnere capo Lawrence è colui che agisce in prima linea e ha il ruolo di comando dei soccorsi. Pur avendo le sue debolezze, è un uomo capace di prendere decisioni eroiche. Non esita a mettere a rischio la propria vita per raggiungere il Selene, ma prende ogni precauzione per tenere al sicuro la vita dei suoi compagni.
Tom Lawson, è uno scienziato ateo che odia la gente e non si sforza mai di fare lo simpatico. Individua il Selene grazie a un rilevatore da lui creato, ma la cosa particolare è che lo fa per curiosità personale e per sfidare l’universo. L’idea di salvare i passeggeri non era quella che lo motivava maggiormente.
Poi c’è il giornalista Spencer, che si apposta nelle vicinanze del luogo dell’affondamento per avere l’esclusiva dello scoop del salvataggio. Inizia a innervosirsi quando sorge la possibilità che invece non si riesca a salvare nessuno. Un giornalista umano: comunque vada, avrà comunque fatto un sacco di soldi con lo scoop, ma lui prega che le cose vadano bene.

La scienza di questa storia non è abbastanza hard (esatta) da far rientrare il libro nella hard science fiction, almeno per due motivi. Primo: quando la polvere lunare inizia a filtrare dentro all’abitacolo sepolto, qualcuno accidentalmente la respira. Se nel libro ha solo l’effetto di provocare un attacco di tosse, nella realtà avrebbe compromesso irrimediabilmente i polmoni del malcapitato. C’è da dire che nel 1961 questo ancora non si sapeva. Due: la polvere del Mare della Sete si comporta come un liquido. Tuffandovisi dentro in una zona profonda si resta a galla come se si trattasse d’acqua, mentre nella realtà ci si aspetterebbe di venire inghiottiti lentamente come nelle sabbie mobili.
Ciò non toglie che la storia sia davvero avvincente e capace di intrattenere fino alle ultime pagine. Lo conferma anche il fatto che a poche settimane dalla pubblicazione, nel 1961, un’importante Casa di produzione acquistò i diritti cinematografici con l’idea di crearci un colossal (che, sfortunatamente, non venne mai realizzato). Andò meglio con un altro racconto di Clarke, Sentinella del 1951, che in parte ispirò il capolavoro di Kubrick 2001: Odissea nello Spazio.


© MONIQUE NAMIE
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